“Confraternita dei ‘Devoti’ di Sant’Agnese: Mauro Masciovecchio Priore 2026

Plebiscito per Mauro Masciovecchio
Il nuovo Priore: “Impegno a tenere puliti
la pavimentazione di Corso e Piazza”

Mauro Mascioveccho, noto imprenditore aquilano del settore ecologia, è stato eletto ieri sera “Priore” per il 2026 della più antica Congrega agnesina aquilana, ovvero la “Confraternita aquilana dei ’devoti’ di Sant’Agnese” dalla quale è nata l’omonima Associazione culturale, che da 21 edizioni promuove il festival “Il Pianeta Maldicenza” insieme al Movimento Agnesino.
La Confraternita, per antica tradizione, elegge una sola carica.
Masciovecchio è risultato il più votato (quasi un plebiscito) al termine dello scrutinio (presidente del seggio: Oreste Cordeschi; Fabrizio Caporale e Antonio Ulacco scrutatori) tenutosi a conclusione di una frizzante e allegra serata (allietata dalle musiche del trio Fabrizio De Melis, Antonio Marinelli e Armando Rotilio) nel ristorante, in centro storico, “Lo Scalco dell’Aquila”, dal 2020 “triclinio” della Confraternita e quarta sede del Dopoguerra dopo le “mangiatoie” storiche delle trattorie “Macallè”, “San Biagio” e nel post sisma, dal 2013 “Delfina alle 99 Cannelle”.
“Un onore essere stato eletto Priore- ha detto Masciovecchio, nel suo discorso programmatico- mi impegnerò ancora di più a pulire al meglio la pavimentazione di Corso e piazza”.
Il Priore uscente Borso Di Pasquale (cui per tradizione è toccato offrire champagne con una magnum da 6 litri), ha passato le insegne (l’antico medaglione in legno finemente intarsiato) a Masciovecchio cui toccherà “governare” l’Anno Agnesino 2026 nell’anno di “L’Aquila Capitale della Cultura”.
L’Aquila, 22 gennaio 2026

ESSO QUISSI
I PRIORI DAL 1959 AD OGGI

1959 Alfredo Properzi
1960 Tancredi Nanni
1961 Manlio Marinelli
1962 Alberto Gualtieri
1963 Ugo Paolantonio
1964 Gaetano Bellisari
1965 Arturo Fogola
1966 Nino Urbani
1967 Mario Catalano
1968 Alberto Gualtieri
1969 Tancredi Nanni
1970 Alfredo Properzi
1971 Ugo Paolantonio
1972 Manlio Marinelli
1973 Gaetano Bellisari
1974 Nino Urbani
1975 Lorenzo Andreini
1976 Corrado Farroni
1977 Lucio Barattelli
1978 Sandro Marinelli
1979 Mario Lolli
1980 Gino Ludovici
1981 Giorgio Splendiani
1982 Teobaldo Cinque
1983 Domenico Trecco
1984 Peppe Pulcini
1985 Giovanni Pienabarca
1986 Giorgio Corradini
1987 Germano Barattelli
1988 Peppe Azzarone
1989 Enrico Di Benedetto
1990 Pasquale Martella
1991 Enrico Farina
1992 Giulio Colangeli
1993 Peppe Santoro
1994 Ezio Villante
1995 Igino Desiati
1996 Enrico Carli
1997 Gianfranco Masciocchi
1998 Dario D’Armi
1999 Amedeo Esposito
2000 Fabrizio Marinelli
2001 Tommaso Ceddia
2002 Fausto Ronconi
2003 Angelo De Nicola
2004 Oreste Cordeschi
2005 Lucio Frammolini
2006 Angelo Sella
2007 Serafino Petricone
2008 Carlo Cobianchi
2009 Riccardo Lopardi
2010 Riccardo Lopardi (Sisma)
2011 Oreste Cordeschi
2012 Pasquale Martella
2013 Stefano Tinari
2014 Fabrizio Caporale
2015 Giulio Cesare Primerano
2016 Federico Fiorenza
2017 Ettore Barattelli
2018 Giovanni Nardecchia
2019 Rinaldo Tordera
2020 Biagio Tempesta
2021 Biagio Tempesta (Covid)
2022 Biagio Tempesta (Covid)
2023 Germano Genitti
2024 Vincenzo Giorgi
2025 Boris Di Pasquale
2026 Mauro Masciovecchio

FOTOGALLERY:

I VIDEO:

Pianeta Maldicenza 2026: IL CONVEGNO “SILENZIO E MALDICENZA”

https://www.abruzzodaily.it/news/citta/laquila/laquila-fra-emiliano-antenucci-per-il-quarto-appuntamento-del-festival-pianeta-maldicenza/225

LA REGISTRAZIONE DELL’EVENTO:

FOTOGALLERY DEL CONVEGNO:

FOTOGALLERY DELLA CENA PRESSO L’ALBERGHIERO:

VIDEO:

IL REPORTAGE DI ALBERTO ORSINI:

Le parole possono essere come carezze e abbracci, ma anche come pietre e spade: per questo è importante l’uso corretto che se ne fa. Su questo assunto si sono trovati tutti d’accordo, maldicenti e non, nel corso del convegno “Silenzio e maldicenza: non sparlare degli altri”, ospitato all’Aquila, al Palazzetto dei Nobili, nel corso della quarta giornata del ventunesimo festival della critica sincera e costruttiva “Il Pianeta Maldicenza”: il primo evento pubblico nell’anno della cultura da Capitale italiana 2026, onorato al meglio con questo evento di alto spessore culturale.
A misurarsi con L’Aquila e con la sua singolare tradizione secolare del 21 gennaio, quando colleghi e amici si ritrovano a tavola per eleggere i più linguacciuti, è stato Padre Emiliano Antenucci, rettore del Santuario della Madonna del Silenzio di Avezzano: il frate cappuccino, divulgatore e autore di numerosi libri tra cui un eloquente “Non sparlare degli altri”, con prefazione di Papa Francesco, ha avuto il compito di “processare” la maldicenza aquilana, in un dibattito colto e appassionante con alfieri dell’usanza cittadina che sostenevano le tesi opposte. All’evento ha fatto seguito la cena d’accoglienza del Festival presso l’Istituto Alberghiero Ipsiasar, con un raffinato menù preparato e servito dagli allievi.
“Ogni parola non è solo informativa, ma performativa – ha detto Padre Emiliano – Può avere perfino effetti terapeutici, ma, al contrario, tutte le volte che sparlo sporco il mondo: un conto è la constatazione di qualcosa, un conto la fantasia negativa”, ha ammonito. Secondo il religioso, “più che la maldicenza, bisognerebbe coltivare la benedicenza; più che l’invidia, servirebbe ammirazione; più che il malocchio, il bellocchio verso gli altri”.
Il sacerdote e agnesino doc Don Renzo D’Ascenzo, padre spirituale della Confraternita dei “devoti” della Santa, tra virgolette proprio per evitare fraintendimenti, ha chiarito la sua posizione a metà tra i maldicenti, nell’accezione positiva aquilana, e il peccato costituito nella dottrina dal gossip. “Tenere a freno la lingua è il frutto di un apprendistato notevole – ha fatto notare – La nostra maldicenza, quella che viene praticata all’Aquila, non intende sporcare gli altri, ma accusare il male che distrugge le nostre relazioni”, ha aggiunto in risposta alle osservazioni del “collega” Antenucci. Il moderatore Demetrio Moretti ha ribadito la distinzione – fondamentale per ogni agnesino che si rispetti – tra “dire male” e “dire il male”: “La seconda accezione non intende far del male a una persona, ma dire quello che, secondo te, non va: questo può portare al chiarimento ed essere positivo per il futuro”.
Coinvolgente e interattiva, grazie a slide con contenuti arricchiti dalle risposte dei telefonini dei presenti, la lezione di Rita Roncone, professoressa ordinaria di Psichiatria dell’Università dell’Aquila. “Attraverso la parola, nel cervello si accendono aree della comprensione e si spengono quelle della sofferenza – ha detto in premessa – La solitudine rappresenta un fattore di rischio mortalità, perciò non esageriamo con il silenzio! Dobbiamo connetterci agli altri, siamo fatti per questo”. Parlando del concetto di gossip, la docente ha fatto notare che esso rappresenta un “meccanismo di controllo sociale informale contro chi approfitta della comunità senza contribuire”. La maldicenza sana, in sostanza, “mina la reputazione di qualcuno che, informato di questo, cerca di recuperare: il pettegolezzo pro sociale può scoraggiare l’egoismo e promuovere la cooperazione”.
Una dinamica che, ha precisato Roncone, “può funzionare, tuttavia, solo in una città di provincia, dove tutti sanno tutto di tutti: pensate a organizzare una Sant’Agnese a Milano, dove non ci si conosce neanche sullo stesso pianerottolo!”. Un pericolo a questa pratica positiva può essere costituito, ha concluso, “dai social network: qui le cose cambiano, c’è assenza di reciprocità immediata, persistenza dei contenuti nel tempo, amplificazione del pubblico da una piccola platea a una indefinita, e anche una ridotta responsabilità percepita”. Per questi e altri elementi, in base agli studi “il gossip mediato dalla tecnologia è, all’opposto, un grave fattore di rischio per la salute mentale”.
A difesa della tradizione anche il presidente dei “Devoti”, il giornalista e scrittore Angelo De Nicola. “Sant’Agnese la facciamo da secoli, i nonni non tramanderebbero mai ai nipoti qualcosa di negativo”, ha fatto notare in premessa. “La maldicenza in senso originale è un peccato e per di più rovina i rapporti: insomma, rappresenta una barriera religiosa e sociale. La critica e satira costruttiva, invece, prevedono un uso giusto delle parole: dire il male è chiamare il male per nome”. Secondo l’autore, “se il pettegolezzo becero è assai comodo, al contrario la nostra maldicenza è parecchio scomoda: la tradizione esige satira e critica sempre in presenza”. Una “lencuata” anche al più volte citato silenzio che, ha evidenziato De Nicola, “può diventare complicità se lascia correre il male e copre i torti”. Le caratteristiche della maldicenza doc, ha concluso, devono essere quattro: “Primo, una verità verificabile; secondo, una finalità correttiva; terzo, la responsabilità di metterci la faccia; quarto, il rispetto della persona”.
Tesi che hanno convinto solo in parte Padre Emiliano, che nel tirare le somme è tornato a battere sul concetto di silenzio: “Non a caso, l’Abruzzo è la regione con più eremi al mondo dopo il Tibet e la Cappadocia! La schiettezza, la correzione fraterna, vanno bene- la sua apertura-. Dopotutto, il Vangelo è anche annunciare il bene e denunciare il male. Ci vogliono sorriso, ironia e umorismo per superare le pestilenze; la chiave è sorridere e mai deridere gli altri”.



RASSEGNA STAMPA:

https://www.abruzzodaily.it/news/citta/laquila/laquila-il-festival-nella-sfida-silenzio-vs-maldicenza-il-dibattito-finisce-in-pareggio/2340

Perdono e Pace: la lezione civile

https://www.ilcentro.it/l-aquila/laquila-2026-perdono-e-pace-la-lezione-civile-kqne52ji

Articolo pubblicato sul Centro il 19 gennaio 2026:

L’Aquila – Il Perdono come cifra identitaria, e Papa Celestino V come seme ancora vivo. Il passaggio nel discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica non sono parole a uso del cerimoniale. Sergio Mattarella definisce l’Abruzzo «terra di Celestino V, Pietro Angelerio dal Morrone», ricorda che la Chiesa ne ha riconosciuto la santità, e soprattutto mette al centro quel gesto “rivoluzionario” che «scardinò ogni privilegio di ricchezza o di classe sociale»: un perdono aperto a tutti, senza tornelli sociali, senza gerarchie di merito. È la sintesi più limpida del messaggio celestiniano: non un’icona nel catalogo delle memorie medievali, ma un’idea politica e spirituale insieme, capace di parlare al presente. Un Ghandi del Duecento!
E infatti, nel testo della prolusione per L’Aquila 2026 quella frase torna come pietra angolare: «La Perdonanza è assai più di un rito che si ripete. È un segno universale che rappresenta questa città nella storia». E ancora: «L’Aquila capitale del perdono, e dunque capitale di pace e riconciliazione: così disse Papa Francesco durante la visita del 28 agosto 2022». Qui le parole di Mattarella diventano un filo continuo: dal 1294 di Celestino, al 2022 di Francesco, passando per l’iscrizione Unesco del 2019.
Non è un dettaglio. Perché se una capitale della cultura può essere, spesso, una vetrina, L’Aquila prova da tempo a rovesciare il paradigma: non “capitale” per mostrare, ma “capitale” per significare. Un laboratorio in cui la cultura non è intrattenimento, ma collante di civiltà, strumento di convivenza, argine alle fratture del tempo. Nel suo discorso Mattarella lo lega alla temperie del presente: guerre, volontà di dominio, strategie predatorie riemerse. In questo paesaggio, la cultura diventa un modo di resistere e ricomporre. E in questa chiave, la Perdonanza smette di essere solo calendario e folklore: diventa una grammatica pubblica.
Chi conosce la Perdonanza, sa che il suo cuore non è un semplice “evento”: è una soglia. Porta Santa, attraversamento, gesto comunitario. Un rito che custodisce un’idea modernissima: la possibilità della “vita nuova” come diritto universale, non come premio selettivo. Il Presidente, oggi, non fa teologia: fa, con la sobrietà che gli è propria, una lettura civile del Perdono, interpretandolo come rottura degli steccati, inclusione, antidoto ai privilegi. Non a caso ricorda: «Tutti potevano ricevere il perdono e aprirsi a vita nuova». Nel 2026, in un mondo di contrapposizioni, quella frase è una freccia nel presente.
E poi c’è l’altra parola-chiave che completa il quadro: pace. L’Aquila 2026 “capitale di pace e riconciliazione”. È una formula scolpita da Papa Francesco quel 28 agosto 2022 quando, per la prima volta in oltre sette secoli, un Pontefice aprì la Porta Santa di Collemaggio, trasformando la Perdonanza in un gesto di portata internazionale, riaccendendone l’universalità.
Dentro questo triangolo Celestino-Francesco-“Sergio” (come lo ha significativamente definito il direttore Telese) si gioca l’ennesimo riconoscimento. Ma non è solo celebrazione: è responsabilità. Perché se L’Aquila è “capitale del perdono”, allora deve esserlo anche quando la vita si complica: nei conflitti sociali, nella durezza delle periferie, nelle ferite della ricostruzione che non è mai soltanto cemento. «C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo». Seme: non medaglia. Qualcosa che cresce, chiede cura, pretende coerenza.
Ecco perché, nel giorno dell’inaugurazione, il richiamo a Celestino V non suona come un omaggio “locale” ma come una scelta di prospettiva: mettere al centro ciò che L’Aquila può offrire al Paese, e non soltanto ciò che il Paese può concedere all’Aquila. La Perdonanza, «assai più di un rito che si ripete», diventa ponte tra storia e contemporaneità, tra identità e missione. E se il Presidente la richiama con parole precise (“gesto rivoluzionario”, “scardinando ogni privilegio”, “segno universale”), allora questo riconoscimento non è un fiore all’occhiello: è un promemoria. Il perdono di Celestino non è un capitolo chiuso, ma un dogma. Un’utopia? Forse. Ma è l’unica strada: il Perdono come anticamera della Pace. Dall’Aquila, per il mondo.
Angelo De Nicola

Pianeta Maldicenza 2026: IL CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL DIALETTO

COMUNICATO STAMPA:

Geolinguistica, dialetti e nuove tecnologie: all’Aquila
il primo grande evento accademico
di “Capitale italiana della cultura 2026”

L’AQUILA – Sarà il Convegno internazionale “Geolinguistica, dialettologia e digitalizzazione: esperienze a confronto”, in programma il 15 e 16 gennaio presso il Centro congressi universitario “Luigi Zordan”, in piazza San Basilio, ad aprire simbolicamente il calendario dei grandi appuntamenti accademici di “L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026. Un evento di altissimo profilo scientifico, inserito nel programma del 21.mo Festival “Il Pianeta Maldicenza”, che pone il capoluogo abruzzese al centro del dibattito europeo sulla documentazione e la valorizzazione delle lingue locali e minoritarie, con contributi provenienti non solo dall’Italia ma anche da Germania, Spagna e Croazia. Due giornate di studio che offriranno una panoramica ampia e aggiornata sulle principali esperienze di geolinguistica e dialettologia, con particolare attenzione all’impiego delle tecnologie digitali nella raccolta, gestione e archiviazione dei dati linguistici.

Il Convegno affronterà sia le grandi opere del passato oggi in fase di digitalizzazione- come l’Atlante Linguistico Mediterraneo (ALM), l’Atlante Linguistico Italiano (ALI) e l’Atlante Storico Linguistico Etnografico Friulano (ASLEF)- sia i progetti più recenti, nati direttamente in ambiente digitale, restituendo un quadro estremamente dinamico e innovativo della ricerca linguistica contemporanea.

Momento centrale dei lavori sarà la presentazione della nuova versione multimediale dell’Atlante Linguistico ed Etnografico Informatizzato della Conca Aquilana (ALEICA), a cura di Francesco Avolio, docente del Dipartimento di Scienze Umane e organizzatore del Convegno, insieme a Giovanni De Gasperis. L’ALEICA raccoglie oltre cento carte che documentano nel dettaglio la straordinaria varietà dialettale della Conca Aquilana e che nel 2026 vedrà la pubblicazione anche in una versione cartacea tradizionale, rafforzando ulteriormente il legame tra ricerca, territorio e identità culturale.

Ad aprire la prima giornata, il 15 gennaio, saranno i saluti istituzionali del Magnifico Rettore dell’Università dell’Aquila, Fabio Graziosi, del vicedirettore del Dipartimento di Scienze Umane, Alessandro Vaccarelli e di Teresa Nocita, responsabile del Laboratorio di Digital Humnities. Seguirà un focus dedicato alle numerose iniziative di recupero e valorizzazione dei dialetti locali promosse all’Aquila e nel suo territorio: ne discuteranno Angelo De Nicola, presidente del Comitato Sant’Agnese, Domenico Fusari per l’UNPLI, Giuseppe Placidi, presidente delle ACLI d’Abruzzo, impegnate da quattro anni nel Concorso per cori dialettali “Jamo alla scòla” diffuso nelle scuole della regione e Antonio Fruci, fondatore di “elleapostrofoa.com”.

Il Convegno rappresenta così il primo grande evento accademico del percorso verso L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026, confermando il ruolo dell’Università e della ricerca scientifica come motore fondamentale di una visione culturale che intreccia memoria, innovazione e futuro.
L’Aquila, li 13 gennaio 2026

Echi del Pianeta Maldicenza 2026

“Il fatto” di Rete 8:

________________

Su ManuwebTv:

__________________

Su Laqtv:

___________________________

Sul capoluogo.it:

https://www.instagram.com/p/DTqKyFqDIBD
————————————
𝐈𝐋 𝐓𝐑𝐀𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐎𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐃𝐄 𝐋𝐔 𝐁𝐀𝐑𝐎𝐍𝐄
J’Aquila, novantanove pe’ bbeve e una pe’ sparlà
L’Aquile, uàrde a lu future,
tra cose bbelle e culture:
e nghe nu premie speciale
de ll’Italie è capitale
e cuscì pe’ n’anne intere,
è gnè nu grosse cantiere,
tra mostre, mùseche e cante,
pe’ dà ggioie a tutte quante,
da Palazze Margherite,
finalmente arecustruite,
Nuvantanove Cannelle,
tante chiese antiche e belle,
l’Abbazjie de Collemagge,
lu rosone nghe le ragge,
addò dorme Celestine
sole Quinte, pe’ destine,
ch’à lassàte la Speranze
nghe la Santa Perdunanze,
e ogne anne quande vè Ahoste
le fedele và cumposte,
pe’ levarse le peccate.
Pe’ la porte spalancate
passe e arcève l’indulgenze,
tra prehière e penitenze,
Da Pape Francesche, è certe,
quattre anne fa, à state aperte
e tante persone ahunite
à la Messe ànne assistite,
se mantè ne la memoria
gnè nu fatte de la storie.
Ecche na bbella fundane,
nu vante pe’ ogne aquilane:
la Fundane luminose,
che è de n’artiste famose:
D’Antine, lu scultore,
propie nu capulavore.
E ce stà San Bernardine,
nu miracule divine,
de n’artistiche bbarocche,
lu chiù bbelle, nen se tocche!
Lu Castelle mò t’aspette,
custruzzione de rispette,
da lu Mille e Cinchecente
meravijje pe’ la ggente,
lu Mammuth è lu padrone,
ca ‘mbazzì ‘fa le persone.
E mò, chiù bbelle e arcunciate,
lu Musee c-i-ànne arpurtate,
ca d’Abbruzze mò vè dette,
la Reggione bbenedette,
addò tra mare e mundagne,
sempre bbone ce se magne.
E lu vine? Da nu’ è suvrane
lu rosce Montepulciane!
A gennaie, diciassette,
nghe na feste de rispette,
de l’anne de la culture
ecche abbjie l’avventure;
“Lu territorie, chiamate
mille capitale”, nate.
Mattarelle presidente,
acclamate da la ggente,
nghe nu discorse ‘mpurtante,
à piaciute a tutte quante,
e a le ggiùvene aquilane,
nu cunsijje ècche sicure:
tocche a vvù mo’ lu future.
Pe’ la feste a sant’Agnese,
sempre piene di surprese,
se fa sole maldicenze
e fa ugnune gnà la penze,
E na cose nen vvà bbone,
me diceve sempre Tatone.
J’ nen sò nu prufessore,
né scrittore de valore,
ma na cose nen me và
e le vojje segnalà:
“Vaje a L’Aquile” è currette,
scrive “All’Aquile” è scurrette,
ma Lu Centre e Messaggere
scrive sempre a ssa maniere!
E chi so ca fa sta sviste!
Uarde un po’, le ggiurnaliste.
Me sembre ca pe’ culture
va cagnàte ‘ssa scritture.
Pe’ trecente e passe jurnate
certe L’Aquile è affullate,
ce ne stà d’appuntamente,
ca ce fa arrevà la ggente,
fusse quesse la maniere
de na nove primavere
dope le jurnate bbrutte
de lu piante e de lu lutte.
La vocche de lu sparlà’
ca mo’ zitte se ne stà.
E le dice pazz’e bone
chi vè dette Lu Bbarone.
𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐃’𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨
𝐂𝐡𝐢𝐞𝐭𝐢 – 𝐋’𝐀𝐪𝐮𝐢𝐥𝐚, 𝟐𝟏 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔
——————————–

Pianeta Maldicenza 2026: IL CONCORSO FOTOGRAFICO “RICOSTRUENDO”

COMUNICATO STAMPA:

CONCORSO FOTOGRAFICO “RICOSTRUENDO”
ALLA MEMORIA DI MAURIZIO PETTINE


Dal 2020 l’Associazione Confraternita aquilana dei “Devoti” di Sant’Agnese ha indetto, nell’ambito del Festival “Il Pianeta Maldicenza” un concorso fotografico intitolato al compianto Amedeo Esposito, per scegliere la cartolina che va ad arricchire la serie dal tema “Ricostruendo”.
Il tema, come noto, era testimoniare la ricostruzione della città dell’Aquila, sia attraverso i lavori in corso, sia attraverso i monumenti, le vie e i palazzi già restaurati.
Quest’anno si era già pensato di tornare alla vecchia formula, ovvero l’individuazione in riviste, siti web, social network, di uno scatto capace di testimoniare il lungo percorso di rinascita della nostra città e l’invito da inoltrare all’autore per poter utilizzare la fotografia, in mancanza di candidature spontanee.
Il 22 novembre scorso, purtroppo, gli aquilani sono rimasti colpiti dall’improvvisa scomparsa di Maurizio Pettine, il quale, insieme al padre Evandro (che aprì lo storico negozio di fotografia nel 1959) e ai fratelli Stefano e Roberto, ha raccontato per anni la vita privata- grazie alla documentazione di tanti eventi come matrimoni, comunioni, cresime- della collettività aquilana. Ma i fratelli Pettine, che fin dal 2015 sono tornati in centro storico (con una delle sedi nello stesso locale dove- prima del sisma- svolgevano la loro attività), hanno immortalato anche eventi pubblici e scorci della nostra città, dandoci la possibilità di onorare la memoria di Maurizio e dedicargli la “Cartolina 2026”, con un suo scatto del Palazzo di Giustizia di via XX Settembre, già copertina dell’Albo degli Avvocati aquilani.
L’Aquila, 12 gennaio 2026

RASSEGNA STAMPA:

https://www.abruzzodaily.it/news/citta/laquila/laquila-omaggio-alla-memoria-del-fotografo-maurizio-pettine-al-via-un-concorso/1975

https://assergiracconta.altervista.org/archivioNews.php?page=1&id=36750&fbclid=IwY2xjawPSOORleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFLN1ZIdDNicWtWTWpBZUhKc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHoE_j8-yILQc1u3XyINVTMJyuyWPIgrWP0kdC0irxoEh1XtK7tht6I-H6z6r_aem_xQkND0tUHQRzLWftsn45aA