FINALMENTE S’È CONVINTO ANCHE MONS. PETROCCHI

L’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi durante l’imposizione del Pallio da parte di papa Francesco (Foto Renato Vitturini )

La mia analisi sul Messaggero di oggi
Dunque, anche il cardinale Petrocchi s’è convinto a invitare Papa Francesco a venire all’Aquila per aprire la Porta Santa di Collemaggio. Come si ricorderà, nel gennaio 2020 l’arcivescovo aquilano aveva ribadito pubblicamente che «quando partiranno i lavori della cattedrale di San Massimo inviterò il Papa a venire all’Aquila». Una dichiarazione che Petrocchi aveva già fatto il 28 agosto 2017, sul sagrato di Collemaggio, subito dopo l’apertura della Porta Santa e più volte l’aveva ripresa.
Un anno e mezzo fa, ci permettemmo di dichiarare il nostro disaccordo. Con tutto il rispetto per il cardinale e senza sottovalutare quanto sia importante la ricostruzione della Cattedrale dopo ben 12 anni, l’invito al Papa va fatto per aprire la Porta Santa. Questo chiedono, invocano, supplicano gli aquilani.
Il punto è nodale, soprattutto dopo il riconoscimento Unesco della Perdonanza. Ebbene, la Perdonanza (e, quindi, il messaggio di Celestino V) è stata certificata quale Patrimonio immateriale dell’umanità. Sarebbe assurdo e contraddittorio che il mondo la riconosce come tale e la Chiesa no, come peraltro è avvenuto fino a oggi visto che, in 727 anni dal quel 1294, nessun Papa, nessun Papa, è mai venuto ad aprire la Porta Santa. E’ arrivato il momento che si superi quell’imbarazzo. Soprattutto alla luce delle dimissioni di Papa Ratzinger, guarda caso l’unico Pontefice a passarci sotto: il “miracolo” purtroppo lo fece il sisma e il 28 aprile 2009, in pellegrinaggio nella città ferita, Benedetto XVI entrò a Collemaggio attraversando la Porta Santa eccezionalmente aperta fuori tempo per lui. Donò il suo pallio sulle spoglie di quel povero cristiano; l’anno dopo, a Sulmona, disse pure che «Celestino seppe agire secondo coraggio e in obbedienza a Dio», altro che “gran rifiuto per viltade”… Sappiamo, poi, come è andata.
Il nostro arcivescovo s’è convinto. Il tempo per la definitiva “riabilitazione” di quel “povero cristiano” di Celestino V è forse davvero arrivato.
Angelo De Nicola
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rocca di Mezzo celebra la Perdonanza con la conferenza di Angelo De Nicola

Il 24 agosto alle ore 21.30, nella piazza della Chiesa, a Rocca di Mezzo, si svolgerà la conferenza “ La Basilica di Collemaggio nella storia dell’Aquila”, a cura di Angelo De Nicola.
L’evento, organizzato dall’Associazione Culturale Monti Naviganti, in collaborazione con il Comune di Rocca di Mezzo e con la Pro Loco, si inserisce nel contesto della 726esima edizione della Perdonanza Celestiniana, dal 2019 ufficialmente iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.
La grande capacità oratoria di De Nicola e le immagini proposte nel corso della conferenza ci trasporteranno indietro nel tempo e ci permetteranno di conoscere in modo più approfondito la storia della Basilica e la figura complessa di Papa Celestino V, noto per la Bolla del Perdono con cui venne sancito il primo giubileo nella storia della cristianità.
Un evento culturale che arricchisce la conoscenza storica, rafforzando i legami tra passato e presente.
La partecipazione è gratuita fino ad esaurimento posti. In caso di maltempo, l’incontro si terrà nel ridotto della Palestra Polivalente. Per informazioni, telefonare al numero 331 2954248.
di Loredana Agnifili

Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 11 (Parte Seconda)

Immagine dallo studio fatto da Roberto Paolucci che testimonierebbe la similitudine tra la “trama” del tessuto della Sacra Sindone e quella della facciata in pietra della Basilica di Collemaggio all’Aquila

«Una lettera? Per me? E da chi?».
Il signor Giacomo non riusciva a capacitarsi del fatto che una busta era stata lasciata non si sa da chi, come gli aveva più e più volte spiegato il portiere, sul bancone della reception dell’albergo. Una busta color avorio, chiusa, con una piccola striscia bianca di carta incollata sulla quale era scritto il suo nome e cognome.
«Nessuno sa che sono qui» andava ripetendosi il signor Giacomo. E come presagendo guai, quella busta non l’aveva aperta, girandola e rigirandola tra la mani mentre, sprofondato in una comoda poltrona della hall, aspettava il sovrintendente con il quale aveva appuntamento.
«Buongiorno sovrintendente… Alla buon’ora!».
«Che c’è, la vedo in agitazione, signor Giacomo. Porto sette minuti di ritardo: non credo sia per questo… lei non è mai puntuale!». …

Leggi tutto