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Il Messaggero
"Il Messaggero" 30 novembre 1988
INTERVISTA ALLA BELVA: «CHIEDO PERDONO»



Lo sguardo sempre rivolto in basso, Nenad Vrbanovic ha assistito al processo senza mai guardare, se non fugacemente, nè a destra, dalla parte dei giudici, nè a sinistra, dove si è assiepato il folto pubblico che ha partecipato ai due giorni di udienza. Da dietro le sbarre della ”gabbia” della Corte d’Assise dell’Aquila, sorvegliato a vista da tre carabinieri e in manette, Vrbanovic ha lo sguardo di un cane bastonato. Ispirerebbe compassione se...

Cosa pensa?
«Provo un senso di vergogna per quello che ho fatto, soprattutto verso i parenti dette vittime. Ho paura dell’ergastolo, di rimanere in carcere a vita».

Ha detto in istruttoria e ribadito ieri che non lo rifarebbe, vero?
«Non lo rifarei mai, sparerei prima a me stesso».

Se oggi (ieri, n.d.r.) non la condannassero, se potesse uscire dal carcere cosa si metterebbe a fare?
«Mi metterei a lavorare. Farei il meccanico, mi piace tanto fare il meccanico. Vorrei anche studiare: in carcere sto leggendo molti libri».

E dove andrebbe a vivere?
«In Jugoslavia, ma anche qui in Italia. Magari a Roma, dove ho alcuni amici».

Ma oggi non è venuto nessuno?
«Non è vero che sono stato abbandonato dal mio gruppo, come ha detto quello (l’avvocato Sergio Cataldi, rappresentante della parte civile, n.d.r.). I miei non sono potuti venire perché hanno avuto dei problemi familiari».

E’ religioso, crede in Dio?
«Sono cattolico. Sì credo in Dio».




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