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Una Realtà che Viva oltre Noi

Intervista ad uno dei tre fondatori dell'Uovo, Antonio Massena

da ”Senzatitolo” n.14 gennaio 2009

di ANGELO DE NICOLA



Dicono: «Bella l’intervista a Totò Centofanti nell’ultimo numero di “Senzatitolo”!». E insistono: «Forse solo tu, con la tua ironia, potevi riuscire nell’operazione di far “parlare” il nostro».

Beh, grazie. Ma il merito non è mio. Il merito è tutto di Marcel Proust e del suo geniale “Questionario” che, tra il serio ed il faceto, da oltre cent’anni (Proust lo formulò e si rispose alle domande nel 1892, quando aveva vent’anni), spesso riesce nell’operazione di tirar fuori il meglio dalle persone.

Dicono: «Allora, insistiamo!». Sono d’accordo: ecco a voi Antonio Massena, l’altro dei tre fondatori dell’Uovo che si gode questi primi, meravigliosi, trent’anni da quel 19 agosto del 1978: questa, almeno, la data dell’atto davanti a notar Ciancarelli. Si prepari Maria Cristina. O no?!


Antonio Massena, quale è il tratto principale dell’Uovo?
La determinazione e la forza di volontà. Essere riusciti in oltre trent’anni di attività a costruire, pressoché dal nulla, quello che questo teatro oggi rappresenta sia a livello regionale che nel panorama nazionale.

La qualità che desideri del teatro
La verità.

Quel che apprezzi di più in un attore
La capacità di comunicare emozioni.

Il principale difetto dell’Uovo
Non sempre riuscire a comunicare con la giusta efficacia l’enorme mole di attività che giorno dopo giorno viene sviluppata.

Il sogno di felicità dell’Uovo
Che il nostro progetto continuasse a vivere oltre noi.

Quale sarebbe la più grande disgrazia per l’Uovo
Che si esaurisse la fantasia di chi scrive (Maria Cristina Giambruno), la meticolosità e la perfezione di chi raccorda ogni tassello dell’attività (Totò Centofanti) e forse la voglia di lottare contro tutti e contro tutto per affermare giorno dopo giorno la propria esistenza (del sottoscritto).

Quel che vorrebbe essere l’Uovo
Quello che è. Basterebbe solo un po’ più di tranquillità economico/finanziaria in grado di garantire continuità di sviluppo.

Lo spettacolo che preferisci
Il nostro “Metamorphoses”. Per esser riusciti a trovare le giuste connessioni fra teatro e scienza, attraverso quegli autori che direttamente, ma soprattutto indirettamente, avevano utilizzato tali temi per la stesura delle loro drammaturgie, indagando quelle personalità della scienza che avessero avuto rapporti con la letteratura e con il teatro. E aver trovato le interazioni sceniche con gli spazi da utilizzare e con i temi da trattare, sperimentando nuove tecnologie di illuminazione in grado di evidenziare le potenzialità della fisica, unire nella messinscena i concetti fisici di suono e luce e renderli “visibili”. Aver inventato moduli recitativi e interpretativi nuovi capaci di coinvolgere il pubblico pur rispettando la specificità del linguaggio.

Lo spettacolo che ami
Il nostro “Il brutto anatroccolo”. Per l’eleganza del testo, l’efficacia della messinscena, la forza dirompente delle parole ma soprattutto per il linguaggio delle parole, del corpo, dei suoni e delle musiche che si sono fusi in un unico codice espressivo.

L’autore preferito
Ernest Hemingway e Jack Kerouac.

Poeti preferiti
Charles Baudelaire, Pablo Neruda, Vladimir Majakovskij, Nazim Hikmet.

Il tuo eroe nella finzione
Nessuno.

Le tue eroine nella finzione
In assoluto una: Valentina di Guido Crepax.

I compositori preferiti
Keith Jarret, Miles Davis e John Coltrane.

I pittori preferiti
Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel e poi tutto il periodo legato all’avanguardia di metà novecento: Pollock, Warhol, Lichtenstein, Burri, Schifano, Rotella, Jean Michel Basquiat...

L’eroe nella vita reale
Non ne ho.

Il tuo nome preferito
Silvia.

Quel che detesti più di tutto nel teatro
La mancanza di professionalità e l’approssimazione.

Il personaggio storico più disprezzato
L’elenco sarebbe troppo lungo!

Il dono di natura che vorresti avere
La pazienza.

Come vorresti morire
Sereno. Con due opzioni: durante il sonno o in montagna.

Stato d’animo attuale
Nonostante tutto, combattivo.

Le colpe che ti ispirano maggiore indulgenza
Qualche bugia detta a fin di bene.

Il tuo motto
“L’unico zen che troverai sulla montagna è quello che avrai portato con te”.

Grazie!
Grazie a te!

Angelo De Nicola





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