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1993 - SAN DOMENICO

Da Tragnone a Fidel Castro

"Da Tragnone a Fidel Castro"
1992-2003: gli Eventi che Sconvolsero L'Aquila

Un Libro di Angelo De Nicola


Indice Capitoli

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1993
L'onorevole Domenico Susi e Marco Fanfani nella famosa conferenza stampa tenuta presso il Grand Hotel dell'Aquila il 30 ottobre 1992.



Da Tragnone a Fidel Castro
24 settembre 1993, San Pacifico

Doveva essere una conferenza stampa ma mi accorsi subito che si trattava più che altro di un comizio. Di giornalisti, nonostante il tema fosse succoso (il passaggio dell'ex sottosegretario socialista, Domenico Susi, a Forza Italia) ce ne erano tre o quattro, mentre la sala era stracolma di gente richiamata anche dall'annunciata presenza dell'onorevole Giovanni Dell'Elce, l'indiscusso plenipotenziario in Abruzzo del partito azzurro che di lì ad una settimana, l'8 marzo del 2002, rimarrà coinvolto nello spaventoso incidente con l'elicottero a Courmayer.

Seduto davanti a me c'era l'ex parlamentare Romeo Ricciuti. Intorno molti ex, quasi tutti del sottobosco del potere socialista che fu, nonché molti post democristiani, tutti comunque pronti, all'unisono, a spellarsi le mani per applaudire il grande capo, Susi, ad ogni sua affermazione. Uno scroscio salutò anche quella che Susi presentò come una sorta di lasciapassare morale al trasferimento armi e bagagli dallo Sdi (centrosinistra) al partito di Berlusconi:

"In sintonia con gli ideali siloniani- disse- un nutrito gruppo di ex socialisti, ex dc, cattolici e laici, ha deciso di entrare nella grande famiglia di Forza Italia. Dove i valori siloniani della libertà, della giustizia, del garantismo, dell'europeismo e della solidarietà sociale unita all'esigenza della produttività e dell'efficienza, trovano quella casa che non hanno trovato nel centrosinistra". (1)

Con tanto di benedizione di Dell'Elce:

"La Fondazione Silone, di cui Susi è presidente, potrà essere per Forza Italia come un grande contenitore culturale di idee e di pensiero. La gente chiede idee, progetti. Per elaborare i quali possono essere determinanti uomini che hanno fatto la politica, quella vera, in questa regione, come Domenico Susi e l'ex sottosegretario Romeo Ricciuti"(2)

Silone in sintonia con il centrodestra, mi chiesi? Pietro Spina, Andrea Cipriani, Luca Sabatini, Berardo Viola , in sintonia con Berlusconi, Fini, Casini e Bossi? Una delle anime patrimonio del Novecento, nella bacheca insieme a Emilio Fede e Marcello Dell'Utri?

Al momento delle domande, nel silenzio generale, mi alzai e chiesi: "Scusi, onorevole Susi, come si conciliano i valori di un cristiano senza Chiesa e di un socialista senza partito, quale Silone amava definirsi, con i valori di Forza Italia?". Nella stanza si levò un mormorio come se si fosse scoperto un tifoso della Lazio in una riunione di ultrà romanisti. Sentii anche che qualcuno, vicino a me, si chiedeva chi fossi, insomma come avessi avuto l'ardire. Notai anche che l'onorevole Ricciuti, giratosi, mi rivolse un sorriso benevolo che sembrava dire: "Lo sapevo che facevi questa domanda". Si fece silenzio. Susi, non senza rivolgermi un'occhiataccia, dette la sua spiegazione su Silone e Forza Italia: argomentò, si sforzò, alzò la voce, si fece anche paonazzo per lo sforzo oratorio. Quando l'ex sottosegretario socialista ebbe concluso, Dell'Elce, con tono sarcastico, chiosò: "C'è qualche altro che vuole chiarimenti su Silone?". Risata generale e applauso che a momenti viene giù la sala. Il comizio era finito. Feci per andarmene quando Dell'Elce mi fermò, stringendomi la mano: "Lei può ironizzare quanto vuole- gli dissi- ma Silone è un patrimonio dell'umanità, non di un partito, qualunque esso sia". Me ne andai sentendomi addosso gli occhi di tutti, nemmeno fossi un marziano.

* * * *

La "Fondazione Silone" ed il Ciss (Centro italiano studi sullo sviluppo), enti di cui Domenico Susi era presidente, rimasero invischiati nella prima deflagrazione dell'inchiesta aquilana "Mani pulite" che, secondo molti all'epoca, doveva servire a scoperchiare l'intero pentolone della Tangentopoli nostrana. Inchiesta che si dipanò in due filoni: il "caso Giardino" che fece emergere il malcostume delle cene elettorali dando guai grossi a molti politici locali; e, ancora più clamoroso, "il caso Giugno" che fece emergere quello che resterà l'unico caso di tangente (solo richiesta) acclarato all'Aquila. Due esponenti socialisti, Feliciano Giardino e Francesco Giugno, ai quali, mi disse anni dopo uno dei principali protagonisti tra gli inquirenti di quel periodo, "troppo ottimisticamente e troppo presto si ipotizzò di affibbiare il ruolo che Mario Chiesa ebbe nella Tangentopoli milanese". Si ipotizzò, cioè, che un primo arresto di un esponente del sottobosco politico ne avrebbe provocati altri a cascata, anche ai massimi livelli: questa, evidentemente, era la speranza degli inquirenti. In effetti, all'Aquila la Tangentopoli non ci fu. O, almeno, non fu scoperta.

Feliciano Giardino, al contrario di Mario Chiesa (e di Francesco Giugno) in carcere, al "San Domenico", non ci finì anche se per lui venne richiesto l'arresto dal sostituto procuratore Fabrizio Tragnone nel maggio del 1992, ben quattro mesi prima della clamorosa richiesta dello stesso Pm (quella sì accolta dal Gip Romolo Como) di ordine di custodia cautelare per l'intera Giunta regionale. Quelle prime, clamorose, manette di "Mani pulite" targate "AQ" vennero stoppate.

Il vento del Nord che soffia da Milano - scrissi nell'articolo che anticipò la vicenda dell'arresto bloccato-, all'Aquila sembra destinato non solo a provocare una bufera sul Psi del capoluogo ma anche a far scoppiare una tempesta nella locale Procura della Repubblica presso il Tribunale. (4)

Il Procuratore Capo, Mario Ratiglia, avocò l'inchiesta togliendola dalle mani del suo sostituto Tragnone bloccando di fatto l'ordine di custodia cautelare che questi aveva firmato con l'accusa a Giardino, segretario amministrativo del Psi aquilano, di "corruzione elettorale" per aver offerto, il primo aprile 1992 (quindi nella settimana antecedente le elezioni politiche del 5 e 6 aprile) una cena a cinquecento persone presso il ristorante "La Vigna" di Pizzoli pagando poi il conto (15 milioni di lire) con un assegno tratto da un conto corrente a lui intestato. Una mega-cena, dunque, non proprio un "cocktail" come l'aveva definito l'onorevole Gaspari(5)

Un arresto stoppato che scatenò accese polemiche tra chi contestava la "contiguità" della magistratura con la politica e chi sosteneva, al contrario, che era esagerato far scattare addirittura le manette "per un'innocente cena elettorale". La questione finisce anche alla Camera con un'interpellanza dei Radicali del gruppo Federalista Europeo al ministro di Grazia e giustizia, il socialista Claudio Martelli:

Insistite notizie di stampa - si legge nel documento firmato da Marco Pannella, Pio Rapagnà, Marco Taradash, Emma Bonino, Roberto Cicciomessere e Elio Vito- affermano che il sostituto Tragnone aveva richiesto mandato di custodia cautelare per una persona incaricata delle funzioni amministrative provinciali di un partito, il Psi, che ha ricevuto informazione di garanzia; certo è che il Procuratore Capo Ratiglia ha immediatamente avocato a sé la pratica. Gli avvocati di parte lesa hanno prodotto una istanza al Procuratore generale perché avochi a sé la pratica, sottraendola al dott. Ratiglia. Tale istanza- esposto viene anche inoltrato al Csm ed alla Procura del Tribunale di Perugia, competente a giudicare i magistrati dell'Aquila. Si interroga per sapere: quali iniziative di propria competenza si intendano assumere in ordine ai fatti in premessa; se sia a conoscenza dei motivi per i quali il Procuratore Capo Ratiglia ha avocato l'inchiesta giudiziaria del dott. Tragnone e se risulta che essa sia stata avocata alla vigilia dell'emissione di un provvedimento restrittivo. (6)

* * * *

Esplode il caso delle cene elettorali. Uno scandalo per molti, una pratica del tutto lecita per altri. In quei giorni "roventi", in redazione arriva per posta, alla mia attenzione, una lettera che l'avvocato teramano Pietro Flaiani ha inviato al Procuratore generale presso la Corte d'Appello dell'Aquila perché questi "possa valutarne il contenuto ed adottare i provvedimenti che riterrà più opportuni":

La vicenda delle cosiddette cene elettorali- si legge nella missiva-, oggetto di indagine della magistratura aquilana, mostra in modo fin troppo evidente come, da parte di taluni denuncianti si voglia esasperatamente dare pratica applicazione ad una norma penale che, dopo trentacinque anni di vigenza, non è stata mai applicata a casi concreti. Trattasi di un tentativo privo di pregio giuridico, frutto di fantasia. La reprimenda contenuta nell'art.95 del Dpr 30 marzo 1957, n. 361, che ripete letteralmente quanto già previsto dall'art.44 della Legge 16 maggio 1956, n .493, venne emanata per infrenare lo squallido fenomeno del cosiddetto laurismo che nulla ha in comune con il nuovo modo di creare incontri con gli elettori, coniato e praticato a livello nazionale da tutti i partiti in occasione delle elezioni politiche 1992. Non si è dinanzi ad alcuna elargizione o donativo di sorta, bensì ad un nuovo modo di creare incontri con la gente. In sede giudiziaria, il caso sarà risolto con sentenza di non luogo a procedere, unica soluzione possibile. Ma vi è da riflettere anche sul principio di giustizia, o meglio, di ingiustizia sociale, che spesso è quella che più ferisce, con il clamore e la risonanza dei mezzi di informazione. Indagare soltanto sull'operato, anche se lecito, dell'on. Domenico Susi, uomo di Governo, quando è pubblico e notorio che i candidati, almeno i più noti, di tutti i partiti hanno fatto altrettanto ed anche di più, non rende vera giustizia perché, al contrario, tutti sanno e devono sapere in che modo hanno condotto la campagna elettorale altri esponenti politici di prestigio. Pur fermo restando che nelle dette attività non si ravvede alcun elemento che possa configurare ipotesi di reato, né sotto il profilo oggettivo né in quello soggettivo.

Mi limito ad indicare alcuni candidati che, nella settimana che ha preceduto l'elezione, hanno organizzato incontri cene in ristoranti ed alberghi:

28.03.1992: on. Remo Gaspari, Grand Hotel Montesilvano; 28.03.1992: sen. Elena Marinucci, party con Sandra Milo presso Hotel Duca degli Abruzzi, L'Aquila; 29.03.1992: sen. Elena Marinucci, ristorante Il Picchio, Montereale (L'Aquila); 30.03.1992: on. Anna Nenna D'Antonio, cena con i medici della provincia di Chieti; 30.03.1992: Sen. Enzo Lombardi, Discoteca Mithos, L'Aquila; 1.04.1992: Sen. Elena Marinucci, ristorante di Vittorito (L'Aquila); 2.04.1992: on. Renato Altissimo, Discoteca Roxy, L'Aquila; 2.04.1992: sen. Elena Marinucci, ristorante di Coppito (L'Aquila); 29.03.1992: sen. Elena Marinucci, cena ad Aragno.

Se poi l'iniziativa giudiziaria fosse stata sollecitata da persone vicine ad alcuni candidati sarebbe da esclamare con Ezzelino da Romano: incidit in foveam quam fecit! La vicenda, così come prospettata, offende la mia sensibilità e, ritengo, anche la pubblica moralità, onde si impone ricostruirla nella sua globalità per evitare che produca effetti destabilizzanti, pericolosi anche per il concetto di democrazia. Il signor Procuratore generale presso la Corte di Appello dell'Aquila, al quale le superiori riflessioni vengono trasmesse, voglia dare disposizioni alle interessate Procure per le più opportune iniziative. (7)

Le inchieste sulle cene elettorali si moltiplicano. In particolare ne scatta una per una mega-cena (più di 800 persone, presso il ristorante "La Gioia" di Pizzoli) che coinvolge i parlamentari Romeo Ricciuti e Enzo Lombardi. Una mega-cena sulla quale si addensano subito sospetti, anche di anonimi (le cosiddette "fonti confidenziali") che però, in un clima da caccia alle streghe, gli inquirenti tengono in quei giorni in grande considerazione:

"Abbiamo ricevuto in Federazione- si legge in una nota di Rifondazione comunista dell'Aquila- telefonate di anonimi cittadini democristiani che hanno partecipato ad una cena pre-elettorale della Dc presso il ristorante "La Gioia" di Pizzoli. Da essi abbiamo appreso come gli onorevoli Lombardi e Ricciuti abbiano pubblicamente ringraziato per aver offerto la cena agli ottocento convenuti, alcuni imprenditori presenti e che fanno parte della società che sta realizzando il centro direzionale "Strinella 88". Nel ritenere legittima la sponsorizzazione di cene da parte di tali imprenditori, chiediamo però al magistrato di verificare quanto a noi riferito alla luce anche delle indagini avviate su Strinella 88". (8)

L'imprenditore Aldo Irti, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della società "Strinella 88" sporge immediatamente querela "perché le circostanze sono del tutto false e gravemente lesive della reputazione dei soci della società che sono completamente estranei all'accadimento".

E che gli "anonimi cittadini" fossero male informati su chi avesse pagato quella mega-cena, lo dimostra la richiesta di autorizzazione a procedere che il sostituto procuratore, Elvira Buzzelli, presenta alla Camera dei deputati nei confronti del deputato Ricciuti ed al Senato per Lombardi:


A seguito di un esposto a firma degli avvocati Bernardino Marinucci ed Antonio Valentini, trasmesso a questo ufficio- unitamente ai primi accertamenti- dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di L'Aquila, veniva dato incarico al locale nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ed alla sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri di svolgere gli specifici accertamenti, oggetto delle deleghe di indagine in atti. Veniva quindi accertata la veridicità di quanto indicato nell'esposto in relazione ad una "cena elettorale" tenutasi nel ristorante "La Gioia", il 14 marzo 1992, in Pizzoli con la partecipazione di più di ottocento persone, e presenti anche l'on. Romeo Ricciuti, allora deputato uscente e candidato alla Camera, ed Enzo Lombardi, allora candidato al Senato per il collegio L'Aquila- Sulmona. (...)

Gli indagati Marronaro e De Acutis confermano di aver voluto organizzare la cena in parola; spiegano di avere ideato la cosa insieme a Paolo Urbani (altro imprenditore che opera nel diverso campo della raccolta e commercializzazione del tartufo) che, però, non risulta- allo stato- aver contribuito a sostenere il notevole costo della cena. Il Marronaro e il De Acutis, sentiti- su mia delega- con la presenza del difensore, prima dalla Guardia di finanza e poi, in data 2 febbraio 1993 direttamente da chi scrive, negano intenti di sostegno elettorale ai candidati e affermano di avere voluto sostenere e pubblicizzare la "Associazione Abruzzese", ente che ha sede in Roma e che opera in campo culturale al quale, pur essendo soci, sarebbero interessati in quanto abruzzesi residenti da tempo nel Lazio. Di tale Associazione Abruzzese, a Roma, a solo beneficio della quale la elargizione della cena sarebbe stata fatta, è presidente l'on. Ricciuti; per tale unica ragione quest'ultimo sarebbe stato invitato. Sta di fatto che, dalle sommarie informazioni acquisite, nessun altro- e neanche il senatore Lombardi-, tranne i citati Marronaro, De Acutis e Urbani, ha dichiarato di aver visto materiale che potesse riguardare, pubblicizzandola, la detta Associazione Abruzzese o di aver sentito alcuno fare cenno alla stessa né prima né nel corso della cena. (...) Riguardo le società private erogatrici di quello che si ipotizza essere un contributo indiretto alla campagna elettorale, va precisato che la spesa dalle stesse sostenuta per gli ottocentotrenta coperti è stata inserita e descritta, nei libri societari, quale "spesa di rappresentanza"- così la società Aia di Marronaro Berardino- e come "albergo-ristorante" - così la società di De Acutis Adolfo; "inoltre" detta spesa non è stata preceduta da alcuna deliberazione dell'organo societario competente. Non risulta- infine- essere stata inviata o altrimenti depositata presso la segreteria della Camera dei Deputati alcuna dichiarazione congiunta in relazione al contributo versato, e ricevuto, e che ammonta, complessivamente, a trenta milioni e duecentomila lire. (9)

Sia per Ricciuti che per Lombardi l'autorizzazione a procedere venne negata rispettivamente dalla Camera e dal Senato motivando il "no" per la presenza del cosiddetto "fumus" persecutorio. Ma, dopo la legge di riforma sulle autorizzazioni a procedere del maggio del 1993, che in sostanza restringeva il privilegio dei parlamentari a tre tassativi casi (arresto, perquisizione e intercettazione telefonica), l'allora Procuratore Capo presso la Pretura dell'Aquila, Fausto De Santis, dando un'interpretazione retroattiva alla norma, riavviò il fascicolo. In primo grado, nel dicembre del 1997 (a distanza di cinque anni e mezzo dal fatto), dopo che Marronaro e De Acutis avevano patteggiato la pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione più una multa di 2 milioni e 700 mila lire ciascuno per violazione della legge elettorale, il pretore dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, condannò Ricciuti a 4 mesi di reclusione e 4 milioni di lire di multa, mentre assolse Lombardi "per non aver commesso il fatto". In Appello, per Ricciuti venne deciso il non luogo a procedere per sopraggiunta prescrizione.

* * * *

Anche la più complessa inchiesta riguardante Giardino, sempre per un caso di cena elettorale, si sgonfiò. Verrà prosciolto con un non luogo a procedere "perché risulta che il fatto così come contestato non costituisce reato". Nella sentenza, destinata a fare "scuola", del 3 febbraio 1994, il Gip Romolo Como, respingendo la richiesta di rinvio a giudizio del Pm, Gianlorenzo Piccioli (che nel frattempo, battendo il concorrente Vincenzo Di Stefano, è stato nominato Procuratore Capo prendendo così il posto di Ratiglia, scomparso il 6 settembre 1992), ed accogliendo la richiesta della difesa (l'avvocato Antonello Lopardi), così motiva:

Risulta dagli atti del procedimento che l'imputato, segretario amministrativo della sezione Psi dell'Aquila, fu tra gli organizzatori o comunque poi provvide al pagamento con assegno a sua firma per la cena elettorale il primo aprile 1992 di cinquecento pasti presso il ristorante "La Vigna" di Pizzoli, meglio indicata in epigrafe. Non è credibile e in ogni caso sarebbe irrilevante, la circostanza da lui addotta secondo la quale non avrebbe personalmente partecipato alle trattative con il gestore, nemmeno avrebbe poi partecipato alla riunione conviviale, e infine non avrebbe personalmente consegnato l'assegno; quanto al profilo subiettivo, non avrebbe efficacia scriminante la giustificazione di aver ignorato l'esistenza della norma dell'art. 95 del Dpr 361/57 o che detta norma fosse ancora vigente, e va ricordato che per detto reato è sufficiente il dolo generico non richiedendosi che l'interessato agisca allo scopo di far commercio di voti. Peraltro il fatto nella sua materialità integra la fattispecie criminosa contestata quanto all'elemento temporale (compreso nella settimana precedente la consultazione elettorale) e quanto ad oggetto della elargizione posto che la norma non limita il divieto ad erogazioni in denaro o doni di notevole consistenza ma espressamente lo estende a donativi di ogni genere anche nella forma di oggetti di abbigliamento o commestibili, e se è applicabile alla tradizionale più modesta distribuzione di pacchi alimentari sicuramente lo è alla offerta di pranzi o cene al ristorante. Un recente disegno di legge che intendeva escludere dalla punibilità ex art. 95 del Dpr 361/57 le riunioni conviviali connesse ad attività di propaganda elettorale, progetto oltretutto di non chiara interpretazione e possibile applicazione, non risulta sia stato definitivamente approvato. Nel caso in esame mancano però agli atti del processo sufficienti elementi di prova, e non è ragionevole ipotizzare che possano emergere da eventuale istruttoria dibattimentale, circa la indeterminatezza dei destinatari dell'offerta che secondo la più corretta interpretazione della norma deve essere diretta alla collettività o a parti di essa (per categorie professionali, per zone territoriali e simili), mentre non può ritenersi la sussistenza del reato allorché l'offerta sia riservata agli iscritti ad un partito politico o militanti o simpatizzanti per una determinata corrente o per uno specifico candidato. Almeno per quanto risulta dalle dichiarazioni di testimoni estranei ma direttamente informati (gestori e collaboratori del ristorante), e sul punto non vi sono stati all'epoca approfondimenti di indagini né si vede come possano essere fatti a distanza di tempo, la riunione conviviale era stata organizzata per la componente socialista del sindacato Uil dell'Aquila e Sulmona, con la partecipazione del candidato alle elezioni politiche, on. Susi, noto esponente del partito in quegli ambienti. Né pare utile, perché il pubblico ministero possa sostenere validamente l'accusa (e a questo punto non solo nei confronti del Giardino), disquisire sulla eventualità difficilmente dimostrabile che la riunione servisse ad indirizzare o concentrare i voti su quel candidato rispetto ad altri dello stesso partito, essendo prevista la consultazione elettorale con il sistema della preferenza unica. In ogni caso, per quanto concerne l'odierno imputato che in sostanza aveva funzioni di erogatore delle somme a disposizione del partito, sarebbe ancor più difficile accertare la sua consapevolezza sulla eventuale estensione dell'invito a persone estranee, essendo stata prospettata la riunione come degli aderenti al partito socialista nella organizzazione sindacale. (10)

* * * *

La notizia dell'arresto bloccato per Giardino esplose quando già il suo collega di partito, Francesco Giugno, era nel pieno della bufera per la richiesta di una tangente da 45 milioni di lire ai coniugi aquilani Elide Cucchiarella e Giovanni Rotilio per trasformare da agricolo in edificabile un loro terreno. Una bufera che esplode proprio alla vigilia delle ormai già "caldissime" elezioni politiche del 5 aprile 1992. I coniugi avevano registrato di nascosto il colloquio, avvenuto il 10 gennaio di quell'anno, con Giugno e con l'ingegnere aquilano Carlo Papi. Il 9 marzo successivo, assistititi dall'avvocato Massimo Manieri, i Rotilio presentano in Procura una denuncia a cui allegano l'audiocassetta con la registrazione del colloquio. Lunedì 30 marzo, a sei giorni dalle elezioni, i coniugi si rivolgono stavolta agli avvocati Bernardino Marinucci e Antonio Valentini i quali presentano una nuova denuncia. Secondo quanto si seppe dopo, il Pm Tragnone mostrò l'intenzione a soprassedere fino al lunedì successivo, ad urne chiuse. Giovedì 2 aprile, invece, "Il Centro" fa lo scoop e spara la notizia. E, il giorno dopo, venerdì, il quotidiano pubblica stralci della registrazione, senza comunque fare il nome di Giugno:

Allegato alla denuncia, gli avvocati dei coniugi Giovanni ed Elide Rotilio hanno depositato in tribunale anche una cassetta con la registrazione di quello che i due coniugi hanno presentato come il colloquio durante il quale sarebbe avvenuta la richiesta di denaro da parte del noto esponente politico. Eccone i passi più significativi. Le frasi in italiano scorretto vengono riportate così come pronunciate dai protagonisti, per non alterare il senso delle affermazioni.
Coniugi Rotilio: Permesso? Assessore (così viene chiamato l'interlocutore) buonasera.
Politico: Buonasera.
Giovanni Rotilio: Fammi dare la mano all'assessore. (...)
Interviene l'ingegnere: Io gli ho già parlato della faccenda, è come ti avevo detto io. Per il fatto dei terreni, quelli qua sotto ci hanno assicurato che te li mettono edificabili, per le parti di sopra hanno storto un po' il muso... (parte incomprensibile della registrazione).
Politico: La parte di sotto, quella si può fare, anche perché il piano regolatore è stato messo in mano a... (e qui vengono fatti due nomi di tecnici). Il primo ce l'ha messo l'onorevole Domenico Susi e l'altro un altro politico. Oltre questi poi ci stanno 7 o 8 tecnici che fanno i lavori che dicono questi due tecnici.
Ingegnere: Io ho anche detto a loro che se si fa l'operazione....
Pausa.
Giovanni: Adesso assessore mi devi dire a che cosa vado incontro.
Politico: Innanzitutto parliamoci seriamente... e a te (rivolto evidentemente all'ingegnere) la massima riservatezza... Io parlo molto seriamente.
Interrompe il signor Rotilio: A parte che siamo persone che ci conoscete, abbiamo la massima fiducia (il seguito è disturbato).
Politico: No, perché ti trovi a parlare con uno, ti trovi a parlare con un altro: mezza parola qua, mezza parola là... Mica vi sto facendo un appunto... me ne guarderei bene.

Elide: L'assessore ci sta facendo delle raccomandazioni.
Politico: Questa è una cosa che non è che la facciamo domani mattina, intendiamoci (riferendosi al cambio di destinazione d'uso dei terreni in questione) se ne passa il '92, l'inizio del '93, metà del '93... L'essenziale è che si fa.
Giovanni: L'essenziale è che va.
Politico: Quando esce fuori questo piano regolatore... (poi elenca le difficoltà e gli ostacoli burocratici che ci sono da superare) chiaramente questa operazione... eh... costa qualcosa.
Giovanni: Dicci... dimmi quello che dobbiamo dare.
Interrompe l'ingegnere: Loro come hanno detto a me (i coniugi Rotilio) se l'operazione va in porto sono disposti a dare... (fase confusa con interruzioni da parte dei coniugi Rotilio).
Poi riprende l'ingegnere: Adesso a quantificare a me non importa nulla... (frasi incomprensibili).
Prosegue l'ingegnere: Nel fatto economico non ci voglio entrare per niente.
Giovanni: Assessore, tu mi devi dire quello che se ne va. Perché... io comincio a mettere da parte, poi quello che ho... a vedere un po' la situazione e tenerla al caldo per quello che serve: però tu mi devi dire quello che serve.... Io non l'ho fatto mai... non....
Politico: C'è da fare una frega di giri a Roma.... Alla fine della cosa 40, 45 milioni li devi caccià! Eh, parliamoci chiaro. E anche adesso siccome ci stanno le elezioni... io sto con Domenico Susi....
Interrompe Giovanni: Sì, me lo hai detto tu, quindi....
Politico: Io sto con Domenico Susi alla segreteria. Io di queste cose ne ho già parlato con lui la settimana scorsa perché generalmente lunedì e martedì andiamo a pranzo insieme, con lui. Ho detto qui ci sono un po' di cose. ehm. Mi ha detto allora vedi un po' come devi fare perché poi vediamo con P. (il nome di un tecnico). Lo chiamiamo e fissiamo un appuntamento e facciamo quello che c'e da fare. Chiaramente sta in campagna elettorale, sta in campagna elettorale... Prima di tutto questa cosa comporta che voi vi schierate con Domenico Susi.
Insieme i coniugi Rotilio: Certo, certo.
Riprende subito il politico: E anche, non dico subito... tra sette, otto, dieci giorni che diate qualcosa... perché dobbiamo fare alcune cose. Io solo questo vi debbo dire per adesso... poi quando si tratta che le carte sono tutte pronte... (il resto non si capisce).
Chiede Giovanni: Quanto debbo approntare tra qui e qualche giorno?.
Il politico: Non dico domani, dopodomani, ma tra sei o sette giorni... 7 milioni (pausa). Oh. di questa cosa, voglio dire, non si parla! (pausa). A noi certi giri... dobbiamo fare delle cene, delle altre cose. Il 27 dicembre in una discoteca abbiamo fatto una serata danzante. Sono venute 3-400 persone. Non è che ha pagato Domenico Susi, o che l'ho pagata io. Ma ce l'ha pagata uno che aveva promesso per un favore fatto. Per farvi capire come funziona, insomma.
Ingegnere: Ma questo è un fatto pure di tranquillità loro. Anche perché 45 milioni sono tanti.
Giovanni: Sono tanti sì.
Ingegnere: Pure quando l'affare è tutto fatto, bene o male la convenienza tu ce l'hai (rivolto ai Rotilio) però adesso come adesso se ti dicessero dacci pure 20 milioni io ti direi non glieli dare. Con tutto il rispetto....
Politico: Ma io infatti ti sto dicendo che in questo momento in cui la campagna elettorale pure noi stiamo cercando di stringere un po' di liquidi. Io dopodomani alle 9.30 di sera devo andare a una cena a Capestrano.
Ingegnere: Francesco, tra me e te queste cose le sappiamo bene... Però siccome loro riconoscono che sto facendo dei lavori... Pure io voglio che stiano con una certa tranquillità.
Elide: Considerando come sono io....
Ingegnere: ... che vieni tutti i giorni a casa....
Elide: A rompergli le scatole.
Ingegnere: No, no, ma anche per l'impegno... se niente, ti direi io di non darglieli (i soldi) insomma. Anche se c'è stata gente che ha pagato di più, però siccome erano gente di cui non me ne fregava niente.
Elide: Ma questi 45 milioni non sono un po' tanti... non possiamo fare 10. A me al negozio mi dicono sempre "me lo fai lo sconto, me lo fai lo sconto?" Anche l'ingegnere me lo chiede sempre (...). (11)

Quello stesso giorno, Carlo Pucciarelli, direttore del Centro, verga in prima pagina un durissimo fondo dal titolo "Mi faccia lo sconto":

Gli ultimi giorni della campagna elettorale, in Abruzzo come in Italia, sono stati sconvolti da una serie di clamorosi episodi che mettono il mondo politico sotto accusa suscitando vivo allarme nell'opinione pubblica con un crescendo di reazioni che rischiano di falsare, addirittura, il normale svolgimento del voto.

Ci riferiamo agli ultimi fatti di corruzione che, con un vorticoso giro di tangenti già pagate e intascate (o "soltanto" pretese e promesse) hanno trovato il loro culmine (per ora) negli arresti di Milano e di Pavia e che hanno visto come protagonisti negativi esponenti socialisti, democristiani e pidiessini (chiariamoci: ex comunisti) in un "governissimo" del pizzo politico.

Alla criminalità organizzata, col suo racket, si aggiunge (e viene sempre più allo scoperto) una mafia politica i cui tentacoli minacciano di avvolgere tutti.

Ed ora il "fattaccio" dell'Aquila. Abbiamo dato la notizia della denuncia presentata contro un consigliere comunale socialista con estrema cautela, ben sapendo che sarebbe esplosa con fragore nel culmine di una campagna elettorale già condotta senza badare a spese ed anche a colpi bassi. Ma quando ci sentiamo accusare da qualche sciocco (che guardando nel proprio orto crede di scrutare in quello degli altri) di speculazione, di "manine" che guidano lo scoop o, ancora peggio, quando si tenta di trarci in inganno negando l'evidenza dei fatti su certi legami che uniscono due nomi, ebbene, allora è necessario parlar ancor più chiaro. Da una parte c'è una precisa, documentata (anche se non ancor provata) accusa contro Giugno di chiedere tangenti per favorire la campagna elettorale dell'onorevole Susi, dall'altra l'annuncio di una controdenuncia per estorsione e l'autosospensione dal partito socialista "per evitare ulteriori speculazioni elettoralistiche che fanno ipotizzare una regia occulta dell'operazione contro il Psi" seguita dall'affermazione "pur continuando nel mio impegno elettorale": vale a dire, se non è zuppa è pan bagnato... Ancora una volta c'è una frase di troppo: si pensa alle trame e ai veleni, si grida all'effetto dimenticando la causa.

Ma c'è un fatto che in tutta questa vicenda ci ha colpiti più di ogni altra cosa: è quella frase ingenua, semplice, di uso corrente, che si sente sempre nel chiacchiericcio al mercato o nei negozi, è quella richiesta "mi faccia lo sconto...". Una frase semplice ma agghiacciante; dimostra che la consuetudine della tangente, del pagare per ottenere un favore o per riconoscere un proprio diritto, è talmente praticata, di uso così comune che una massaia la tira fuori così, alla buona, come se nulla fosse.

"Mi faccia lo sconto...": questa frase pesa più di un macigno. Chiediamo che sia fatta, subito, luce sull'episodio, senza guardare in faccia a nessuno: è passato troppo tempo dalla presentazione della prima denuncia, tutto poteva- e doveva- già essere chiarito, senza avvelenare ulteriormente gli animi. Se di tangente si tratta, si passi a una severa condanna per il corrotto (o i corrotti); se gli accusati sono innocenti si puniscano i calunniatori.

L'Abruzzo, l'opinione pubblica, deve sapere la verità. Non vogliamo fare di ogni erba un fascio, ma il dubbio (e certo non per colpa nostra) ora esiste: gente onesta da inviare alla Camera e al Senato, per nostra fortuna, ce n'è in tutti partiti. Votiamoli, ma- per favore- togliamo di mezzo chi ruba nelle nostre tasche o chi specula sulle nostre aspirazioni. (12)

Il Messaggero, con un commento non firmato, parla di "Elezioni dei veleni tra trame e sentenze":

Elezioni dei veleni, a giudicare da questi ultimi giorni di competizione: un ex vicesindaco, candidato alla Camera per il Psdi, condannato per illecito urbanistico; un consigliere comunale del Psi denunciato per una storia di tangenti. Due episodi che finiscono per gettare un'ombra inquietante sulla competizione elettorale, che secondo la Costituzione repubblicana dovrebbe essere la celebrazione della democrazia, un momento di tensione morale dei cittadini.

Romano Ferrauto, ex vicesindaco per svariati anni, ha avuto le mani in pasta, nel bene e nel male, in tutte le vicende urbanistiche della città. Lo stesso Ferrauto ha gestito le licenze edilizie, l'attuazione del Prg e le sue molteplici varianti; ha curato la localizzazione di tutte le più grosse strutture urbane (scuola della GdF, facoltà di Scienze, plessi scolastici...). E ancora Ferrauto è stato il principale sostenitore, assieme al sindaco Lombardi, del contestatissimo megaparcheggio di Collemaggio. In questa lunga vicenda personale e amministrativa la magistratura è stata in mille modi interessata ma senza risultati eclatanti. L'inchiesta approfondita su un fatto urbanistico marginale (la costruzione di un campo da tennis condominiale) ha portato all'ex vicesindaco una dura condanna, che per una casuale singolarità arriva a 4 giorni dal voto. (13)

Ancora più inquietante la vicenda di tangenti della quale due cittadini hanno chiamato a rispondere il consigliere comunale del Psi, Francesco Giugno. Registrazioni di colloqui, appuntamenti semiclandestini, atti notarili scambiati... Gli elementi ci sono tutti per far intravedere agli amanti di dietrologia una regia più sofisticata di un espediente di autodifesa messo in atto da due semplici cittadini. Anche questa vicenda spunta quasi per incanto a 4 giorni dalle votazioni.

Non sappiamo se Francesco Giugno sia davvero colpevole. Ci piacerebbe poter ancora vedere in lui l'uomo mite e corretto a cui ci siamo abituati in questi anni di sua presenza a palazzo di Città. Resta però il fatto che il consigliere si è trovato in una vicenda che, come amministratore pubblico, non avrebbe nemmeno dovuto sfiorare. (14)

* * * *

"I legami che uniscono due nomi". Giugno si affretta a smentire già il giorno stesso delle prime indiscrezioni con un comunicato del suo legale, l'avvocato Francesco Carli: "Con riguardo ai pretesi fatti denunciati dai coniugi Rotilio, per cui ribadisco di aver già dato incarico ai miei avvocati di presentare a mia volta denuncia per tentata estorsione ai miei danni, mi corre l'obbligo morale e civile di confermare la più totale estraneità dei dirigenti del Psi e, in particolare, dell'on. Domenico Susi alla mia vicenda personale della quale non ho mai avuto occasione di interessare né l'onorevole Susi né gli altri dirigenti del Psi". (15)

Susi, dal canto suo, reagisce come un leone ferito contro Giugno ("Al processo contro di lui- dirà l'onorevole in un'intervista a Stefano Tamburini- se mai ci sarà, sarò contro di lui"(16)) , contro chi avrebbe macchinato contro di lui ("Specialmente l'avvocato Marinucci- fratello della senatrice, n.d.r.- ha cercato di portare la storia sul piano politico, anche contro gli interessi dei Rotilio"(17)) e contro la magistratura ("C'è stata una violazione sistematica del segreto istruttorio, con le iniziative della Procura anticipate dall'avvocato Marinucci"(18)).

E se Susi lancia solo accuse verbali contro il Pm Tragnone, l'esponente socialista passerà invece all'ufficialità dell'interrogazione parlamentare, il 13 novembre 1992, contro il Pm Antonio La Rana, il magistrato che, "applicato" dalla Procura di Vasto a quella dell'Aquila (visto il vuoto nell'organico apertosi dopo la morte di Ratiglia) rilancia questa inchiesta assegnatagli, a tal punto da porre sotto sequestro gli uffici della segreteria dell'ex sottosegretario all'Aquila. Uffici che, essendo di pertinenza di un parlamentare, non potevano essere perquisiti senza espressa autorizzazione della Camera. Una mossa per la quale il Guardasigilli Martelli avvia anche un procedimento disciplinare contro il magistrato, rinfocolando ancora di più le polemiche.

Uno scontro durissimo, quello Susi- La Rana, per il quale ho rischiato di pagare io alcune, pesanti, conseguenze. Sì, perché anni dopo, dall'Ufficio legale del Messaggero mi arriva la comunicazione che il dottor La Rana ha presentato una citazione civile per svariati milioni di lire per essere risarcito dei danni morali e materiali arrecatigli dalle pesanti affermazioni e precise accuse fatte da Susi contro di lui ed in particolare per quelle lanciate nel corso di una conferenza stampa il 30 ottobre 1992, presso il "Grand Hotel" dell'Aquila, presenti anche l'avvocato Carli ed l'allora segretario regionale del Psi, Marco Fanfani. L'Ufficio legale mi chiede spiegazioni difensive. Scrissi una relazione:

PREMESSA
La vicenda dello scontro (giudiziario e personale) tra il Pm Antonio La Rana e l'ex onorevole socialista Domenico Susi va innanzitutto inquadrata nel clima del periodo più caldo dell'inchiesta "Mani pulite" contro la corruzione della classe politica. Classe politica che, come è noto, nella maggior parte dei casi in quel periodo ha subìto le iniziative dei magistrati senza battere ciglio trovandosi di fronte anche ad una sorta di condanna morale dell'opinione pubblica. Un atteggiamento che non è stato scelto da Domenico Susi il quale, messo sott'inchiesta, ha reagito attaccando duramente la magistratura (ed in particolare il Pm La Rana) tanto da meritarsi il soprannome di "piccolo Craxi" (l'ex segretario del Psi aveva fatto più o meno la stessa cosa contro il Pm Di Pietro) salvo poi a fare decisamente marcia indietro. In relazione al clima, comunque, si può tranquillamente affermare che in quei giorni il Pm La Rana appariva agli occhi dell'opinione pubblica come una sorta di eroe (uno dei "Di Pietro d'Abruzzo", come era stato definito, che osava attaccare i potenti) mentre l'onorevole Susi come il potente che reagisce pesantemente perché attaccato.

1. LA FAMOSA CONFERENZA STAMPA DEL 30-10-92

Gli attacchi dell'onorevole Susi contro il Pm La Rana, la cui "guerra" era praticamente tutti i giorni sul giornale nel periodo in causa, possono sintetizzarsi in tre momenti principali: la conferenza stampa del 30 ottobre 1992; l'interrogazione parlamentare al ministro di Grazia e giustizia presentata da Susi; la marcia indietro (scritta e pubblica) dello stesso Susi. Nella conferenza stampa, alla quale parteciparono non soltanto un grosso numero di giornalisti ma anche esponenti e simpatizzanti del Psi dell'Aquila e d'Abruzzo nonché uno dei suoi legali (l'avvocato del foro dell'Aquila Francesco Carli), l'onorevole Susi sparò talmente a zero contro il magistrato che il resoconto appare, se possibile, fin troppo ammorbidito rispetto alle reali parole di fuoco pronunciate in quell'occasione. Ora, a parte che gli altri quotidiani interessati hanno riportato tra virgolette quello che venne detto, anche con il senno di poi (e, dunque, in una clima non più rovente) che cosa si sarebbe dovuto fare? Non pubblicare nulla? Impossibile, in particolare perché era tanto più notizia (e, dunque, tanto più l'opinione pubblica aveva diritto ad essere informata e i giornalisti tanto più in dovere di non tacerla) in quel momento che un politico attaccato contrattaccasse i giudici ed in quella maniera, cioè con affermazioni precise. L'unica cosa possibile era ammorbidire i toni di una denuncia che, comunque, restavano nella sostanza durissimi.

2.L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Tanto era convinto l'onorevole Susi della sua battaglia che le stesse accuse lanciate verbalmente durante quella conferenza stampa furono poi messe per iscritto in una interrogazione parlamentare. Un'altra iniziativa che per il suo carisma di ufficialità di atto parlamentare non poteva essere affatto ignorata. Sia quanto detto nella conferenza stampa che nell'interrogazione parlamentare, furono oggetto di prese di posizione pubbliche quasi tutte a difesa del Pm La Rana. Interessante quella della sezione abruzzese della Associazione nazionale magistrati in cui tra l'altro si legge: "Ancora meno giustificabile, seppure comprensibile, ci pare il detto comportamento (dell'onorevole Susi, n.d.r.) se correlato ad interventi di questo tipo verificatisi in più occasioni".

3. LA MARCIA INDIETRO DELL'ONOREVOLE SUSI
Con una lettera alla Camera dei Deputati, l'onorevole Susi ritira l'interrogazione parlamentare e spiega il perché. Del "cambio" di strategia viene dato ampio risalto sui giornali. Chiusa la vicenda personale, quella giudiziaria si è conclusa qualche mese dopo a vantaggio di Susi. Nel luglio del 1993, la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera respinge la richiesta del Pm La Rana contro Susi; nel settembre successivo, il Pm Piccioli (nel frattempo subentrato a La Rana come titolare dell'inchiesta) chiede ed ottiene dal Gip l'archiviazione degli atti a carico dell'onorevole Susi. (19)

Questa mia relazione difensiva fu decisiva per non essere coinvolto (la responsabilità civile, come è noto, è personale) nel risarcimento di 200 milioni di lire che l'allora proprietà del Messaggero (la Montedison, che non presentò appello) fu condannata a pagare a La Rana poiché, in sostanza, le affermazioni di Susi sono state ritenute diffamatorie in quanto andavano verificate anche se la fonte (in questo caso un parlamentare) era considerata attendibile ed "è stato abbondantemente travalicato l'interesse pubblico alla diffusione del pensiero dell'onorevole Susi" (20). Dunque, a nulla servì che lo stesso Susi ritirò ufficialmente, un mese dopo la presentazione, il duro atto di accusa con una lettera:

In data 13 Novembre 1992 ho presentato una interrogazione parlamentare su alcuni fatti riguardanti il sostituto procuratore della Repubblica di Vasto, Antonio La Rana, ufficializzati da fonti autorevoli, che avevano provocato una indagine giudiziaria, a carico del magistrato, presso il Tribunale di Perugia. Successivamente e recentemente sono venuto a conoscenza che l'indagine si è conclusa con un decreto di archiviazione. Mi ritengo, naturalmente, appagato da quanto é emerso in sede di indagine giudiziaria. Nel contempo mi sono convinto, anche sulla base di altri elementi, approfonditi di recente, che é necessario da parte mia chiudere la vicenda. D'altro canto, sono animato dalla ferma volontà di dimostrare rapidamente la mia assoluta correttezza nelle vicende elettorali, oggetto di indagine da parte dello stesso La Rana: intendo perciò, operare per raggiungere tale obiettivo con serenità ed obiettività rinunciando ai toni polemici. Viviamo tempi difficili per il sistema democratico, che bisogna superare rafforzando le istituzioni e cercando di superare la contrapposizione tra i poteri dello Stato. Perciò, ho deciso di ritirare la mia interrogazione parlamentare numero 4-7700. (21)

La Rana non si intenerisce e presenta una richiesta di autorizzazione a procedere con un'accusa contenuta in ben 112 cartelle. Richiesta che sarà respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, nel luglio del 1993, perché ritenuta "lacunosa e traballante: da restituire al mittente per indispensabili integrazioni".

* * * *

Intanto, l'inchiesta Giardino- Giugno- Susi è come un campo minato attraversato da un gruppo di ciechi: le esplosioni si susseguono. Tra l'altro, La Rana s'imbatte anche in una loggia massonica aquilana, la "Guglia d'Abruzzo" (affiliata al Grande Oriente d'Italia), dai cui elenchi saltano fuori nomi eccellenti. C'è anche quello del parlamentare del Psdi, Romano Ferrauto, sul cui capo penderà un record di inchieste quasi tutte per presunti favoritismi nel campo urbanistico. Un'altra deflagrazione: l'indagine per la violazione della Legge Anselmi (varata dopo lo scandalo P2 per vietare la formazione di società segrete ma anche di comitati di affari) nei confronti di una loggia con quaranta iscritti, i cui nomi restano top-secret e sui quali si comincia a favoleggiare. "Ebbene sì, sono massone- confessa Ferrauto a Stefano Tamburini- che indaghino pure, non c'è niente da nascondere". (22) "Davvero non riesco a capire il senso di questa iniziativa giudiziaria. Quelli che mi conoscono sanno della mia appartenenza alla massoneria" (23) si sfoga con Gisfrido Venzo l'avvocato Paolo Dell'Anno (consulente giuridico dell'Università dell'Aquila, dirigente del Psi aquilano prima e di quello nazionale poi) ovvero uno dei quattro indagati insieme a Maurizio Giuliani (medico chirurgo, Maestro venerabile in quell'anno), Umberto Latini (assicuratore, Maestro venerabile dell'anno precedente) ed a Feliciano Giardino. Da quest'ultimo è partito anche questo filone dell'inchiesta: durante la perquisizione nella sua abitazione per le note indagini del caso Giugno- Susi, venne trovata una lettera firmata dallo stesso Giardino, in qualità di segretario della loggia aquilana, con cui si trasmetteva alla sede centrale del Grande Oriente d'Italia la scheda di trasferimento presso una loggia romana di Paolo Dell'Anno. Dirà dieci anni dopo Marco Cappa, Maestro venerabile nel 2002 della "Guglia d'Abruzzo", in un'intervista che mi concesse incentrata sulla trasparenza della massoneria: "All'Aquila vigono ancora parecchi pregiudizi sulla Massoneria, legati anche all'inchiesta giudiziaria del 1992 dell'allora sostituto procuratore Antonio La Rana. La nostra sede venne posta sotto sequestro, tutte le nostre carte passate al vaglio della Finanza per mesi, molti abbandonarono. Poi l'inchiesta si sgonfiò ed, anzi, non vi fu nemmeno un'imputazione precisa: ma l'opinione pubblica ricorda più la notizia negativa che quella positiva del totale proscioglimento. Così, tanti di noi, soprattutto l'allora Maestro venerabile, hanno subìto rilevanti conseguenze personali e professionali. Abbiamo passato un periodo di crisi, ma ci siamo ripresi. E forse, quella vicenda ha finito col rafforzare moralmente quel nucleo di noi che crede davvero nei valori della Massoneria che non è intrallazzo, malaffare, o riunioni segrete di incappucciati mangiapreti e cospiratori. Queste sono solo leggende metropolitane". (24)

* * * *

Il 28 ottobre 1992, a nove mesi dalla registrazione del colloquio, a sette dalla prima denuncia ed a sei dalla seconda, Giugno viene arrestato insieme con l'ingegnere Carlo Papi. Nell'ambito dell'inchiesta, per Susi si ipotizza da un lato la violazione della legge sul finanziamento dei partiti per aver raccolto fondi in maniera poco limpida (vista anche, sostiene l'accusa, la commistione di contabilità del Ciss e della Fondazione Silone con la sua segreteria politica aquilana) per la campagna elettorale e, dall'altro, la ricettazione per aver poi usato questi soldi, provento di reato, per pagare cene elettorali. Una commistione (con intreccio di conti correnti peraltro, secondo gli inquirenti, assai sostanziosi) che il vicepresidente della Ciss e della Fondazione Silone, il professor Lanfranco Di Mario, si affretta a smentire:

In qualità di vice-presidente del Centro Italiano Studi sullo Sviluppo (Ciss) e della Fondazione Ignazio Silone, ritengo utile un chiarimento nei confronti della pubblica opinione, talvolta raggiunta da notizie frammentarie o tendenziose. Il Ciss ha effettuato fino ad oggi, coerentemente con gli scopi che ne hanno ispirato l'istituzione, un'attività di rilevante consistenza nel campo sociale e culturale, testimoniata da iniziative di vario genere, ma soprattutto da pubblicazioni e convegni. Tale attività, quando assumeva un carattere specificamente culturale, si è avvalsa della collaborazione della Fondazione, emanazione del Ciss, destinata ad ereditare l'ideale messaggio che lo scrittore e politico abruzzese ha lasciato. In questa prospettiva la Fondazione, beneficiando di un fondo all'uopo destinato, sta portando a termine l'acquisto di un immobile che ospiti l'istituenda Università dedicata a Ignazio Silone. Essa, inoltre, edita la rivista periodica "L'Astrolabio", fondata da Ferruccio Parri, la cui distribuzione è in via di sviluppo. Per quanto riguarda la gestione economica, va precisato che il Ciss vive esclusivamente delle sovvenzioni elargite dalla Direzione nazionale del Psi, contribuendo in parte alla vita ed all'attività della Fondazione la quale si avvale anche di contribuzioni da parte di privati e, a titolo personale, del suo presidente on. Domenico Susi. (...). (25)

Mentre Giugno e Papi verranno condannati per tentata corruzione e non per concussione (1 anno e 4 mesi ciascuno in primo grado, nel gennaio 1994, condanna confermata nel 1998 dalla Corte di Appello di Roma dopo un rinvio dalla Cassazione che poi confermerà), e mentre i coniugi Rotilio (finiti anche loro nei guai per l'ipotesi di concorso nel tentativo di estorsione, per la quale il Pm Piccioli aveva chiesto il rinvio a giudizio) saranno prosciolti in udienza preliminare dal Gip, per Susi arriva, nell'autunno del 1993, l'archiviazione. "Tanto rumore per nulla- scrivo nel pubblicare la notizia della richiesta di archiviazione-. I sigilli alla segreteria di un parlamentare, le indagini a tappeto della Finanza, l'avvio di un procedimento disciplinare contro un Pm da parte del ministro di Grazia e giustizia, le pesanti accuse ("Vile, rozzo e delinquente") contro lo stesso Pm da parte di un politico, le polemiche, le interrogazioni parlamentari, le interpellanze ed i teoremi accusatori. Una bolla di sapone". (26)

A firmare la richiesta al Gip di archiviazione è il Procuratore Capo, Gianlorenzo Piccioli. Un anno dopo, il magistrato finirà sott'inchiesta a Perugia per favoreggiamento, abuso d'ufficio e rivelazione di segreti d'ufficio sulla base di una segnalazione del Procuratore della Repubblica di Pescara, Enrico Di Nicola, secondo la quale nel corso delle intercettazioni disposte nell'ambito dell'indagine su presunte irregolarità nella vendita della maggioranza della società esattoriale "Serit" alla ex Banca popolare abruzzese e marchigiana, fu registrata una telefonata a Susi (che era indagato insieme con altre dieci persone) nella quale Piccioli avrebbe detto al parlamentare di avere il telefono sotto controllo su disposizione della Procura della città adriatica. Condannato in primo grado (per la rivelazione di segreto d'ufficio ma scagionato da quella di favoreggiamento) a 6 mesi di reclusione con l'interdizione per un anno dai pubblici uffici, sentenza che farà scattare la sospensione della funzioni di giudice civile della Corte d'Appello dell'Aquila (dove nel frattempo era stato trasferito perché Vincenzo Di Stefano aveva avuto ragione dal Consiglio di Stato e lo aveva scalzato), Piccioli verrà assolto e riabilitato il 14 febbraio del 1997 dalla Corte d'Appello di Perugia. I giudici umbri hanno "accolto le tesi dell'avvocato perugino Stelio Zaganelli (difensore del magistrato insieme al collega Giovanni Flick prima che quest'ultimo diventasse ministro di Grazia e giustizia), secondo le quali quella frase ("Attenzione all'uso del telefonino") non rivelava alcun segreto perché Piccioli non sapeva nulla dell'inchiesta ma anzi avvertiva Susi del pericolo di intercettazioni abusive". (27)



Note al testo


(1) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo, 2 marzo 2002 (torna al testo)
(2) Ibidem (torna al testo)
(3) I quattro nomi si riferiscono ad alcuni dei personaggi dei romanzi siloniani (torna al testo)
(4) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo, 28 maggio 1992 (torna al testo)
(5) Vedi intervista di Gaspari a pag.?? (torna al testo)
(6) Atti parlamentari, 20 giugno 1992 (torna al testo)
(7) Comunicato stampa, Teramo, 5 giugno 1992 (torna al testo)
(8) Comunicato stampa L'Aquila, 13 novembre 1992 (torna al testo)
(9) Atti parlamentari, Camera dei Deputati, Doc. IV N. 206, 1 marzo 1993 (torna al testo)
(10) Atti del procedimento n.449/92 R.G./GIP (torna al testo)
(11) Il Centro, Cronaca dell'Aquila, 3 aprile 1992 (torna al testo)
(12) Il Centro, Prima pagina, 3 aprile 1992 (torna al testo)
(13) Ferrauto, per questa vicenda, sarÓ assolto dalla Corte d'Appello dell'Aquila il 15 febbraio 1994 (torna al testo)
(14) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 3 aprile 1992 (torna al testo)
(15) Comunicato stampa, L'Aquila, 4 aprile 1992 (torna al testo)
(16) Il Centro, Cronaca d'Abruzzo, 28 giugno 1992 (torna al testo)
(17) Ibidem (torna al testo)
(18) Ibidem (torna al testo)
(19) Relazione del 24 novembre 1997 (torna al testo)
(20) Tribunale di Roma, Prima sezione civile, sentenza n. 12822 del 1999 nella causa nr.9524/97 del R.G.A.C. (torna al testo)
(21) Lettera al Servizio Assemblea della Camera dei Deputati, 19 dicembre 1992 (torna al testo)
(22) Il Centro, Cronaca dell'Aquila, 2 dicembre 1992 (torna al testo)
(23) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo, 30 novembre 1992 (torna al testo)
(24) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo, 18 dicembre 2002 (torna al testo)
(25) Comunicato stampa, Roma, 27 novembre 1992 (torna al testo)
(26) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo, 24 settembre 1993 (torna al testo)
(27) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 14 febbraio 1997 (torna al testo)