Adriano, un simbolo

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Ecco il testo del mio articolo di oggi sul Messaggero:
Era uno dei simboli della resilienza dell’Aquila dopo il drammatico terremoto del 6 aprile. Per quel suo strenuo lottare, paralizzato sopra una sedia a rotelle da uno sfortunato incidente giovanile su una pista di motocross, a favore dei diritti dei disabili. Adriano Perrotti, se l’è portato via il Covid-19 a 56 anni in quel terribile autunno anche per una città, L’Aquila, che aveva passato senza gravi emergenze la primavera e l’estate della pandemia. La morte di un simbolo: un po’ per le tante sofferenze sopportate sempre col sorriso e un po’ per quel dedicarsi ai non fortunati.

«Uno dei personaggi più incisivi e caratterizzanti della nostra comunità- secondo il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi-. Preziosi sono stati i suoi suggerimenti e stimoli nel percorso che ha portato all’istituzione del disability manager, figura che oggi rappresenta un patrimonio collettivo di questa terra. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme». E la senatrice dem Stefania Pezzopane: «Resta il suo sorriso, la sua voglia di vivere, le sue battaglie per le persone con disabilità».

Il suo compagno, in carrozzella, di tante battaglie, Massimo Prosperococco: «Ho sperato che avrebbe passato anche questa e che sarebbe entrato a far parte degli Highlander; avevo già la battuta pronta per quando ci saremmo risentiti, ci ripetevamo “Adriano è invincibile” anche perché aveva vicino la forza della sua bellissima famiglia». Lo ha sconfitto il Covid.
Angelo De Nicola
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Adriano e Carlo: due simboli armati di un sorriso guascone

Il mio articolo oggi sul Messaggero (Edizione Abruzzo) sulla morte, legata al Covid, di Carlo Di Giambattista:

Lunedì Adriano, ieri Carlo. E’ un “uno-due” da far rischiare il knock-out quello che il maledetto Covid, in due giorni, assesta agli aquilani. Oltre che per l’età, 56 anni, e per un carattere da guasconi, Adriano Perrotti e Carlo Di Giambattista erano accomunati dal fatto di essere due simboli.

L’uno della resilienza alle sfortune della vita trasformate in una carica vitale unica, l’altro del sapersi godere la vita, magari spesso ai limiti, tanto da rappresentare la “faccia della salute”. Entrambi, a guadarli, invincibili. Come invincibile “Pesciò” lo era sul campo quando, talento naturale fin da giovanissimo nel ruolo di numero 8, si prendeva il lusso di suonarle anche ai più blasonati giocatori. Un incubo per gli avversari. Un punto di riferimento sicuro per i compagni di squadra: Carlo c’era sempre, con un sorriso sornione, anche quando le cose andavano male. Come Adriano c’era sempre per combattere qualche battaglia per i diritti dei disabili, col suo sorriso grosso così anche di fronte alle sconfitte.

E ora? Che fare di fronte a questo nostro nuovo 6 aprile? A quale punto di riferimento aggrapparsi se il Covid ci porta via i nostri anziani e, ora, anche i nostri simboli? Oltre che sul fronte sanitario (la cui gestione all’Aquila sta segnalando un disastro dietro l’altro) occorre lavorare sul fronte psicologico avviando l’ennesima “ricostruzione” aquilana, la più difficile. Servono strategie, progetti e leader. C’è qualcuno che si candida?

Angelo De Nicola
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Il simbolo/ E ora diamo un senso alla morte di Adriano

Il mio articolo oggi sul Messaggero (Edizione Abruzzo) sulla morte, legata al Covid, di Adriano Perrotti:

La scomparsa di Adriano Perrotti, non nascondiamocelo, piega le gambe a noi aquilani. Sì perchè Adriano era il campione della città della resilienza, ne era il simbolo. Una città che non s’è mai arresa. Rialzando la testa. Più e più volte. Che ha combattuto mille battaglie, magari perdendole, ma senza mai mollare. Come Adriano. Mille battaglie sulla tolda della sua sedia a rotelle. E tante sconfitte (l’ultima, cocente, il mancato scivolo per disabili per entrare a Collemaggio: si vergogni chi non ha provveduto!). Eppure Adriano era sempre lì. Pronto sui nastri di partenza, come in quella maledetta gara di motocross tante vite fa.

Come il 6 aprile, il Covid è arrivato a fiaccare le nostre resistenze. E allora, come dopo il 6 aprile, l’unica cosa da fare è essere uniti e, soprattutto, fare subito chiarezza. Chiarezza su chi ha sbagliato e sta sbagliando. Chiarezza su chi ha determinato un ospedale allo sbando. Su chi ha permesso che il sistema di tracciamenti andasse in tilt. Su chi non ha reso possibile, per via della mancanza di reagenti, di processare al San Salvatore i tamponi inviandoli allo Zooprofilattico di Teramo. Su chi ha fatto un’assurda guerra intestina al laboratorio privato Dante Labs.

Chi non è capace, sia cacciato o abbia la dignità di farsi da parte. Solo così daremo un senso alla morte di Adriano. Il nostro simbolo.
Angelo De Nicola
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