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"Il Messaggero"
29 aprile 2005
INTERVISTA A UN DETENUTO
di ANGELO DE NICOLA
L’AQUILA - «Io lì ci sono stato: quello di Sulmona è un carcere punitivo, punitivo di brutto...». Nonostante sia con un piede sul treno per tornare nel carcere di Ancona dopo un breve permesso, il ”detenuto comune” D.G.V. non si fa pregare per parlare con il cronista di quella che è stata la sua ”casa” per quattro lunghi anni.
E come tutti i detenuti, D.G.V., quarantenne aquilano che sta scontando undici anni per cumulo di condanne relative a furti e ricettazione, non ha parole tenere per il carcere. Anche se strizza l’occhio «a quei galantuomini dei magistrati del Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila: meno male che ci sono loro altrimenti le rivolte in carcere non si conterebbero». «Sono stato detenuto a Sulmona dal 2000 al gennaio 2004. Un carcere punitivo dove è facile perdere la testa». Che vuole dire per punitivo? Gli agenti la vessavano? Cioè? Dunque, secondo lei, è la gestione del carcere che non va, o no? Ha conosciuto l’attuale direttore, il dottor Siciliano? Ha mai pensato, in cella, al suicidio? IL MESSAGGERO: Indice
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