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De Nicola Smaschera Celestino

La Maschera di Celestino
www.ilcapoluogo.it 20 giugno 2005
di Gianfranco Colacito



Pigiando il bottone giusto, il giornalista Angelo De Nicola ha imboccato la strada (anche elettronica...) azzeccata per lanciare finalmente Celestino V, i misteri di Collemaggio, invenzioni e verità, segreti e imboscamenti storici ed ecclesiastici. E dunque (gli sia resa gratitudine) anche L'Aquila e i suoi balbettanti tentativi di Perdonanza in grande stile.

Il romanzo di De Nicola (La maschera di Celestino, edizioni Textus, prefazione di Dacia Maraini, 118 pagine, 12 euro) è azzeccato, rivela (ma chi legge De Nicola lo sapeva) stile e piglio giornalistici, cultura storica, capacità di ricerca e di lettura del presente e del passato. Il giornalista è sicuramente attentissimo al trend letterario del momento, perchè sveglio e arguto. Ma Dan Brown e Umberto Eco non sono scimmiottati e saccheggiati, come è stato fatto da altri a piene mani e senza ritegno. Lo stile della Maschera di Celestino è originale, ironico, leggero e leggibilissimo, requisito essenziale... per essere letti da molte persone. Un'ovvietà che tanti frequentatori della penna ignorano del tutto, convinti che per farsi stampare occorra trasudare noia, citazioni, bibliografie infinite.

Troppo spesso in questo paese fare gli scrittori significa diventare spocchiosi, pesanti e noiosi. Le grandi penne anglosassoni spiegano invece la relatività e la meccanica quantistica ai lattai, ai cantonieri, ai professori e persino agli studenti, notoriamente refrattari come l'argilla alle stille di sapere.

De Nicola ha narrato una storia che "prende" dalla prima pagina. Coinvolgente, si snoda tra argomenti difficili e anche pericolosi, che l'autore solca con competenza, senza mai scadere nel grossolano e nell'enfatico. La materia si presta e bisogna dire che persino Brown ne abusa nel primo dei suoi romanzi (Angeli e demoni) non facendosi perdonare americanismi da film virtuale, davvero esasperati. De Nicola no, sempre con gusto e leggerezza, dice tutto, non nasconde verità inquietanti (i risultati della Tac sul corpo del papa santo scomparsi e il rapimento delle spoglie), non offende nessuno ma neppure liscia ermellini e porpore. Bravo, elegante, sempre giornalista (per noi è complimento), mai soporifero. Ha fatto più bene all'Aquila «La maschera di Celestino» che tutti i miliardi sperperati per le Perdonanze a base di noccioline, strepiti di cantanti, musiche e profonda volgarità: quella, naturalmente, di chi ha infangato la festa aquilana. Gli aquilani stringano la mano ad Angelo De Nicola. Quanto a Celestino, ci pensa lui, Opus Dei permettendo...




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