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Calendario "6 Aprile-Cronaca di una Rinascita N.6"

VEDI NAPOLI E POI...VIVI

di Angelo De Nicola


La sesta edizione (sesta? di già...) di questo nostro calendario collettivo catartico, che vuol far partire l’Anno Aquilano non dal Primo gennaio ma dal 6 aprile, scandisce un anniversario tragico, di una ferita ancora aperta e di un futuro ancora nebuloso. Ma questo calendario vuole anche essere, con tutto il rispetto per il dolore che non è dei soli parenti delle vittime, un momento di “festa”. Un Capodanno, appunto. E come tutti noi facciamo nei nostri Capodanni aprendo il cuore alla speranza, a maggior ragione dobbiamo credere in questo Capodanno nella speranza che L’Aquila rinasca. Magari aggrappandoci a piccole-grandi cose. A dei simboli. A dei totem.

Lo scorso anno fu Papa Francesco a farci scorgere un grande fuoco in fondo al tunnel. Quest’anno è un “flash mob” a indurci a sperare. Un altro significativo “flash mob” del Gruppo Aquilano di Azione Civica “Jemo ’nnanzi” il cui ormai famoso tricolore, lungo 25 metri, ha svettato dagli spalti del Maschio Angioino, uno degli storici simboli di Napoli. Napoli, non a caso. La Capitale del regno delle Due Sicilie e faro culturale di quella quattrocentesca Europa meridionale in cui primeggiava anche la città dell’Aquila. Quella Napoli dove, il 21 marzo scorso, sono tornate d’attualità le storiche parole di Papa Francesco che, un anno fa, il 2 aprile 2014 in piazza San Pietro, in dialetto aquilano aveva spronato gli Aquilani allo “Jemo ’nannzi” (andate avanti). Nel corso del suo pellegrinaggio a Napoli, il Pontefice si è infatti espresso in dialetto napoletano: “A Maronna v’accumpagne” ha detto. La forza del dialetto!

L’attenzione che Napoli ha riservato all’Aquila ferita fa ben sperare. La piccola-grande iniziativa di un manipolo di attivisti con l’inconfondibile tenuta neroverde, è stata infatti possibile grazie alla sensibilità del Comune di Napoli e in particolare del suo assessore alla Cultura, Nino Daniele. Significative le sue parole: «Abbiamo aderito con entusiasmo alla richiesta pervenutaci in occasione della visita a Napoli del Gruppo Jemo ’nnanzi- ha detto l’assessore Daniele durante la suggestiva cerimonia che ha destato tanta curiosità tra i napoletani e i turisti- costituitosi dopo il terribile sisma con l’obiettivo della non rassegnazione e quindi della partecipazione attiva alla ricostruzione del tessuto storico della città».

Non rassegnazione. Ecco, appunto. E’ questo il sentimento che trasuda da quel tricolore ormai consumato dalla tante battaglie, fin da quando svettò dalla Torre Civica di Palazzo Margherita nel 2011 in occasione del Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, in cui ha svolto il ruolo di simbolo identitario di chi non vuole rassegnarsi: la scritta a caratteri cubitali (“Jemo ’nnanzi”) in dialetto aquilano che scorre lungo il bianco scortato dal verde e dal rosso. Una sintesi perfetta: L’Aquila come questione del Paese. Come suo patrimonio. Come problema ma anche come opportunità. Questo è stato il messaggio di speranza da Napoli. Questo sarà il messaggio di quel simbolo-bandiera-identità quando, unito ad altri settantaquattro metri di tricolore per arrivare al magico novantanove, sfilerà il 17 maggio lungo le strade dell’Aquila ferita all’Adunata nazionale degli Alpini.

È Capodanno!
Scurdammoce 'o terramutu.
Simm' 'ell’Aquila, paisà!
L’Aquila, 19 aprile 2015

Cocciarotta (Angelo De Nicola)


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