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Il Messaggero
"Il Messaggero" 2 dicembre 1995
LO PSICHIATRA: IL RISCHIO E' L'EMULAZIONE



L’AQUILA - «Il rischio, enorme, ora è l’emulazione. La voglia di fare quello che qualcuno è riuscito a fare da quello stesso, maledetto viadotto dell’autostrada Roma-L’Aquila». Il dottor Vittorio Sconci, psichiatra dell’ospedale Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila è uno di quelli che i suicidi non vorrebbero mai vederli pubblicati sul giornale, o comunque non pubblicizzati. Per il rischio dell’emulazione.

Domanda. Quattro suicidi, un’intera famiglia che si getta da un viadotto dell’autostrada, non era mai accaduto. La notizia ha fatto il giro del mondo. Cosa avrebbero dovuto fare i mass media, ignorare la vicenda?
Risposta. «Mi rendo conto, per carità. Ma pensate, ora, anche voi giornalisti a quelle persone deboli psichicamente che sono state solo sfiorate finora dall’idea di farla finita. Ora, dopo tutti questi tg, tutte queste prime pagine, tutto questo clamore, potrebbero dire: se ci sono riusciti, tutt’insieme, quattro membri di una stessa famiglia, mano nell mano da un ponte di novanta metri, posso farlo pure io. Prendono coraggio, capite».

D. In sostanza, i Baracchi, agli occhi di questi soggetti ”a rischio”, potrebbero passare per degli eroi...
R. «Esattamente. La pubblicizzaione del suicidio, ancora più evidente in casi clamorosi e per giunta ”storici” come questo, innesta un processo di identificazione».

D. Ed il viadotto, quindi...
R. «E quindi viadotto maledetto diventa il ”teatro” di un azioen di coraggio da emulare. Per carità, sorvegliate quel viadotto. Soprattutto per i primi tempi».

D. Dottor Sconci, che idea si è fatto di questa assurda vincenda?
R. ”La chiave, a mio modesto parere, è tutta nel rapporto familiare. Tre ragazzi ormai adulti che vivono in simbiosi con la propria madre, che emerge come la figura su cui ruota il nucleo, isolati da parenti e conoscenti. Nonostante il maggiore sia quasi alla soglia dei quarant’anni ed il minore sia ormai grande (28 anni), si perpetua, invece, il ”gioco” della famiglia dalla quale nessuno si e reso autonomo».

D. Il ”gioco” della famiglia. Cioè?
R. «E come in quelle famiglie in cui uno dei figli va male a scuola e tutti i componenti ”vivono” questo problema come un dramma anche proprio. Qualsiasi sia stato il problema della famiglia Baracchi, i tre ragazzi e la madre lo hanno vissuto insieme. Anche se il problema era di uno solo, è diventato di tutti. E tutti si sono convinti che non avrebbero potuto superarlo. Un incastro. Un maledetto incastro familiare».




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