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La Missione di Celestino - Parte II, Cap. 5

Un romanzo di Angelo De Nicola

La missione di Celestino


«Andiamo. Vedrà, lì in cima le piacerà» disse il sovrintendente inforcando di nuovo la salita.
«Cosa sono queste piccole croci di ferro qui ai lati?».
«Ricordo dei Caduti di Roio della Prima guerra mondiale. Perciò questo si chiama il ”Parco della Rimembranza”».
«Anche la guerra ci perseguita. Certo che se vuol essere un ricordo, si potrebbe mantenere questo posto in maniera più decente. Mi sembra tutto all’abbandono».
«Ha ragione. Pensi che un mio conoscente, ogni volta che, specie la domenica mattina, lo incrocio lungo la Via Mariana, mi rimprovera di non aver fatto nulla per restituire dignità a questo posto così significativo...».
«Un cimitero di caduti, un parco della rimembranza, alla base del “Calvario bis” della Gerusalemme seconda: tenuto così è uno scandalo!».
«I fondi che il Comune era riuscito a reperire sono stati dirottati per costruire un campetto di calcio».
«Che vergogna!».
«Ha ragione».
«Ma che bello qui. Si vede tutta la città».
Il panorama era mozzafiato anche perché totalmente inaspettato; nemmeno la stupenda vista che, lungo la Via Mariana s’era aperta nei pressi dell’ottava Stazione della Via Crucis, lasciava presagire uno scenario così suggestivo. Il signor Giacomo ansimava per la salita ma, davanti a quella vista, aveva come dimenticato la fatica. Dopo l’ultima Stazione di questa seconda Via Mariana ideale prosecuzione della prima, proprio sulla sommità del colle, sul terreno campeggiava una grande scritta con delle lettere realizzate unendo insieme delle pietre.
Il signor Giacomo lesse: «P...A...C...E...».
«E’ una delle tante scritte rimaste dopo la visita di Papa Wojtyla. Ad accogliere il Pontefice, sul piazzale del Santuario ma anche qui su questo colle, c’erano soprattutto giovani. Sono stati loro a “scolpire” la scritta “PACE”».
«Il discorso, il discorso. Legga il discorso di Giovanni Paolo II».
«Non credo sia pertinente: perderemmo solo tempo».
«Non sono mica in servizio! Ho tempo da perdere e parecchio».
«Ora è lei che è preso da un’estasi mistica?».
«Ma quale estasi! Vorrei ricreare il clima di quel giorno che certo per molti, forse anche per la nostra amica, deve essere stato indimenticabile. Sennò perché ci ha voluto portare qui in cima?».
«Non ci avevo pensato. Ha ragione. Forse...»
«Legga!».
«Obbedisco. Eccolo qui: “Carissimi giovani, vi dico anzitutto la mia grande gioia nell’incontrarmi con voi, presso questo celebre Santuario dedicato a Maria Santissima! Vi siete preparati alla visita del Papa percorrendo stamane la ‘Via Mariana’, monumento di fede e di pietà fatto qui costruire dal Cardinale Carlo Confalonieri, quando era Arcivescovo di questa Diocesi, e, fermandovi alle rispettive quindici edicole, avete meditato i misteri del rosario. Vi ringrazio di cuore per questa iniziativa spirituale, come per la vostra presenza così devota, lieta e numerosa; vi saluto tutti con particolare affetto. Intendo pure, in questo momento, porgere il mio riconoscente e fraterno saluto al Cardinale decano, al Cardinale Corrado Bafile, figlio di questa città, e a tutti i Vescovi della conferenza episcopale di questa regione, che hanno voluto essere presenti con voi a questo significativo incontro. Sono venuto nella vostra terra per onorare in modo speciale San Bernardino da Siena, nel sesto centenario della nascita. Sono venuto per vedere anche voi, cari giovani, per parlarvi, per sentirvi, per stringere con voi un’amicizia più cordiale e concreta, per guardarvi negli occhi, come faceva Gesù, per lasciarvi un messaggio che sia per voi un forte ricordo e un impegno programmatico. E voi siete venuti incontro al Papa con la vostra gioia, la vostra bontà, la vostra vivacità e anche con le vostre ansie, i vostri interrogativi: siete venuti per ascoltare la sua voce e per pregare con lui! Ancora vi ringrazio per questa vostra gentilezza e disponibilità...».
«Sembra un discorso esclusivamente dedicato ai “Papa boys”...».
«E’ vero. Mi era capitato di leggere questo testo ma mai gli avevo dato questa interpretazione».
«Sentiamo come prosegue. Certo che qui sembra di essere in Paradiso più che sul Calvario...».
«Il signor Giacomo in piena estasi...».
«Legga!».
«Pronto: “Riflettendo ora un momento con voi sulla figura di San Bernardino, desidero proporvi alcune indicazioni che vi possano servire come programma di vita, seguendo le orme del grande Santo. Imparate prima di tutto da San Bernardino il valore essenziale e determinante della conoscenza di Gesù. Voi conoscete la vita di San Bernardino: rimasto orfano fin dalla sua tenera età, fu educato a Siena in una profonda e illuminata fede cristiana, cosicché egli, giunto alla giovinezza, desiderò consacrarsi totalmente a Gesù nella vita religiosa e sacerdotale per dedicarsi in modo essenziale a far conoscere al più gran numero di fratelli il Cristo amico e redentore. Diventato sacerdote nell’ordine di San Francesco, per ben dodici anni volle ancora studiare e raccogliere materiale biblico, teologico, morale, ascetico, mistico per essere ben preparato a svolgere in modo degno e soddisfacente la sua missione di predicatore. Nel 1417, incominciando da Genova, partì per la sua vasta ed intensa opera, percorrendo il nord e il centro dell’Italia, annunziando a tutti con ardore e con passione l’amore di Cristo e diffondendo dovunque la devozione al nome di Gesù, specialmente sotto il simbolo IHS: ‘Iesus Hominum Salvator’. San Bernardino fu un grande innamorato di Gesù e spese tutta la sua vita per far conoscere e amare il divin Salvatore, come dimostrano i suoi ancora attuali sermoni in latino e in volgare. Carissimi! Come il giovane Bernardino, cercate di conoscere Gesù in modo autentico e globale! Approfondite la sua conoscenza per entrare nella sua amicizia! È la conoscenza di Gesù che, sola, vi può dare la vera gioia, non quella egoistica e superficiale; è la conoscenza di Gesù che rompe la solitudine, supera le tristezze e le incertezze, dà il vero significato alla vita, frena le passioni, sublima gli ideali, espande le energie nella carità, illumina nelle scelte decisive. Così si legge nella ’Imitazione di Cristo’: ‘Quando è presente Gesù, tutto è buono e nulla sembra difficile; quando è assente Gesù, tutto diventa gravoso. Quando Gesù non parla interiormente, la consolazione non vale nulla; se invece Gesù dice anche una sola parola, si prova una grande consolazione... Che cosa ti può dare il mondo senza Gesù? Essere senza Gesù è un insopportabile inferno, ed essere con Gesù è un dolce paradiso. Se Gesù sarà con te non c’è nemico alcuno che ti possa recar danno’...”».
«Che belle parole! Per i giovani poi».
«Vedo che è sulla via della conversione...».
«Non sono più giovane».
«Proseguo col discorso papale: ”Anche a voi ripeto ciò che dissi ai giovani di Parigi: ‘Gesù non è soltanto un fratello per noi, un amico, un uomo di Dio. Noi riconosciamo in lui il Figlio unigenito di Dio, colui che è una cosa sola con Dio Padre e che il Padre ha donato al mondo... Lasciate che Cristo sia per voi la via, la verità, la vita. Lasciate che sia la vostra salvezza e la vostra felicità. Lasciate che afferri la vostra vita tutta intera affinché essa raggiunga con lui tutte le sue dimensioni, cosicché tutte le vostre relazioni, attività, sentimenti, pensieri siano integrati in lui, si potrebbe dire ‘cristificati’. Come desiderava San Bernardino, il nome di Gesù sia iscritto nei vostri pensieri, diventi un palpito del vostro cuore, sgorghi onorato e benedetto dalle vostre labbra: Gesù è l’amico che non tradisce, che vi ama e vuole il vostro amore! Sia vostro fermo proposito conoscerlo sempre meglio mediante la lettura del Vangelo, lo studio di opere appropriate, la riflessione sulle biografie dei Santi e sulle esperienze dei convertiti. Imparate poi da San Bernardino a vivere con coerenza la vostra fede cristiana. Infatti non basta la conoscenza di Gesù; bisogna essere coerenti nella vita con le idee professate. Quel Santo si trovò a vivere in un’epoca difficile e perfino sconcertante: l’Italia era allora certamente cristiana, ma purtroppo in pratica si viveva poco cristianamente. Erano tempi torbidi, tumultuosi, densi di inquietudine e di contestazioni nella vita civile ed anche all’interno della Chiesa. Soprattutto vigeva una penosa situazione di ingiustizia sociale, di odio e di inimicizie tra famiglia e famiglia, tra città e città...».
«Più o meno come oggi...».
«”...San Bernardino non si spaventò né dei tempi né degli uomini: spirito intelligente e saggio, comprese subito che bisognava vincere il male seminando il bene, ed impostò la sua predicazione e il suo ministero come lotta acerrima e continua al peccato, richiamando i cristiani, laici e sacerdoti, umili e potenti, padroni e lavoratori, alla coerenza di vita. La sua eloquenza era vivace e festosa, ma anche tagliente e inesorabile, e con intrepido coraggio affrontò il male in ogni luogo, fustigando vizi e difetti, senza risparmiare nessuno, esortando alla conversione e alla penitenza, invitando al perdono e alla pace. Sapeva essere umorista ed ironico all’occorrenza, e nei suoi sermoni ci lasciò dei gustosi e trasparenti bozzetti della vita del tempo. L’umanista Maffeo Vegio, suo contemporaneo, narra che i fedeli si accostavano in così gran numero ai sacramenti, che talvolta non si trovavano sacerdoti sufficienti per confessare e amministrare l’eucaristia. Ecco, cari giovani, la seconda pressante esortazione: siate coerenti!...».
«Beh, Celestino V lo fu, eccome, coerente».
«...“La fede cristiana, la nostra stessa dignità e l’attesa del mondo attuale esigono essenzialmente questo impegno di coerenza. E la prima fondamentale espressione di coerenza è la lotta al peccato, e cioè lo sforzo costante ed anche eroico di vivere in grazia. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui il peccato è addirittura divenuto un’industria, che produce denaro, movimenta piani economici, dona benessere. Tale situazione è certamente impressionante e terribile. Eppure, non bisogna lasciarsi né spaventare né opprimere: qualunque epoca esige dal cristiano la ‘coerenza’. E perciò, anche nella società attuale, avvolta da un’atmosfera laica e permissiva, che può tentare e allettare, voi, giovani, mantenetevi coerenti al messaggio e all’amicizia di Gesù; vivete in grazia, rimanete nel suo amore, mettendo in pratica tutta la legge morale, nutrendo la vostra anima col corpo di Cristo, usufruendo periodicamente e seriamente del sacramento della penitenza. Infine, imparate da San Bernardino il coraggio della testimonianza. Infatti egli fu un deciso e intrepido testimone di Cristo. Anzi, prima ancora, al tempo della sua adolescenza, era stato di esempio tra i giovani di Siena e nel 1400, quando scoppiò la terribile peste, con dodici altri suoi amici non ebbe paura di dedicarsi ad aiutare i poveri infermi, a rischio della propria vita. Siate coraggiosi anche voi! Il mondo ha bisogno di testimoni, convinti e intrepidi. Non basta discutere, bisogna agire! La vostra coerenza si trasformi in testimonianza, e la prima forma di tale impegno sia la ‘disponibilità’. Sentitevi, come il buon samaritano, sempre disponibili ad amare, a soccorrere, ad aiutare, in famiglia, sul lavoro, nel divertimento, con i vicini e con i lontani. Aiutate anche i vostri sacerdoti nelle varie attività parrocchiali; aiutate i vostri Vescovi! Riflettete anche, con serietà e generosità, se il Signore non chiami pure qualcuno di voi alla vita sacerdotale, religiosa e missionaria. Il vostro seminario ogni anno attende con ansia e con fiducia che qualcuno entri per iniziare la specifica formazione al sacerdozio. Nel mondo di oggi, affamato di Cristo e del suo Vangelo, c’è bisogno della vostra testimonianza!”...».
«E’ molto lungo, ancora?».
«No. E’ rimasto l’ultimo paragrafo che, se ben ricordo, è un inno alla Madonna. Eccolo: “...Concludo affidandovi alla Vergine Maria, di cui San Bernardino fu devotissimo e che si può dire ogni giorno egli andò annunziando per l’Italia. Rimasto orfano della mamma, volle scegliere come madre la Madonna e a lei sempre rivolse il suo affetto, in lei sempre confidò totalmente. Egli, si può affermare, divenne il cantore della bellezza di Maria e predicando con ispirato amore la sua mediazione, non ebbe timore di affermare: ‘Ogni grazia che viene data agli uomini, procede da una triplice ordinata causa: da Dio passa a Cristo, da Cristo passa alla Vergine, dalla Vergine viene data a noi’. Rivolgetevi ogni giorno con fiducia e con amore a lei, e chiedetele la grazia della bellezza della vostra anima e della vostra vita, di ciò che unicamente vi può rendere felici. Con questi voti, invocando l’intercessione di San Bernardino, vi imparto la benedizione apostolica, che sempre vi accompagni come segno del mio intenso affetto”».
«Vita missionaria... Ha riflettuto su quel passaggio?».
«Lei mi sorprende. Come c’è arrivato?».
«Intuito».
«Il punto, invece, mi sembra nodale. Ci ho riflettuto molto. Ma dobbiamo tornare giù, al Santuario. Andiamo».


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