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"Il Messaggero"
26 febbraio 2008
DA CANDIDATO SINDACO SCONFITTO A VINCITORE: «SI PUÒ FARE»
di ANGELO DE NICOLA
TERAMO - «La riproposizione di un candidato sindaco che ha perduto nella tornata precedente non necessariamente è un fatto che l’elettorato vede negativamente. La ricandidatura, infatti, è sinonimo di un buon lavoro fatto dall’opposizione e, comunque, viene vista come la certificazione di una leadership forte». Il sindaco di Teramo, Gianni Chiodi, è uno che vede positivo, per natura. Altrimenti non si sarebbe ricandidato nel 2004, sfidando la dura legge del perdente, dopo essere stato battuto nel 1999 dal candidato del centrosinistra: il giovane commercialista, pescato dalla società civile e scelto dalla Casa delle Libertà (con qualche mal di pancia dell’allora Ccd) tre mesi prima della competizione, nulla potè contro il “panzer” dell’Ulivo, Angelo Sperandio. Otto i punti di percentuale di distacco: 53 a 41. Nel 2004, la vittoria 52,8 a 47,2 contro Lino Befacchia. «Ma- avverte Chiodi- il mio caso è assai diverso, almeno fino alla situazione di oggi, da quello di Carlo Masci». Perchè, sindaco? Quale? Un consiglio a Carlo Masci...
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