La 727.ma Perdonanza: da maxisagra a Sanremo ma manca il “messaggio”

Riccardo Cocciante a Collemaggio (Foto Renato Vitturini)

La mia analisi sul Messaggero di oggi:

Al netto dei gusti personali (giustamente variegati), dei giudizi dei soliti “tromboni” nullafacenti ma tuttocapenti e delle stucchevoli polemiche da caciara politica (stranamente spesso coincidenti se a governare è il centrodestra o il centrosinistra), proviamo a fare un’analisi (con relativa “pagella”, tradizione del Messaggero) della 727.ma Perdonanza.


LA SAGA DEI BIGLIETTI
Le cose devono funzionare. Chi scrive voleva prenotare tre biglietti per il concerto di ieri sera. Non ci è riuscito dovendo anche sopportare anche una serie di beffe e controbeffe di un meccanismo assurdo. Il sistema di prenotazione è stato ridicolo, non funzionando dal primo giorno. Perchè? Di chi la responsabilità? Lo si pagherà ugualmente?
Voto 2 meno meno

IL TEATRO DEL PERDONO
Nelle 38 edizioni della “Perdonanza Moderna” è antica e mai risolta la diatriba di quale sia lo scenario del “fate festa” (la frase usata da Papa Celestino V). Lo scenario è Collemaggio ma certo la conformazione naturale della Scalinata di San Bernardino fanno di quest’ultima un luogo cardine. Al di là del fatto che entrambe sono senza parcheggi (le maledizioni dei tanti turisti forse sono arrivate anche ai piani alti di palazzo Fibbioni…), a Collemaggio sono elevatissimi i rischi di andare a intaccare (come è successo quest’anno: le critiche al “contropalco” all’inizio del prato sono state feroci e univoche) il meraviglioso skyline della facciata ma anche l’agibilità delle 24 ore clou, religiose e non solo, dell’apertura e chiusura della Porta Santa. Si dirà: c’è il Covid. E’ vero. Ma è anche vero che la città non ha uno spazio attrezzato per maxi-eventi nè sta facendo nulla per dotarsene. In sostanza: ha senso spendere 800 mila (o-t-t-o-c-e-n-t-o-m-i-l-a) euro per fare concerti in una aia di paese da 2.000 posti?
Voto 5 meno meno


SPETTACOLI
“La Perdonanza come Sanremo” è stata da un lato la critica e dall’altra l’esaltazione nei confronti di un programma (varato tardissimo, come da tradizione) ma al top. Il maestro Leonardo De Amicis è risorsa eccezionale: con lui il top è garantito. Ma, paradossalmente, rischia di essere un boomerang perchè questo aspetto fa ancora di più risaltare l’inadeguatezza dell’aspetto del “messaggio”. In sostanza: con De Amicis ora siamo al sicuro (e non è poco) ma tale aspetto non è nè può essere “la” Perdonanza.
Voto 7 e mezzo


IL MESSAGGIO
Qui cade l’asino! Se si chiede a un aquilano (e a maggior ragione a un turista) quale sia stato il filo conduttore di questa edizione, la risposta è «non saprei». Non c’è stato. Non lo si è pensato. E purtroppo è la seconda edizione targata Unesco. Sì, c’è stato e c’è il Covid. Ma senza progettazione e programmazione è un disastro. Senza un organismo fisso che tecnicamente pensi, oggi, 31 agosto, la Perdonanza dell’anno prossimo (quando, peraltro ci saranno anche le elezioni comunali), non ci siamo. A maggior ragione se, come tutti speriamo, l’anno prossimo verrà Papa Francesco ad aprire, primo Pontefice della Storia a farlo, la Porta Santa. Anche la Curia è stata carente: nessun approfondimento, nessuna idea, nessun contributo. Il compitino. Chi scrive aveva detto (anche per interesse proprio, ovviamente interesse intellettuale), al sindaco Biondi, un anno fa, che si sarebbe potuto sfruttare il Settecentenario della morte (14 settembre) di Dante e una “rilettura” del testo di Ignazio Silone “L’avventura di un povero cristiano”. Restano le efficaci citazioni siloniane fatte nei discorsi ufficiali dello stesso primo cittadino e dal Cardinale Feroci.
Voto 4


Angelo De Nicola
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