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2001 - LISETTA, MUSSOLINI E L'ECCELLENZA SERENA

Da Tragnone a Fidel Castro

"Da Tragnone a Fidel Castro"
1992-2003: gli Eventi che Sconvolsero L'Aquila

Un Libro di Angelo De Nicola


Indice Capitoli

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2001
Lisetta Moscardi durante l'intervista concessa, l'11 novembre 1995, su un letto del vecchio ospedale San Salvatore.



Da Tragnone a Fidel Castro
16 ottobre 2001, Santa Margherita

La prima querela, come il primo amore, non si scorda mai. Eppure, al di là della preoccupazione della prima volta, non ne ebbi paura ma, anzi, ne andavo orgoglioso e mostravo un po' a tutti la "patacca" materializzatisi in un avviso a comparire davanti alla polizia giudiziaria. Ritenevo, infatti, che fosse stato sacrosanto difendere un debole, per giunta un'anziana, un'anziana sola al mondo, contro un potente e blasonato: così, d'altra parte, mi avevano insegnato.

Perciò, quando mi recai all'interrogatorio assistito da un legale d'ufficio (l'avvocato Bruno Pettinicchio, "il professore", oggi direttore generale del Comune dell'Aquila), con voce ferma dettai a verbale le ragioni che erano alla base dell'articolo incriminato: la povera Bicetta Zugaro, a quasi 90 anni, aveva diritto ad una casa visto che, dopo essere stata al servizio come "fattora" di una famiglia nobile aquilana, era stata sfrattata dall'antico palazzo come un vecchio mobile inservibile. Nessuna diffamazione, dunque, nei confronti di chi l'aveva sfrattata, con tutta probabilità avendo la legge dalla sua parte, ma la sottolineatura di un caso umano.

Quella anziana donna l'avevo guardata negli occhi quando, alla vigilia del Natale del 1988, la casa la ottenne, finalmente, dal Comune grazie all'interessamento dell'allora assessore comunale Pasquale Corrieri e dei due patron della ditta "Markedil", Modesto Lolli e Sergio Rossi. E ne ero stato rapito:

"Ora aspetto soltanto la morte- mi disse- Peccato. Dopo tante sofferenze e tanti sfratti ho finalmente trovato una casa, ma non avrò il tempo di godermela. Grazie lo stesso". (1)
E come si fa a non credere agli occhioni lucidi di una persona anziana?
La querela non ebbe alcun seguito.


* * * *

La stessa sensazione, quegli occhi di anziana che ti bucano lo stomaco, la provai anni dopo quando, su un letto d'ospedale del vecchio San Salvatore, intervistai una delle poche cameriere, forse l'unica, ad essere entrata nella Storia: Lisetta Moscardi. Ecco la cronaca di quell'incontro al quale il Messaggero diede ampio spazio sulle pagine nazionali:

"Il Duce disse che piuttosto che finire in mano agli inglesi si sarebbe ammazzato. Sì, Mussolini tentò il suicidio in quel settembre del '43. Si tagliò le vene dei polsi nel bagno della camera dell'albergo a Campo Imperatore. Fu salvato appena in tempo dal tenente Faiola. Non mi guardi così: sono vecchia, forse Gesù mi si sta prendendo, ma ragiono ancora". Elisa Moscardi, nonostante gli 88 anni, i capelli candidi come il cotone ed un femore rotto, mostra ancora l'antica bellezza diventata leggenda tra i vecchi montanari del Gran Sasso. Gli occhi celesti hanno ancora lo stesso fascino di quando, in quel settembre '43, la bella montanara conquistò addirittura Benito Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, nell'albergo "Amedeo di Savoia", a duemila metri di quota.

"Noo, noo, non sono stata la cameriera del Duce, ma la sua dama di compagnia" dice "Bambina" (così la chiamava Mussolini) con una smorfia di dolore nel tentativo di alzarsi dal lettino del reparto di "Ortopedia" dell'ospedale San Salvatore dove il suo femore destro fratturato è in "tiraggio" in attesa dell'operazione programmata per dopodomani. È caduta in casa nella serata dell'altro ieri, a Camarda, quattro case arroccate ai piedi del Gran Sasso. È rimasta una notte per terra "senza dormire, senza mangiare e con una gamba rotta. Mi sono trascinata fino alla porta- racconta Lisetta- ho gridato aiuto, nessuno m'ha sentito".

Al mattino seguente, le grida disperate della poveretta hanno finalmente richiamato qualcuno: è stata trasportata in ospedale. "I vigili del fuoco mi hanno riconosciuto. Mi chiedevano del Duce. Mi facevano tante domande. Ma a me faceva male la gamba".

Lisetta, da quel settembre '43, non s'è mai arricchita ma è diventata famosa. In molti l'hanno inseguita per avere un racconto, minuto per minuto, di quei sette giorni passati col Duce e per sapere del presunto tentativo di suicidio. Molti storici, tanti giornalisti, tantissimi nostalgici: "Mi mandano doni e immagini del Duce- dice Lisetta, ritrovando il sorriso-. L'altro giorno due signori di Antrodoco mi hanno chiesto di andare con loro a Predappio. Ma dove vado, ora?".

Parliamo d'altro, parliamo del Duce: perché venne scelta proprio lei per fare la cameriera? "Le ripeto: dama di compagnia- dice Lisetta mentre gli occhi tornano ad illuminarsi ed il celeste riprende il posto delle lacrime- le cameriere rifanno i letti. Io, invece, facevo compagnia a Sua Eccellenza". Sì, ma perché proprio lei? "Ero la guardarobiera dell'albergo a Campo Imperatore. Piangevo: non ci volevo andare. "Vai, vai, tu passerai alla storia" mi disse l'avvocato Gustavo Marinucci. È stata la più bella settimana della mia vita". Dicono anche che il Duce si invaghì di lei? "Dicono tante balle questi giornalisti. Anche Maurizio Costanzo mi faceva tante domande: che bello quando andai al Teatro Parioli!". Ed il Duce che le diceva? "Parlava, parlava. Un giorno sentì alla radio che l'Italia aveva finito il carbone: s'accasciò sul divano, mordendosi le dita. Che grande uomo! Se non ci fosse stato lui e le sue leggi, chissà quando avremmo avuto le nostre pensioni. In quei giorni era sempre triste, fino a tentare il suicidio".

Su questa storia del tentato suicido, Lisetta fino a ieri aveva sempre negato: "È questa la verità- dice al Messaggero- mi guardi, mi guardi negli occhi, sono vecchia, stanca e tanto malata: crede che sia capace di mentire? Chiedete al tenete Faiola che lo soccorse e lo fece medicare ai polsi. E poi perché dovrei mentire su un uomo che, per essergli stato accanto una sola settimana, ha segnato tutta la mia vita? "Tu sei una bella ragazza" mi diceva lui chiamandomi "Bambina" perché nonostante avessi 36 anni, apparivo molto più giovane. E lui era uno di quegli uomini che avrebbero fatto impazzire qualsiasi donna. Quel brav'uomo- piange, ora, Lisetta- lo impiccarono con la testa penzoloni. Sa che le dico: a Predappio ci andrò. Se Dio vuole". (2)

Sei anni dopo quell'intervista, il 16 ottobre 2001, Lisetta passò a miglior vita, a 94 anni. Amedeo Esposito così sottolinea l'evento:

Con la morte di Elisa Moscardi sono scomparsi tutti i quattro testimoni aquilani che vissero la prigionia di Benito Mussolini a Campo Imperatore: Ugo Marinucci, Domenico Antonelli, Remo Lalli e appunto Lisetta. Il Duce giunse alle 12,00 del 28 agosto del 1943 alla Villetta della base della Funivia, dove soggiornò fino al 6 settembre successivo, quando salì nell'albergo "Savoia" di Campo Imperatore. "La più alta prigione del mondo", come la definì lo stesso Mussolini. Trovò la giovane cameriera Elisa Moscardi, il direttore dell'albergo Domenico Antonelli e il capotecnico della funivia Remo Lalli. Tutti e tre erano stati scelti dall'avvocato Ugo Marinucci il quale, quale commissario del Centro turistico del Gran Sasso, approntò la "prigione" senza avere alcuna cognizione di chi dovesse occuparla. Dei quattro, chi ebbe contatti diuturni con Sua Eccellenza fu la cameriera "Bambina", come la chiamava il Duce. Per questo lei ebbe modo di raccontare, nel corso delle duecento e più interviste rilasciate ai mass media di tutto il mondo, particolari delle giornate trascorse da Mussolini a Campo Imperatore molto interessanti per gli storici.

Nell'intervista rilasciataci circa 45 anni fa, per il Messaggero e per la Rai-Tv, Elisa Moscardi, con il suo "rimediato" italiano, ci descrisse le giornate del Duce. Rispose alquanto risentita alla domanda: Mussolini era un po' galante con lei, le faceva la corte? "Con me era fin troppo buono. Mi voleva bene. La corte? Ma poteva fare la corte a me? Non mi faccia ridere!". Invece con orgoglio, con ingenuità e commozione profonda, narrò (quasi testamento lasciato alla storia) la resa del Duce ai tedeschi. "Ero fuori della camera, come sempre. Quando uscì per salire sulla "cicogna", accompagnato dai tedeschi e dagli italiani, mi accorsi che era senza cappello e senza cappotto. Presi l'uno e l'altro dal guardaroba e glieli portai sull'uscio della porta. Eccellenza, gli dissi, avete dimenticato il cappotto. "Brava e coraggiosa bambina", mi rispose. Dopo aver indossato il cappotto e preso il cappello, rivolto ai comandanti tedeschi ed agli ufficiali italiani disse: "Raccomando a tutti di non toccare questa buona e brava figliola. Mi ricorderò sempre di lei e di tutti gli altri". Io piansi. Si commossero anche le pietre!". (3)

* * * *

Lisetta se ne va proprio mentre in città infuria l'ennesima polemica su revisionismo e antifascismo.

Una divisione della quale la città non riesce a liberarsi tanto che essa attraversa ciclicamente la vita pubblica. Così come non s'è mai liberata della spaccatura tra cattolici e laici. Divisione nella quale si inserì lo stesso Mussolini, come racconta Amedeo Esposito, in un lungo reportage sulla "Guerra per il Cristo sul Gran Sasso" che per 34 anni i cattolici aquilani combatterono contro i socialisti, i repubblicani ed i massoni, i quali si opposero nel 1900 all'installazione di una statua di bronzo del Gesù sul Corno Grande. I cattolici vinsero nel 1934 la "guerra" grazie all'intervento del Duce che donò alla città la statua di bronzo che fu installata, però, non sul Gran Sasso ma nella chiesa di Cristo Re, vicino alla Villa comunale. Chiesa fatta costruire dall'allora arcivescovo Gaudenzio Manueli a riparare la "scottante umiliazione" subita dalla Diocesi aquilana all'inizio del secolo.

Mussolini- scrive Esposito nel servizio corredato da foto particolarmente spettacolari di Piero Gratton e Roberto Grillo- manifestò sempre un particolare interesse per L'Aquila, a sostegno delle due "anime fasciste" che aveva la città: quella laica di Adelchi Serena e quella cattolico-concordataria di monsignor Manuali. (4)

Adelchi Serena. Ecco, questo nome sintetizza la "guerra", tutta aquilana, dell'ultimo decennio tra revisionismo e antifascismo. Una guerra che, caso curioso, ogni volta sembra partire per una scintilla che scocca da sinistra. È infatti il futuro deputato dei Ds Massimo Cialente, a quell'epoca presidente del Consiglio comunale della fine dell'éra Centi, a tirare un masso nell'acqua stagnante. Alla proposta del candidato sindaco Biagio Tempesta di realizzare un nuovo stadio all'Aquila, Cialente replica con una lettera aperta:

Caro avvocato, sono certo infatti che tu, da aquilano conoscitore della sua città, della sua storia e dei suoi monumenti sappia bene quale sia il valore di quel complesso di impianti sportivi che abitualmente chiamiamo "della piscina". In una fase storica che, (scusa la facile battuta), tu dovresti conoscere meglio di me, all'inizio del regime fascista, la nostra città ebbe un suo esponente al governo del paese e del partito fascista. Quest'uomo, Adelchi Serena, perseguì il disegno politico della "Grande Aquila", cercando di attuarlo anche attraverso la realizzazione di importanti opere pubbliche. A progettarle furono chiamati alcuni importanti architetti italiani di quegli anni, interpreti di quello stile che ha preso il nome di "Razionalismo italiano". Il Razionalismo italiano, come tu mi insegni, rappresentò la mediazione fra il "modernismo" europeo, International Style, guidato da Le Corbousier, ed il Novecentismo italiano. Negli anni successivi della dittatura molti di costoro furono perseguitati e costretti ad abbandonare l'Italia, ma nella storia dell'Arte, dell'architettura e dell'urbanistica europea lo stile di quegli anni, il Razionalismo Italiano, occupa un posto importantissimo, di assoluta originalità rispetto al panorama internazionale di quell'epoca ed è, soprattutto in questi anni, oggetto di studi internazionali, in particolare statunitensi. L'Aquila ha la fortuna quindi di avere grandi opere frutto del Razionalismo italiano: basti pensare all'attuale sede dell'Isef, progettata dall'architetto che realizzò la Stazione Termini di Roma; all'albergo di Campo Imperatore; ad alcune ville nella zona di Cristo Re; alla Fontana Luminosa con i due palazzi che la fronteggiano ed infine al complesso degli impianti sportivi: piscina, campi da tennis, e stadio, che vennero progettati dal Vietti Violi, uno dei più stretti collaboratori del Terragni che, sebbene morto giovanissimo, a soli trent'anni, viene considerato uno dei più grandi architetti italiani di questo secolo. Sarai d'accordo con me nel ritenere l'intervento urbanistico della Fontana Luminosa e degli impianti sportivi come l'ultimo esempio di lettura urbanistica valida, degna della storia aquilana. Poi hanno fatto seguito gli scempi urbanistici, l'inconsistenza delle scelte, il criterio del lotto e della particella catastale, i giochini delle commissioni edilizie, sino a quello che per qualcuno vorrebbe far avvenire anche oggi, quando si rischia che la sede per gli Uffici della Giunta regionale venga decisa (più o meno casualmente) da un bando pubblico. Poiché sono certo che queste cose tu le conosca meglio di me, sono sicuro che non ti sia passato mai in mente di distruggere quell'insieme urbanistico che sebbene già offeso (grida vendetta l'ampliamento della Piscina, la realizzazione dell'orrendo pseudopalazzetto dello sport) resta un insieme architettonico ed urbanistico di grandissimo valore, patrimonio dell'Aquila, che solo l'ignoranza (della storia e dell'urbanistica della nostra Città) la grettezza, se non peggio qualche folle volontà speculatrice, possono pensare di poter attentare.

Ti pregherei pertanto di fare chiarezza sulla tua proposta di realizzazione di un nuovo stadio (idea a mio avviso opinabile ma più che legittima) che per te, ne sono certo, non potrebbe mai voler dire pensare di distruggere o stravolgere il "Fattori", stadio capace di reggere un pubblico per una squadra di serie B (prima o poi ci dovremo tornare), che ha uno splendido velodromo che grazie ad un grande sportivo abruzzese, quale è Vito Taccone, sta tornando alla sua piena efficienza, ma che soprattutto è uno dei più importanti monumenti urbanistici della nostra città. (...)

Mi sono permesso di scriverti, fidando in una reciproca stima che credo in questi anni si sia potuta consolidare, perché ritengo sia importante che l'imminente campagna elettorale (ottima occasione per ragionare sul nostro futuro) non veda introdotti elementi che francamente trovo semplicemente folli, e che temo qualche sconsiderato, ignorante (sempre della storia) o interessato, potrebbe magari raccogliere, certo al di là della tua sensibilità, cultura e volontà. In effetti mi spiacerebbe dover dar ragione ad alcuni miei amici milanesi che recentemente, giunti per la prima volta nella nostra Città, dopo averne ammirato le bellezze ambientali e quelle architettoniche del centro storico e visto gli scempi degli anni del Dopoguerra, mi hanno chiesto polemicamente se noi aquilani pensiamo di essere degni di aver ereditato una città così bella e carica di storia e cultura. (5)

Cesare Ianni, giovane cultore di cose aquilane, subito replica a Cialente e lancia, per la prima volta, la proposta di intitolare una strada a Serena:

Ho letto con molto piacere e, debbo confessarlo, con stupore, l'intervento a firma del dottor Massimo Cialente. In tale articolo si ricordava all'avvocato Biagio Tempesta l'importanza dei monumenti e dei vari pubblici palazzi costruiti durante il regime fascista grazie all'opera ed all'interessamento di Adelchi Serena. Piacere e stupore è palese, sono stati generati dal fatto che la nostra amministrazione comunale ed il dottor Cialente sono notoriamente di sinistra e tali affermazioni, fatte dal presidente del Consiglio comunale, hanno un valore politico non indifferente e ci fanno sperare che il nostro tempo delle "demonizzazioni" sia finalmente terminato e si possa riflettere con maggiore serenità sul nostro recente passato. È graditissima l'occasione per segnalare che al nostro illustre concittadino Adelchi Serena non è stata mai dedicata una strada, benché piccola e periferica, a ricordo e ringraziamento per quanto egli fece per L'Aquila. Spero che ora sia possibile. (6)

Passano sei mesi (nel frattempo Tempesta ha vinto le elezioni) e l'abbozzo di proposta diventa qualcosa di più concreto:

La vecchia, gloriosa piscina comunale dell'Aquila continua a far discutere. Il capogruppo consiliare in Comune del Ppi nonché ex vicesindaco dell'amministrazione Centi, Goffredo Palmerini, in una lettera al sindaco Tempesta ha chiesto di intitolare l'impianto al gerarca fascista Adelchi Serena. "Lascio da parte ogni valutazione di ordine politico- spiega Palmerini -: la mia formazione cattolico- democratica e l'essere Popolare mi porterebbero lontano. Credo, però, sia utile quest'occasione per rendere merito al "Ministro" Adelchi Serena, un uomo importante nella storia della nostra città. È una proposta che non stride ma si aggiunge a quella, giusta e doverosa e fortemente condivisa, qualche giorno fa avanzata dall'amico Celso Cioni per intitolare una piazza a Lorenzo Natali, a ricordo perenne della sua opera per L'Aquila, per l'Abruzzo e per la costruzione dell'Europa unita".

"L'incidenza di Serena- insiste Palmerini- nella crescita dell'Aquila è indiscussa, anche se discutibili furono le annessioni di otto Comuni del contado alla logica della Grande Aquila ed altre scelte. Allora quale migliore occasione del dedicargli la piscina essendone stato il promotore come per l'intero complesso sportivo dello stadio? Può essere anche motivo per una riflessione di quel decennio nella nostra città". (7)

Apriti cielo? Nemmeno per sogno. Da destra, grida d'entusiasmo il solo Maurizio Dionisio, commissario del Msi- Fiamma Tricolore, il partito di Pino Rauti del quale diventerà, nel marzo 2004, vicesegretario nazionale:

È innegabile che il podestà dell'Aquila sia stato una delle più alte e nobili figure tra i nostri concittadini, considerato anche che ricoprì, durante il Ventennio, le prestigiose cariche di ministro dei Lavori pubblici e segretario nazionale del Fascio. Oltre ciò la soddisfazione espressa dal Movimento sociale dell'Aquila risiede nel poter constatare la tanto agognata fine "dell'odio tra gli italiani", circostanza questa che permetterà di rileggere la storia d'Italia con serena obiettività. La Fiamma presenterà una lettera al sindaco al fine di perorare il giusto tributo di riconoscenza all'alta figura di Adelchi Serena, uomo politico ed amministratore insigne. (8)

Tanto entusiasmo costringe Palmerini a precisare:

Se qualcuno pensa che io sia aggregato a certa tendenza alla revisione, è anni luce lontano dalle mie intenzioni, in quanto ritengo il giudizio e le responsabilità del Fascismo ampiamente consegnati alla storia. La lettura integrale della mia lettera al sindaco mette al riparo da interpretazioni estensive, giacché ho l'abitudine di pesare le parole; il riconoscimento a Serena, per quanto ha significato per la città, trova motivazione nell'oggettiva ed imparziale valutazione della sua opera di "uomo di governo". Ogni tentativo di forzare la proposta sul piano politico, per quanto mi riguarda, non solo è inutile, ma addirittura la vanifica. (9)

Ma Dionisio insiste:

Verifico con piacere di aver procurato un grave imbarazzo all'esponente catto-comunista, il quale si è trovato costretto, in ragione delle legnate piovutegli sul capo dai suo "compagni", a recitare il famoso "...boccaccia mia statti zitta...". Per il futuro se ha imparato la lezione, Palmerini e quant'altri sono invitati dai missini aquilani a lasciare perdere chi e cosa, per qualità della vita e della battaglia, non ha nulla a che vedere con loro. Si insiste, quindi, affinché il sindaco Tempesta provveda a tributare il giusto omaggio ad Adelchi Serena, prescindendo da quelli che "tirano quattro paghe per il lesso.." con l'antifascismo professionale. (10)

La sinistra, dal canto suo, comincia a mostrare i segni della sua spaccatura.
Giuliano Tomassi (Democratici uniti) approva:


Ben venga l'iniziativa di Palmerini che ha il pregio di gettare alle ortiche le elucubrazioni mentali di coloro che si cibano di politichese strapaesano.... le polemiche sollevate sul caso lasciano ben riflettere su un vecchio vezzo aquilano ed anche italiano, di vedere in ogni iniziativa un oscuro disegno politico (11);

Riccardo Lolli (Rifondazione comunista), invece, si oppone:

L'ipotesi è da respingere nonostante gli indiscussi meriti di Serena. A parte l'impossibilità di scindere tra i meriti e le responsabilità morali del gerarca, l'eventuale riconoscimento da parte del Consiglio comunale a Serena suonerebbe come una disarmante ammissione della necessità irrinunciabile di godere della presenza di un padrino potente nella stanza dei bottoni per derivarne tutti i vantaggi per la città. (12)

Di certo la proposta divide gli storici:

Il mondo politico aquilano ha fatto finta di sorvolare, chiudendosi nel silenzio; quello degli storici invece s'è diviso. La proposta di intitolare la vecchia- nuova piscina comunale ad Adelchi Serena, fatta alla Giunta comunale di centrodestra dal Popolare Goffredo Palmerini, fa discutere. E parecchio. Sicuramente molto di più di quanto appaia pubblicamente: in molti, anche per opportunismo, hanno preferito non esporsi su un tema delicato alla luce anche della piega presa dalla polemica a distanza tra lo stesso Palmerini e la Fiamma Tricolore. Non hanno peli sulla lingua, invece, gli storici aquilani Raffaele Colapietra e Umberto Dante. Il primo contrario, il secondo favorevole al riconoscimento ufficiale a Serena. "La questione- commenta Colapietra- mi pare esclusivamente politica. Nel senso che la proposta di Palmerini si inquadra in quelle "larghe intese" che porterà, alla fine, ad un accordo tra D'Alema e Berlusconi sancendo lo spegnersi definitivo di quella fiammella di rinnovamento che sembrava essersi accesa dopo Tangentopoli. Palmerini, in sostanza, da buon Popolare, è uno che regge il moccolo in questo abbraccio che sarà un "inguacchio"". Venendo al caso Serena, Colapietra arriva al no attraverso un lungo ragionamento. "Se fossi un consigliere comunale e dovessi votare su questa proposta- dice lo storico- risponderei di no. Ma è una risposta che ha bisogno di spiegazioni. È innegabile che Serena sia stata la più importante figura che questa città abbia avuto in questo secolo e forse oltre. Il suo progetto che voleva trasformare L'Aquila in una città turistica ai piedi del Gran Sasso è stato organico e razionale. Un vero capolavoro se non fosse stato interrotto dagli eventi. Quanto però all'opportunità di dare un riconoscimento ufficiale a Serena, io dico questo: il Fascismo ha perso. A Napoli, non è stata intitolata al re Borbone di Spagna la piazza antistante il Palazzo Reale che pure lui aveva eretto ma aveva perduto: quella piazza è detta del Plebiscito e si riferisce all'Unità d'Italia; né in Francia ci sono riconoscimenti del genere ai re che sono stati sconfitti. Giancarlo Pajetta disse: "Noi con i fascisti abbiamo finito di parlare il 25 aprile del 1945". Ecco il mio no. Non ne faccio una questione morale. Per certi versi, Serena fu anche un gentiluomo. Uno che mandava a fare la serenata, in via Paganica, sotto le finestre di mia zia, la sorella di mia madre, alla quale fece a lungo la corte nonostante mio nonno, vecchio socialista, non vedesse la faccenda di buon'occhio".

Favorevole, invece, Umberto Dante, docente di Storia contemporanea dell'Università dell'Aquila: "Mi sembra una proposta ragionevole che rende merito ad un politico che ha dato tutto se stesso per questa sua città. Ricordo, tra i molti atti riguardanti Serena che mi sono capitati, che di suo pugno, come ministro, scrisse "Alalà" nel decreto che istituiva il Liceo scientifico all'Aquila. Una città, la nostra che porta tutt'oggi l'impronta del suo progetto, dalla Fontana luminosa fino alla Villa Comunale, che soltanto a causa della Seconda guerra non fu portato a totale compimento. Qui non si tratta di intitolare una strada a Mussolini, ma di dare riconoscimento ad un uomo politico che aveva posto la città dell'Aquila in cima ai suoi interessi fondamentali. Un senso civico non comune". Anche per le eventuali responsabilità morali di Serena, che fu anche segretario del Partito fascista, Dante ha una spiegazione: "Serena fu esponente di un fascismo "in doppio petto", "intellettuale" si potrebbe dire così come lo fu il pescarese Acerbo. D'altra parte, da noi, salvo un episodio a Paganica, non vi furono quelle violenze che si registrarono in Emilia Romagna o in Toscana. Eppoi, se vogliamo, sono state intitolate strade e anche interi quartieri a figure come Togliatti, Vittorio Emanuele III, Umberto I o altri leader comunisti che pure hanno avuto notevoli responsabilità morali in alcuni crimini del periodo stalinista". (13)

La delicata questione viene affrontata anche sotto il profilo tecnico. Interviene l'architetto Vincenzo Vivio:

La proposta dell'amico Goffredo Palmerini di intitolare la piscina comunale ad Adelchi Serena ha il merito di aver sollevato senza ipocrisie il velo di oblio che avvolge la recente storia aquilana. Ciò nonostante credo che il suggerimento sia da scartare per almeno due ordini di motivi. In primo luogo mi pare poco sostenibile la distinzione tra l'uomo di governo e l'uomo politico. Ammesso e non concesso che Serena fosse un fascista gentiluomo e che siano esistiti un fascismo buono e uno cattivo, come verrebbe interpretato l'omaggio? Mi sembra di vedere la postilla: "Attenzione, la presente dedica vale solo per l'attività di ministro e non per quella di gerarca fascista"... Chi la leggerebbe, nell'angolino della lapide? E volendo intitolare la piscina, non sarebbe meglio dedicarla a chi l'ha progettata? È proprio delle culture totalitarie esaltare i potenti attraverso opere celebrative e di pubblica utilità, mettendo in secondo piano la personalità dei produttori. In democrazia, viceversa, il rapporto tra il committente e l'artista è più equilibrato. E di fronte a strutture di indiscusso valore architettonico, credo vada riscattata dall'anonimato prima di tutto la figura dell'artefice. Orbene, il progetto della piscina comunale, così come dello stadio "XXVIII ottobre", si deve a Paolo Vietti Violi, architetto distintosi per la realizzazione di prestigiosi impianti sportivi in Italia ed all'estero, tra cui l'ippodromo di San Siro e il palazzo dello sport di Milano, l'ippodromo delle Capannelle a Roma, quello di Agnano a Napoli e il grande Polisportivo di Ankara. Se proprio vogliamo recuperare la memoria di un personaggio di indubbio spessore, Vietti Violi mi pare possa meritare pienamente la nostra attenzione. Il complesso sportivo costruito all'Aquila negli anni '30 costituisce, infatti, una realizzazione urbanistico- architettonica di grande pregio, tuttora poco valorizzata. E in questo senso conforta sapere che l'Ordine degli architetti della provincia dell'Aquila ha già proposto all'amministrazione comunale di apporre una targa a ricordo di Vietti Violi proprio sull'edificio della piscina (...). (14)

Appoggia la tesi di Vivio, con un intervento sul giornale, Pierluigi Seccia, consigliere dell'Ordine provinciale degli architetti:

Vorrei riprendere l'idea dell'Ordine degli architetti, con la speranza che gli animi possano calmarsi e si arrivi subito ad un dibattito culturale oltre che politico- storico. Nel novembre 1998 si svolse in tutte le città capoluogo d'Italia la "Festa dell'Architettura". All'Aquila, l'Ordine propose un'idea, tra l'altro condivisa con l'allora assessore Rodolfo Giacco, di organizzare congiuntamente con il Comune, una manifestazione nell'ambito del tema "Adottiamo un monumento". Si pensò di prendere in riferimento il complesso sportivo costituito da stadio, piscina comunale, circolo tennis e sede della Croce Rossa, in quanto ritenuto contesto architettonico di grande pregio, costruito negli anni '30 ma poco valorizzato dalla cultura urbanistico- architettonica di questi ultimi anni. L'idea si concretizzò con la consegna di una targa commemorativa, da apporre sull'edificio della piscina a ricordo del progettista Paolo Vietti Violi. Quel giorno erano presenti, davanti alla telecamera del Tg3 Abruzzo, l'assessore Maurizio Leopardi per il Comune e Francesco Palumbo per l'Ordine degli architetti. Ora che i lavori sono stati completati, sarebbe bello vedere la targa commemorativa sull'edificio della piscina e sarebbe ancora più bello- dopo le infelici parole del gestore della piscina contro il segretario di federazione dei Ds, Fabio Ranieri- vedere i volantini pubblicitari con la scritta "Complesso piscina comunale Vietti Violi". (15)

Ma Esposito boccia anche questa ipotesi:

Piove sul bagnato! L'Ordine degli Architetti è tornato a proporre l'intitolazione della piscina comunale al progettista dell'"impianto per l'igiene" (come si definiva allora), l'architetto Paolo Vietti Violi, in luogo dell'attuale intestazione ad Adelchi Serena. Ma che c'azzecca? L'architetto Paolo Vietti Violi, fascista milanese, fu noto per essere progettista provetto degli ippodromi italiani (vedi enciclopedia italiana Treccani), quali quelli delle Capannelle a Roma e di San Siro a Milano. Non ne recano, però, il suo nome. Il progetto della piscina aquilana venne inviato al podestà Serena, accompagnato da una "nota di segnalazione" firmata da Marcello Piacentini, gerarca e capostipite della corrente architettonica che ideò e realizzò le opere della rivoluzione fascista. Allora, quale sarebbe la motivazione per cambiare l'indicazione Serena con quella di Vietti Violi? L'una e l'altra intitolazione non escludono l'"uso pubblico della storia locale" che va facendo la maggioranza comunale, inseritasi ormai con determinazione nel dibattito nazionale in corso sul "revisionismo ideologico del fascismo". Giungendo finanche a proporre - per mezzo del presidente del Consiglio civico, Stefano Vittorini - una sorta di riabilitazione ideologica dell'illustre scomparso professor Giovanni Pischedda, che certamente fu (prove alla mano!) la "voce del Duce" di piazza Duomo. (16)

Intanto l'intitolazione è avvenuta, dopo la decisione della Giunta municipale, ma in sordina. Scrive Federica Farda:

L'omaggio della municipalità ad Adelchi Serena si fa... largo. Da qualche giorno, infatti, su una colonna davanti all'ingresso della piscina comunale è comparsa, quasi in sordina, una targa che dedica lo spiazzo lì davanti ed attuale parcheggio a colui che fu il promotore della costruzione degli impianti sportivi in città. Al gerarca fascista si deve la costruzione dell'ex Gil, del campo di atletica di piazza D'Armi, dello stadio, dei campi da tennis, della pista di pattinaggio e, appunto, della piscina. In virtù di questo motivo l'amministrazione comunale aveva già proposto di intitolargli la piscina. Ora, invece, la vasca, come per magia, si è allungata verso l'esterno: è quanto si desume dall'insegna di marmo, posta ai lati della cancellata di ferro, su cui campeggia la scritta "Largo Adelchi Serena, Politico, 1895-1970". Tutto questo in vista dell'imminente apertura della piscina, prevista per l'8 dicembre, la cui gestione è stata affidata all'imprenditore Graziano Rosone che sta facendo gli ultimi ritocchi. (17)

A favore si schiera non solo il presidente provinciale di Alleanza nazionale, Gianfranco Giuliante ma anche l'avvocato Manfredo Rossi, aquilano di nascita e tra i principi del foro di Roma nonché uno dei generi di Serena. Giuliante, scrivendo al sindaco Tempesta, fa una difesa d'ufficio dell'ex podestà in termini urbanistici, oltre che politici:

Sono certo che tu, da aquilano conoscitore della tua città, della sua storia e dei suoi monumenti sappia bene quale sia il valore di quel complesso di impianti sportivi che abitualmente chiamiamo della "piscina". All'inizio del regime fascista, la nostra città ebbe un suo esponente al governo del Paese e del partito fascista. Quest'uomo, Adelchi Serena, perseguì il disegno politico della Grande Aquila, cercando di attuarlo anche attraverso la realizzazione di opere pubbliche. Sarai d'accordo con me nel ritenere l'intervento urbanistico della Fontana Luminosa e degli impianti sportivi come ultimo esempio di lettura urbanistica valida, degna della storia aquilana. Poi hanno fatto seguito gli scempi urbanistici, l'inconsistenza delle scelte, il criterio del lotto e della particella catastale, i giochini delle commissioni edilizie. Schizofrenicamente mi sdoppio dinanzi agli attacchi di coloro i quali hanno scelto di non riconoscere i "meriti" di chi perseguì il disegno politico della Grande Aquila, preferendo l'entusiastica barricata delle censure per appartenenza. Ritengo a questo punto doveroso difendere un uomo, Adelchi Serena, che sentì il bisogno di pensare una Grande Aquila e che ad oggi sorride ai tanti "piccoli aquilani" dai quali sentendosi processato post mortem, dopo esserlo stato in vita, sussurra con Totò: "Noi siamo gente seria, apparteniamo alla morte". (18)

L'avvocato Manfredo Rossi, da parte sua, scrive sgombrando anzitutto da ogni illazione su un suo presunto "essere parte in causa, ricordando per mettermi al sicuro da possibili accuse ed insinuazioni su ipotetici trascorsi", di aver partecipato "quale giovanissimo combattente (qualifica della quale, senza mai ostentarla, mi sono sempre sentito intimamente onorato) al sanguinoso scontro che avemmo con un distaccamento di truppe tedesche, l'ormai remoto 25 settembre del terribile 1943, al teramano Bosco della Martesa" (...).

Come in un'arringa, l'avvocato Rossi analizza puntigliosamente gli aspetti della polemica nella quale "neppure il periodo elettorale nel quale siamo ormai immersi giustifica tanto accanimento". Allora, si chiede, merita Serena questo riconoscimento alla memoria? "Su quel che abbia fatto- dice- parlano eloquentemente le opere", e cita il "Viaggio in Italia di Guido Piovene" come testimonianza disinteressata di ciò che il fascismo abbia lasciato in città come opere. Poi esamina l'aspetto politico di Serena "con riferimento a pretesi suoi trascorsi addirittura "nazisti" e con l'accusa di "persecutore di ebrei"". E ricorda che Serena fu assolto dalla corte d'Assise straordinaria di Roma, anche in base "a testimonianze di oppositori politici di prestigio che, benché tali, ne hanno apprezzato la moderazione e l'urbanità cui si è ispirato nei loro confronti". E chiude ringraziando Tempesta "per una delibera che è di alta civiltà in se stessa e per quel che significa in termini di rispetto della comune umanità". (19)

Amedeo Esposito, infine, boccia l'intitolazione facendo un paragone con quanto avvenuto per Lorenzo Natali:

Ogni epoca ha avuto una sua specifica identità, dei propri tratti distintivi. Quella nostra, senza dubbio, è caratterizzata dal dibattito sul "revisionismo" del fascismo, che è solo apparentemente storiografico, ma che in realtà è politico e che investe il modo stesso di scrivere la storia, nel nostro caso, locale.

Così, non poca ambiguità sottende la recente intitolazione di due vie ad altrettanti aquilani: Lorenzo Natali e Adelchi Serena. Il primo partigiano della rinata nostra Italia, amministratore civico, parlamentare, vicepresidente della Cee e "padre" dell'attuale Ue, al nome ed al ricordo del quale a Bruxelles il suo ritratto è compreso tra i grandi europeisti di tutti i tempi. Il compianto Commissario europeo italiano (non fu mai eurodeputato) Lorenzo Natali, sempre a Bruxelles (dove operò per 12 anni dal '76 all'88) è ricordato dall'artistico "Albero della speranza", che orna l'ingresso del palazzo di vetro. Un paesino dell'Andalusia vanta "Calle Lorenzo Natali", in riconoscimento del suo lavoro per l'entrata, nell'allora Cee, di Spagna e Portogallo. Tutto questo però non traspare dalla targa che indica la strada intestata a Natali. Un tratto del raccordo, anonimo quanto squallido, che immette al piazzale "Paride Stefanini", antistante l'ingresso del nuovo ospedale "San Salvatore". Ritiene l'amministrazione civica che uno dei "padri dell'Unione Europea" sia stato così veramente onorato e soprattutto "illustrato" alle nuove generazioni?

Tanta lacunosità e superficialità non sono invece riscontrabili nella targa affissa in viale Ovidio, nell'area antistante la piscina diventata: "Largo Adelchi Serena-politico". Con la motivazione: "Per l'impegno profuso a favore della città dell'Aquila che ha comportato, fra l'altro, la realizzazione di importanti strutture sportive". Allora "politico" che c'entra, poiché fu solo gerarca fascista? Si sarebbe giustificata, forse, la dizione: podestà. Sicché sembra lecito pensare che l'amministrazione, anche attraverso questa decisione (come di tante altre), abbia voluto inserirsi nel dibattito in corso sul "revisionismo", pretestuoso e pericoloso, perché si alimenta di intolleranza e di equilibrismi dialettici, risolvendosi in un "uso pubblico della storia", da cui scaturiscono proposte "illiberali", come quella per i libri di testo scolastici del governatore del Lazio, Francesco Storace. Onestà storica, intellettuale e politica vorrebbero invece che sia dato "a Cesare quel che è di Cesare". (20)

Ma la stroncatura definitiva arriva dal professor Colapietra con un durissimo intervento intitolato "A proposito di Serena":

Dall'archivio centrale dello Stato segreteria particolare del Duce movimento ministeriale 438/R in copia nel fascicolo personale Serena dalla serie carteggio riservato busta 89W/R, traiamo il rapporto dei carabinieri richiesto da Mussolini in conseguenza della famosa scenata del 22 dicembre 1941 nell'anticamera di palazzo Venezia, dopo una riunione del comitato interministeriale, tra Adelchi Serena segretario nazionale del Pnf e Giuseppe Tassinari ministro dell'Agricoltura, scenata che costò il posto ad entrambi. Ricordiamo che Serena ricopriva la carica dal 30 ottobre 1940, avendo abbandonato il dicastero dei Lavori Pubblici di cui era stato titolare a partire dal primo novembre 1939.

Lasciando al lettore ogni osservazione e commento sul rapporto dei carabinieri, ci sia consentito sottolineare soltanto la prontezza "giornalistica" con cui Mussolini se ne seppe servire per liquidare Serena attraverso la coatta richiesta del 26 dicembre 1941 di partire volontario in guerra. Questa tattica intimidatoria e ricattatoria, a lui particolarmente congeniale, fu ricercata senza successo, come è noto, anche in occasione del Gran Consiglio del 25 luglio 1943 al quale peraltro Dino Grandi si era preparato con ben maggiore lungimiranza di quanta non ne avesse mostrata il buon Serena in occasione dello squallido episodio che gli stroncò la carriera.

RAPPORTO DEI CARABINIERI:
L'Eccellenza Serena ha ricoperto la carica di sindaco e poi di Podestà dell'Aquila nonché quella di Preside della Provincia. La sua amministrazione ha avuto molte critiche specie per la costruzione della piscina e per la valorizzazione di Campo Imperatore. Per l'imposizione di nuove tasse di natura provinciale si verificarono diverse manifestazioni popolari e nel comune di Pratola anche un conflitto con la forza pubblica. Subì un'inchiesta da parte dell'Eccellenza Ciampani e l'incarto dovrebbe trovarsi presso il Ministero dell'Interno.

L'Eccellenza Serena è figlio di un orefice dell'Aquila che aveva un modesto negozio in Piazza delle Erbe mentre la madre gestiva un negozio di verdura. Ha quattro sorelle, tutte sposate. Le condizioni economiche della famiglia erano modeste.

La prefata Eccellenza il 18 febbraio 1932, in Roma, sposò Ciarrocca Angelina di Giuseppe, che portò in dote uno stabile in Via Sistina di vani 52 per un reddito imponibile di £. 42.000 annue. È inoltre coerede dei seguenti fabbricati: Via degli Zingari n.11; Via della Stalletta n. 8, 8A, 9, 10, 11, 12 e i 12A per complessivi vani 62 per reddito imponibile di £. 29.173; Via Bocca della Verità n. 30, 31, 32, 33, 34, piani 5, vani 37, reddito imponibile £.14.233. Portò, inoltre, un ricco corredo di biancheria, molti preziosi ed ebbe da alcuni parenti regali in titoli. Il padre della moglie è un facoltoso proprietario terriero e possiede numerosi capi di bestiame specie ovino. Esercita, inoltre, il commercio di campagna. Risulta domiciliato presso l'avv. De Luca Gustavo in Via Firenze n. 9-11.

L'Eccellenza Serena occupa l'intero terzo piano dello stabile sito in piazza Martiri Fascisti che è di sua proprietà ed arredato in modo assai lussuoso. Non è stato possibile avere dati precisi su tale arredamento ma indubbiamente deve essere costato diverse centinaia di migliaia di lire. Ha due cameriere, una bambinaia ed un cuoco.

Nel corso degli accertamenti è anche risultato: a) che il suocero Ciarrocca svolge una vasta attività affaristica all'ombra dell'avv. De Luca ed è da questi coperto di fronte ad eventuali responsabilità; b) che i figli fino a qualche settimana addietro venivano accompagnati a scuola con una macchina di proprietà dell'Eccellenza Serena, mentre attualmente vengono portati con una macchina "Bianchi S.6" targa Roma 73352 in consegna al Partito. Tale macchina viene usata anche dalla moglie e dal suocero e quando accompagna i bambini a scuola per non essere notata si ferma ad una certa distanza dallo stabile; c) che il 2 novembre c.a. l'Eccellenza Serena si è recato all'Aquila in macchina a benzina con la moglie; d) che l'Eccellenza Serena a Roma paga soltanto la tassa alla Cassa di Previdenza fra gli avvocati ammontante a £. 243 annue; e) che spese di carattere personale le fa gravare sul bilancio del Partito; f) che fra i frequentatori di casa Serena, è stato notato l'Ecc. Starace il quale, in qualche occasione, ha detto che "è sempre lui il Capo del Partito e ne dispone come vuole".

Come segretario del Partito ha nominato Capo del Personale tale Gianfelice che era Segretario del Comune dell'Aquila, mentre ha chiamato a far parte della Direzione Nucci e Bottari, entrambi ex federali della provincia di Chieti, dediti agli affari, riuniti in una società di costruzione di cui il Bottari è presidente mentre il Nucci fa parte del Consiglio di amministrazione. La società costruisce caserme per conto dell'autorità militare come quella che sta sorgendo a Chieti Scalo per l'importo di diversi milioni. Per ottenere gli appalti si servono evidentemente della loro posizione nel Partito. L'Ispettore Bottari, inoltre, ha un ufficio in Via Piave n.8 e fa lo sbriga-faccende di un Consorzio di lanieri.

Infine, nell'ambiente abruzzese, non è stato dimenticato il fatto che l'Eccellenza Serena non fu presente all'adunata di Napoli e che raggiunse la legione degli squadristi abruzzesi dopo che la stessa era entrata a Roma per San Lorenzo. È noto infatti che il mattino in cui la predetta legione era inquadrata nei pressi di Piazza del Popolo in attesa di sfilare sotto il Quirinale, giunsero dall'Aquila, in automobile, dei fascisti fra i quali l'Eccellenza Serena. Poiché la legione era schierata con le coorti in ordine alfabetico e cioè: Aquila, Chieti, Teramo i sopraggiunti avevano curato di mettersi in testa con la coorte dell'Aquila. Ciò provocò il risentimento degli squadristi abruzzesi i quali cominciarono ad inveire contro i nuovi arrivati e si sarebbero verificati spiacevoli incidenti senza l'intervento dell'allora Comandante della Legione, Giannantonio Ettore, il quale decise che il gruppetto dei sopraggiunti sfilasse staccato ed in coda alla legione stessa.
Sono in corso altri accertamenti il cui esito sarà, appena possibile, riferito.
Roma, 23 dicembre 1941 (21)

* * * *

La questione dell'intitolazione a Serena va in sonno per quasi sei anni. La miccia viene riaccesa, nel 2003, ancora da sinistra, in occasione della festa del 25 aprile. Scrivo:

Una manifestazione ufficiale alle 10,30 ed una "alternativa" un'ora e mezzo prima. A dispetto dell'appello del presidente della Camera, Pierferdinando Casini ("Mi auguro che il 25 aprile unisca tutti gli italiani, perché è la festa della Liberazione e non può essere l'occasione per le ennesime polemiche politiche italiane, che poco hanno a che fare con la storia") la ricorrenza di domani all'Aquila sarà caratterizzata da una netta, plateale, spaccatura. I Ds al Comune, in polemica con il governo di centrodestra, hanno annunciato che parteciperanno alla celebrazione "autonoma" del 25 aprile organizzata dall'Assemblea permanente per la Pace, in piazza Nove Martiri, un'ora e mezzo prima di quella ufficiale alla quale sarà presente il sindaco. "Le celebrazioni di maniera- si legge in una nota- sono un insulto alla memoria di chi ha dato la vita per conquistare la libertà". Il riferimento non è solo all'intitolazione, alla fine del 2000, della piazza antistante la piscina comunale ad Adelchi Serena, segretario del Partito nazionale fascista dal 1939 al 1941, primo podestà del capoluogo dove era nato nel 1895, ma anche quello che viene definito dai Ds "il costante tentativo dei consiglieri comunali di An e non solo di equiparare i repubblichini ai partigiani". "Come si vede L'Aquila è già stata stravolta da questa ondata di revisionismo... il sindaco Tempesta ed altri- conclude il gruppo consiliare Ds- dovrebbero avere il coraggio delle loro idee e rinunciare a celebrazioni che non sentono proprie... Sia il prefetto, in questa città, a celebrare il 25 aprile".

In occasione della celebrazione alternativa fissata per le ore 9, si legge in una nota fornita dalle "Compagne e compagni del Movimento", "saranno ricordate le lotte e l'impegno per un altro mondo possibile di Rachel Corrie, Thomas Hurndall (uccisi dalle forze di occupazione israeliana), Carlo Giuliani (ucciso dalla polizia durante i disordini di Genova nel luglio 2001) e Davide Cesare (ucciso da tre balordi neo-nazisti lo scorso marzo a Milano)". Durante la manifestazione "verrà inaugurata una targa dedicata ai quattro giovani che sarà apposta di fianco a quelle che ricordano i nove giovani aquilani assassinati nel 1943 e sarà inoltre l'occasione per manifestare contro la guerra preventiva e permanente dei grandi signori della guerra". (22)

Tre giorni dopo, un'intervista di Alessandro De Angelis, che a fine 2003 assumerà l'incarico di direttore editoriale dell'emittente TvUno, fa riesplodere la polemica:

«Il panorama politico aquilano riflette, né più né meno, quello nazionale: una parte della destra dalle posizioni grossolane che mette in discussione la Resistenza ma col vero obiettivo di cambiare la Costituzione, ed una sinistra, o almeno una parte di essa, che si agita senza costruire, magari tentando di contrapporre la piazza alle istituzioni così com'è avvenuto in occasione della celebrazione del 25 aprile con l'indegno spettacolo in piazza Nove Martiri».

All'indomani delle recenti polemiche nel capoluogo per la festa della Liberazione, non è tenero Alessandro De Angelis, giovane ricercatore aquilano presso la Cattedra di Storia contemporanea dell'Università di Bologna, esperto di storia dei partiti ed evoluzione della sinistra ed autore del libro "I comunisti ed il partito".

«Il comunicato dei Ds dell'altro giorno sulla cerimonia alternativa in piazza Nove Martiri - dice De Angelis - è da gruppuscolo extraparlamentare degli anni '70 e non da grande partito democratico di sinistra come i Ds. Un partito che, ormai, si divide su tutto. Una deriva massimalista che, però, a tutti i livelli, è figlia di una strategia: quella di alzare i toni qualche giorno prima di un evento costringendo i riformisti tra due fronti, la piazza e le istituzioni. Ma è una strategia che porta ad un suicidio senza se e senza ma».

Domanda. Nei Ds, e nella sinistra in genere, anche all'Aquila ci si agita senza costruire nulla?
Risposta. Non se ne può più di fascismo e stalinismo in un Paese che ha un alto tasso di disoccupazione, che non investe in ricerca e sviluppo, la cui Università non è altezza delle sfide e in cui il futuro delle giovani generazioni è più incerto di quello dei padri. E allora su questo si misura la credibilità di una classe dirigente non nelle polemiche sulle intitolazione di piazze e strade. A Bologna c'è via Stalingrado, città il cui nome è stato cambiato anche in Russia, ed all'Aquila c'è la piscina "Adelchi Serena": la costruì il gerarca, è una semplice intitolazione non un busto in piazza Duomo, non mi pare un grande problema. Poi c'è la gazzarra delle destra a Bologna e della sinistra all'Aquila che urlano al fascismo ed al comunismo. Ci si agita e non si costruisce nulla.

D. Un'inutile "agitazione", dunque, anche in piazza Nove Martiri per il 25 aprile?
R. Quello che non capisco è il perché gli stessi che negli anni passati hanno attaccato il sindaco Tempesta per non essere andato a porgere omaggio ai Nove Martiri, ora si lamentino perché un sindaco di destra onori un'occasione di unità e comune coscienza nazionale come la Liberazione. Tra l'altro la targa dei no-global con la Resistenza non ha nulla a che fare, così come Giuliani non è un martire, la polizia italiana non è quella fascista. La confusione è il brodo di coltura degli estremisti. I Ds dovrebbero condannare quella targa anche perché, a differenza dei Nove Martiri, è estranea alla storia della città.

D. In sostanza, lei ritiene fondamentale l'unità, dei Ds e dell'Ulivo...
R. Che cosa è l'unità? È un fatto culturale. Ci si può dividere per incontrarsi di nuovo e-o si può lavorare per dividersi su tutto. Come si fa? Io credo che parlare, fare polemiche, andare in Tv, dichiarare tutto ed il suo contrario per un momento di gloria che passa subito, sia sbagliato. (23)

Si scatena l'ennesimo dibattito a cui la destra, come sempre, non partecipa. Amedeo Esposito non manca di dire la sua:

"A Bologna c'è via Stalingrado, città il cui nome è stato cambiato anche in Russia, ed all'Aquila c'è la piscina "Adelchi Serena": la costruì il gerarca, è una semplice intitolazione". Lo ha detto, fra l'altro, parlando delle manifestazioni del 25 aprile di Piazza Nove Martiri, al Messaggero, il giovane docente aquilano ricercatore all'Università di Bologna, autore del discusso e pur ponderoso volume "I comunisti ed il partito" presentato nel marzo scorso all'Aquila dall'onorevole Achille Occhetto. E però non è "una semplice intitolazione", com'egli sostiene, alla luce di quanto all'inizio dell'intervista rileva: all'Aquila vi è "una parte della destra dalle posizioni grossolane che mette in discussione la Resistenza ma col vero obiettivo di cambiare la Costituzione, ed una sinistra, o almeno parte di essa, che si agita senza costrutto". Non è intestazione di poco conto, in quanto si riferisce (per la piscina e per il piazzale antistante), con plateale atto revisionistico, a "Serena politico". Cioè al 305.mo "onorevole camerata" che approvò il 14 dicembre del 1938 le leggi razziali (il primo dei 351 favorevoli, nessun voto contrario, fu il pescarese Giacomo Acerbo, il penultimo il paganichese Gioacchino Volpe); e contestualmente (alle ore 16 della medesima seduta) approvò lo scioglimento del parlamento democratico per sostituirlo con la Camera dei fasci e delle corporazioni. Viceversa, il professor De Angelis, al quale esterniamo tutta la nostra considerazione, ha ragione da vendere quando rileva che la sinistra (Ds e Margherita) tollera le "esternazioni" di vera "confusione, brodo di cottura degli estremismi" di Rifondazione comunista, come quelle di piazza Nove Martiri. Tolleranza colpevole, aggiungiamo noi, perché costringe i moderati ed i conservatori (antifascisti ed anticomunisti) ad opporre a "Bella ciao" il canto dell'inno nazionale entro il coro di quanti dell'estrema destra perseguono la modifica della Costituzione. (24)

Interviene Angelo Ludovici, segretario della sezione "Piero Ventura" del Partito dei Comunisti italiani:

La registrazione dei fatti avvenuti in occasione della ricorrenza del 25 Aprile e delle prese di posizione susseguitesi ci impone una riflessione un po' articolata: il consigliere comunale Enrico Perilli dei Ds ha dato un segnale incontrovertibile: con un comunicato scritto più col cuore che con la ragione politica, ha invitato una figura istituzionale, quale è quella del sindaco, ad essere, in questa occasione, se stesso, cioè a tirar fuori dagli armadi i propri scheletri, compreso il ricordo nostalgico per il segretario del Partito nazional fascista, Adelchi Serena, al quale ha intitolato la piscina comunale (questo sì contro la legge nazionale che vieta di fare propaganda degli uomini e del passato regime fascista); questa presa di posizione ha creato qualche problema alla dirigenza dei Ds i quali hanno sempre privilegiato il senso della "res pubblica" a quella privata, pur ingoiando diversi rospi in questi anni che ci separano dal 1945. Nella commemorazione del 25 aprile in piazza Nove Martiri fra cerimonie istituzionali, ripetitive ipocrite e noiose s'è inserita la commemorazione dell'Assemblea per la Pace (costituitasi in occasione della recente guerra contro l'Iraq ed alla quale aderiscono partiti, sindacati e associazioni laiche e cattoliche) che voleva inserire il ricordo del 25 aprile in un momento più ampio del dibattito contro la guerra e i pericoli insiti nella politica bellicista dell'attuale dirigenza americana (il programma era molto articolato e si è svolto per tutta la giornata con un buon riscontro di pubblico); in questo programma non era previsto di apporre una targa dedicata a Carlo Giuliani a fianco di quella dei Nove Martiri.

Nel cercare di ricostruire questo quadro, senza giustificazionismi di sorta, è importante tirare una piccola sintesi: ciò che succede a sinistra, sicuramente è criticabile, ma è il frutto di una convinta partecipazione alla vita e al dibattito politico e culturale che trova la fonte nella storia di liberazione del nostro Paese dall'occupazione nazista e dall'oppressione fascista fatta da centinaia di migliaia di uomini e donne; i gruppi dirigenti dei partiti della sinistra evidenziano una debolezza nell'analisi dei fenomeni insiti nella società civile e soprattutto nelle giovani generazioni che, a differenza di ciò che si dice, non sono egemonizzate dalla destra; il movimento pacifista dell'ultimo anno, soprattutto nel nostro Paese, ha evidenziato una capacità d'iniziativa del movimento in diverse direzioni (modello di sviluppo, situazione internazionale, critica alla globalizzazione non in modo velleitario ma costruttivo e rapportata al movimento reale); il 25 aprile 1945 è una data storica non solo per chi l'ha vissuta ma un monito per le future generazioni". (25)

Interviene anche Stefano Frezza del Comitato "No Wto":

Le manifestazioni organizzate in occasione del 25 aprile hanno lasciato uno strascico di polemiche ancor oggi difficili da cancellare. È stata fatta anche tanta confusione; non è vero infatti ciò che sostengono i Comunisti Italiani, con il segretario Angelo Ludovici, riguardo la targa dedicata a Rachel Corrie, Thomas Hurndall, Carlo Giuliani e Davide Cesare: questa targa, inaugurata la mattina del 25 aprile, non è stata apposta dall'Assemblea per la Pace bensì dalle compagne e dai compagni del Comitato No Wto, del Collettivo studentesco, del Centro studi libertari, di quell'ampio Movimento contro la globalizzazione capitalista; quindi non c'è stata alcuna strumentalizzazione né prevaricazione da parte di nessuno. Questo d'altronde si sarebbe capito facilmente partecipando alle varie iniziative che il 25 aprile hanno riempito piazza Nove Martiri dell'Aquila. Le polemiche più forti e motivate sono state comunque quelle generate tra coloro che volevano valorizzare il reale significato della giornata del 25 aprile, ovvero la Liberazione dell'Italia dalle truppe di occupazione nazifasciste, e coloro che oggi vorrebbero riscrivere la Storia, magari ponendo sullo stesso piano i partigiani italiani e i fedelissimi al regime fascista di Benito Mussolini. Vittime e carnefici tutti sullo stesso piano. Il sindaco della nostra città può in tal modo santificare il podestà Adelchi Serena e, con la più grande disinvoltura, ricordare la strage di nove giovani aquilani compiuta dai nazisti nel settembre 1943. Credo che sia più che mai necessario tornare a dare un significato concreto alle parole che affermiamo e alle azioni che poniamo in essere. Nessuno può detenere il copyright sulla festa della Liberazione, ma chiunque volesse promuovere iniziative mirate a ricordare la lotta partigiana contro i fascisti e i nazisti in Italia non può non riempire di significati forti e autentici quella lotta e, al contrario, denigrarla ponendo sullo stesso piano i combattenti per la libertà e coloro che sostenevano i nazisti in Italia. Sono totalmente in sintonia con Angelo Ludovici invece quando afferma che occorrerebbe riaprire il dibattito sul significato e sul valore della lotta partigiana e della resistenza in Italia e nel nostro territorio, per evitare che essi vengano stravolti e capovolti da coloro che hanno sempre denigrato la lotta partigiana e promosso iniziative per ricordare le imprese di fascisti e golpisti, come gli "eroi" della "X Mas". (26)

* * * *

Ai primi del gennaio 2004, alcuni consiglieri comunali del centrosinistra, tornano all'attacco presentando un ordine del giorno (primo firmatario Enrico Perilli dei Ds) in cui si chiede al sindaco la revoca della deliberazione di Giunta comunale n.792 del 1999:

PREMESSO
che con deliberazione di giunta n. 792 del 1999, si è ritenuto di intitolare il piazzale antistante la piscina comunale ad Adelchi Serena, gerarca fascista, segretario del Partito nazionale Fascista e firmatario delle leggi razziali;

CONSIDERATO
che tale decisione ha causato numerose ed indignate critiche e manifestazioni di protesta, in città, in regione e nell'Italia intera; che ancora oggi, a distanza di anni, tale atto è motivo di polemica nella nostra città.

RILEVATO
che nella deliberazione di intitolazione si faceva riferimento ad Adelchi Serena ricordando "l'impegno profuso a favore della città, che ha comportato tra l'altro, la realizzazione di importanti strutture sportive" tralasciando completamente il ruolo ricoperto e le funzioni da lui svolte al vertice del regime durante la dittatura fascista;

EVIDENZIATO
che Adelchi Serena inizia la sua carriera politica come squadrista e poi capo squadrista, prendendo parte a violente spedizioni punitive che portarono alla chiusura di numerose Camere del Lavoro e al pestaggio di avversari politici; che prende parte alla marcia su Roma alla testa di settanta squadristi; che diventa deputato nel 1924, podestà all'Aquila nel 1926, Ministro dei lavori pubblici nel 1939, Segretario del Partito Nazionale Fascista nel 1940. Nel 1938 firma le leggi razziali (all. A) e si occupa della conseguente applicazione (all. B). Insignito dall'Ambasciatore di Germania nel nome del Fuerher della Gran Croce dell'Aquila Germanica, riceve altri elogi e partecipa a numerose cerimonie di regime (all. C).

SOTTOLINEATO
il ruolo di primo piano e le conseguenti responsabilità avute da Serena durante la tirannia fascista e che nessun merito urbanistico (all. D) potrà porre sullo sfondo le mostruose responsabilità di Adelchi Serena nel mantenimento della dittatura fascista; che il 27 gennaio, giorno della Memoria, il nostro Paese è impegnato a ricordare le vittime dell'Olocausto e la nostra città, la città dei Nove martiri, non può omaggiare contemporaneamente vittime e carnefice;

il Consiglio Comunale
INVITA
il Sindaco e la Giunta a revocare, nel più breve tempo possibile, la deliberazione di intitolazione in memoria di Adelchi Serena. (27)

L'ordine del giorno scatena un'accesa discussione in Consiglio comunale al quale è, però, assente il sindaco Tempesta. Tra gli altri parlano Alessandro Piccinini, giovane consigliere di Alleanza nazionale:

(...) È vero, sì, che Adelchi Serena è stato un altissimo esponente del Partito nazionale fascista, quindi con tutto quello che ne consegue, però è innegabile che abbia messo l'anima in questa città, che abbia profuso un impegno per cambiare i connotati di questa città, ha realizzato delle opere importantissime e non dico una stupidaggine se affermo che le grandi opere di questa città probabilmente sono ferme all'impegno di Adelchi Serena. Io, sinceramente, non sono d'accordo con la furia iconoclasta di questa sinistra, che reputo immotivata e faziosa. Se noi dovessimo procedere ad una cancellazione della memoria storica, nel bene e nel male, dovremmo probabilmente eliminare anche tracce di Gramsci e quindi abbandonare quello che era il fine letterato morto in carcere e fare riferimento, invece, agli scritti che inneggiavano alla presa violenta del potere da parte del proletariato. O probabilmente dovremmo chiedere al sindaco di Chicago di eliminare "Balbo Street", perché era un pericoloso fascista anche Italo Balbo e a Chicago una delle strade più importanti è dedicata alla sua memoria. Queste operazioni di bassa macelleria toponomastica dovrebbero trovare luogo anche verso quei personaggi che in qualche maniera hanno avuto un contatto con il fascismo e cito alcuni nomi che forse sono quelli più sorprendenti. Per esempio, Eugenio Scalfari, quando nel '42 scriveva sul settimanale "Roma fascista", oppure Giorgio Bocca, tutti personaggi che poi hanno posizioni diverse, oppure di coloro che si sono esaltati nell'esperienza universitaria dei Guf e quindi ricordo Pietro Ingrao, Aldo Moro, Vasco Pratolini, Giuliano Vassalli, Renato Guttuso, Carlo Bo. E proprio Pietro Ingrao nel '35, come Serena, come riporta una foto prodotta dal consigliere Perilli, riceveva un premio letterario dal Duce e non lo rifiutava di certo. Oppure, come Alessandro Natta, che era iscritto ai Guf di Pisa o come Giorgio Napolitano che era iscritto ai Guf di Napoli. Oppure, occorre portare alla memoria le lettere di supplica del Duce, di Alberto Moravia o di Norberto Bobbio per cercare favori nella carriera universitaria, oppure ricordare tutti coloro che hanno aderito alla Repubblica sociale: Marcello Mastroianni, Giorgio Albertazzi, Dino Buzzati, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno e Dario Fo. Queste iniziative, sinceramente non servono; servono solo a riaccendere tensioni e livori che un Paese pacificato qual è ormai il nostro- perché è un Paese pacificato- necessariamente deve essere in grado di abbandonare. La storia, caro Enrico Perilli, non va letta sotto la lente deformante delle proprie pulsioni politiche, la storia non è quella che racconti tu con un lavoro superficiale, di raccolta di quattro documenti appiccicati ad una proposta di deliberazione, sinceramente, consentimi di dirtelo; la storia non la determino io e non la determini tu. Io mi sento, a questo punto, di fare un'altra proposta, invece: che proprio per il nostro passato, per la pacificazione del nostro passato, teniamoci la memoria di Gramsci, teniamoci la memoria di Togliatti, teniamoci anche la memoria di Adelchi Serena, perché altrimenti senza passato siamo destinati a non avere futuro. (28)

Interviene anche Goffredo Palmerini (Margherita):

(...) Nel 1999, quando stava per essere completata la piscina comunale, scrissi una lettera al sindaco. La scrissi io, io Popolare, allora democristiano, adesso della Margherita, perché con la riapertura della piscina si conservasse memoria nella storia civica di quegli impianti, di quando fossero stati realizzati, di chi li avesse promossi. E lo dico tranquillamente questo, perché i paletti, rispetto a questa proposta furono chiarissimi, rispetto alle responsabilità del fascismo, rispetto alle responsabilità di Serena, come podestà di questa città- l'ha richiamato il collega Claudio Porto- quando annesse, nel 1927, otto comuni per fare il progetto della Grande Aquila, quando, non certo con la volontà di questi Comuni determinò una delle condizioni per le quali ancora oggi, a circa 80 anni di distanza, le nostre popolazioni di quelle zone mantengono vivo il ricordo di quella autonomia e persino la voglia, come è successo negli anni scorsi, di recuperarla. Come alcuni suoi interventi sul piano dell'architettura e della struttura urbana siano stati degli scempi. Parlo, per esempio, dello sventramento del Vicolaccio, come altre scelte di natura urbanistica possano essere oggetto di valutazione e di rivisitazione e possano essere persino condivise. Allora, quando questa lettera arrivò al sindaco e venne pubblicata anche sui giornali, perché non avevo problema di esporla, così come fu congegnata e definendo soltanto questa iniziativa come uno degli elementi della memoria di una città, non successe niente, non si determinarono prese di posizione sanguigne, perché, probabilmente, gran parte della pubblica opinione concepì, capì quale fosse il senso di questa indicazione. Ci furono sulla stampa, ricordo, un paio di interventi di due storici importanti della nostra città, che sottolinearono l'esigenza che da questo elemento, da questo fatto si facesse persino una riflessione storica che fosse uno stimolo per recuperare nel pieno della memoria storica e anche quindi della critica storica, tutto un periodo difficile della nostra città e che non è nemmeno oggi conosciuto nel pieno fino in fondo. Allora, qual è il discrimine rispetto ad una ipotesi di questo genere, che non avrebbe tranquillamente determinato alcunché- come diceva Celso Cioni poco fa- se si fosse messa una targa alla piscina comunale, richiamando il progettista, richiamando l'inizio di quelle opere, il periodo di quelle opere e richiamando anche chi l'avesse promossa, con ciò che discutiamo oggi? Signori, come normalmente avviene rispetto al retropensiero di chi attua le cose, si è determinata una situazione per la quale un semplice intervento di catalogazione nella memoria storica della nostra città fosse trasformato in un fatto politico e fosse trasformato persino come una maldestra voglia di riqualificare meriti e opere che non solo non esistevano e non esistono, ma addirittura oggi dimostriamo, invece, incontrovertibilmente, essere momento di gravi responsabilità. Si determinò, cioè- e concludo- un atteggiamento da parte dell'amministrazione che andò molto oltre il petitum, come si dice, molto oltre, nel senso che l'amministrazione non si fermò a fare questa semplice operazione di memoria, che potesse essere persino stimolante riguardo alla ricerca, alla verifica, alla ricognizione storica e ovviamente al giudizio che se ne trae su queste questioni, su questi fatti, ma si determinò come atto politico vero e proprio, perché non fu intitolata la piscina o non fu posta memoria nella piscina, ma si determinò l'apposizione di una targa su una strada o su un largo, con l'epigrafe nella quale è scritto "Largo Adelchi Serena- politico". Cioè, se ci fosse stato un qualunque equivoco sotto questo punto di vista, perché il discorso della ricognizione storica riguardava, tutt'al più, un piccolo amministratore di questa città, invece, con l'aver definito Adelchi Serena "politico", tutto questo l'ha riportato nel pieno delle responsabilità che egli conserva per essere stato podestà dell'Aquila, per essere stato ministro dei Lavori pubblici del governo Mussolini, per essere stato uno degli ultimi segretari del Partito nazionale fascista e, soprattutto, per essere stato insieme nella sottoscrizione e quindi nella votazione del decreto che veniva richiamato, con il quale il fascismo, che fino allora si era un po' tenuto fuori rispetto a queste responsabilità, si è macchiato fino in fondo delle responsabilità riguardo ai più gravi atti contro i valori fondanti dell'umanità, perché hanno messo in discussione i valori fondanti della persona umana. E allora, con assoluta tranquillità e con assoluta convinzione, io credo che questo ordine del giorno debba essere votato, perché è cosa totalmente diversa rispetto alla conservazione, se questo poteva essere un atteggiamento dialetticamente discutibile all'inizio riguardo a ciò che ha promosso e ha determinato l'amministrazione comunale in questo senso (...). (29)

Partecipano al voto (per appello nominale) 18 consiglieri. Voti favorevoli 15; voti contrari 2, astenuti 1. "Il Consiglio comunale non delibera per mancanza del numero legale. La seduta è tolta". (30)



Note al testo


(1) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 11 dicembre 1988 (torna al testo)
(2) Il Messaggero, Cronache italiane, 12 novembre 1995 (torna al testo)
(3) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 18 ottobre 2001 (torna al testo)
(4) Bimestrale "Risparmio Oggi", edito dalla Banca di Roma, maggio 1997 (torna al testo)
(5) Lettera aperta, 29 marzo 1998 (torna al testo)
(6) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 14 aprile 1998 (torna al testo)
(7) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 30 ottobre 1998 (torna al testo)
(8) Comunicato stampa, 30 ottobre 1998 (torna al testo)
(9) Comunicato stampa, 31 ottobre 1998 (torna al testo)
(10) Comunicato stampa, 1novembre 1998 (torna al testo)
(11) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 3 novembre 1998 (torna al testo)
(12) Ibidem (torna al testo)
(13) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 2 novembre 1998 (torna al testo)
(14) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 13 novembre 1998 (torna al testo)
(15) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 27 dicembre 2000 (torna al testo)
(16) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 29 dicembre 2000 (torna al testo)
(17) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 20 novembre 2000 (torna al testo)
(18) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 7 gennaio 2001 (torna al testo)
(19) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 20 dicembre 2000 (torna al testo)
(20) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 14 dicembre 2000 (torna al testo)
(21) Controaliseo, 30 dicembre 2001 (torna al testo)
(22) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 24 aprile 2003 (torna al testo)
(23) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 27 aprile 2003 (torna al testo)
(24) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 30 aprile 2003 (torna al testo)
(25) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 1 maggio 2003 (torna al testo)
(26) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 7 maggio 2003 (torna al testo)
(27) Atti del Comune dell'Aquila, ordine del giorno, 9 gennaio 2004 (torna al testo)
(28) Atti del Comune dell'Aquila, trascrizione Consiglio comunale, 16 dicembre 2004 (torna al testo)
(29) Ibidem (torna al testo)
(30) Ibidem (torna al testo)