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"Il Messaggero" 21-1-1999
"L'HO VISTO UCCIDERE TAMARA E UCCIDERE MIA SORELLA"
L'AQUILA - "Sapresti riconoscere chi ha ucciso tua sorella, dopo aver cercato di violentarla, e la tua amica del cuore?".
"Sì".
"È in questa aula?"
"Dov'è?" Così, senza guardarlo in faccia ma abbassando lo sguardo, Silvia Olivetti, la ragazza veneta sopravvissuta al massacro del monte Morrone, vicino Sulmona, il 20 agosto del 1997, ieri ha indicato nel pastore macedone Alivebi Hasani detto Alì l'assassino di sua sorella Diana e della loro compagna Tamara Gobbo. È stato questo il momento più drammatico della ricostruzione che per la prima volta Silvia è stata costretta a fare in pubblico. Una testimonianza, quella nell'aula della Corte d'Assise dell'Aquila, che praticamente condanna il giovane pastore macedone il quale subito dopo, in una dichiarazione spontanea, ha tentato ancora una volta di fare il pazzo (una perizia lo ha escluso) farneticando di "non essere coinvolto in un furto di cavalli" e di chiedere "udienza al presidente Scalfaro". Poi, a scandire il drammatico quanto lucido racconto della ragazza, durato quasi un'ora, sono state le domande del Pm Aura Scarsella.
Pm: "Ci racconti quella mattina d'agosto...".
Pm: "Come s'è presentato?
Pm: "Non è servito...".
Pm: "Tua sorella s'è dovuta spogliare?"
Pm: "Quale è stata l'ultima scena che hai visto?"
Pm: "Lo hai visto in faccia?" IL MESSAGGERO: Indice
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