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2002 - IL FIASCO DI CELSINO

Da Tragnone a Fidel Castro

"Da Tragnone a Fidel Castro"
1992-2003: gli Eventi che Sconvolsero L'Aquila

Un Libro di Angelo De Nicola


Indice Capitoli

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2002
Celso Cioni nel comizio elettorale di Massimo D'Alema, il 13 maggio 2002, in piazza Duomo. Sul palco anche Massimo Cialente, Stefania Pezzopane, e, dietro, Gianni Melilla.



Da Tragnone a Fidel Castro
27 maggio 2002, Sant'Agostino

Da tempo non era venuto più a trovarci in redazione. Perciò quando, a fine ottobre 2003, "Celsino" annunciò visita per consegnarmi di persona un suo intervento sui 40 anni del Tsa, non mi passò nemmeno lontanamente per la mente che nella mia stanza c'era qualcosa che lo riguardava e che, in qualche modo, avrebbe potuto offenderlo o comunque metterlo e mettermi in imbarazzo. Fu il collega Antonio Di Muzio, che s'era seduto sul divanetto di fronte alla mia scrivania davanti alla quale s'era accomodato Cioni, a farmi cenno con gli occhi indicando la parte superiore della vetrinetta. Usando anch'io gli occhi feci capire al collega che, ormai, era troppo tardi.

Sopra al mobile vetrinetta, con finta noncuranza, avevo sistemato il gentile regalo di Luigi Mastropietro, Gigino per i tantissimi che lo conoscono: un enorme fiasco con appiccicata la scritta, negli inequivocabili caratteri in rosso delle locandine del Messaggero, "Aspiranti sindaci: ecco Celso Cioni".

Nel corso della campagna elettorale del 2002, Gigino ci aveva rimproverato affettuosamente ma con decisione (leggi: con una quotidiana goccia cinese) di aver avuto un po' troppo riguardo per Cioni e per il centrosinistra. Più volte avevo cercato di spiegargli che si sbagliava e che, per nostra impostazione, cercavamo di non stare dalla parte di nessuno, specie in campagna elettorale. Gigino non voleva sentire ragioni: "Cioni farà un fiasco- andava ripetendo-. Quando Tempesta vincerà, e vincerà di sicuro, vi regalo un bel... "buttiglione", per certificare l'enorme fiasco del centrosinistra che voi state sostenendo". Fu di parola. La sera stessa della vittoria, per giunta al primo turno, di Tempesta, Gigino si presentò con un enorme fiasco.

Nel mentre, dunque, quella mattina chiacchieravo con Celsino, speravo vivamente che lui non alzasse gli occhi verso la vetrinetta che era alle sue spalle. Mi dispiaceva l'idea che potesse offendersi e, francamente, sarebbe stato difficile spiegargli la questione del "regalo" di Gigino. Il colloquio filò liscio. Ma ad un certo punto, colpa di una telefonata sul suo cellulare, Cioni si alzo; si girò; guardò in alto. Lo vide. Sorrise mentre ancora parlava al telefonino. E, sportivamente, esclamò: "È vero, io sono capace solo di fare fiaschi!". Non m'è sembrato che se la fosse presa.

* * * *

Gigino o no, il fiasco elettorale di Cioni (e quindi dell'intero centrosinistra) era dato per scontato da molti degli osservatori più attenti. Soprattutto a sinistra. E ciò nonostante la recente, incoraggiante, vittoria dell'Ulivo che alle Politiche del 2001, alla Camera aveva mandato Massimo Cialente battendo il candidato (Gianfranco Giuliante) di un Polo all'apice dei suoi consensi. Così, all'indomani dell'elezione di Cialente, il capogruppo del Pdci al Comune, Carlo Benedetti, aveva proposto di sfruttare quella vittoria:

Cala il sipario sulle elezioni politiche ed al di là delle analisi sui "se" ed i "ma" della politica, si ripropone in tutta la sua urgenza il problema della amministrazione della città. La giunta Tempesta, dopo le politiche è più debole e divisa mentre (ed forse l'unico dato positivo) l'Ulivo ha dimostrato almeno in città unità, concretezza e risultati visibili quali l'elezione di tre parlamentari e la sostanziale tenuta dei partiti. Il centrodestra, infatti, annega fra personalismi esasperati, vero motivo delle "trombature eccellenti" e la resa rispetto alla risoluzione dei veri problemi della città. Per questo non è pensabile arrivare in cronico ritardo agli appuntamenti decisivi come quello delle amministrative: è perciò urgente individuare immediatamente la figura intorno alla quale coagulare le forze migliori della città e della politica. È un nodo che va sciolto subito con lealtà e coraggio in maniera tale da cercare le alleanze anche con le forze non perfettamente organiche al centrosinistra (Prc, Di Pietro, DE, Progetta L'Aquila), insieme alle quali predisporre un progetto comune per la città semplice e che possa essere capito da tutti. Vogliamo una sinistra meno "snob" più concreta e più legata ai problemi del territorio e della città, espressione della città, più vicina ai bisogni della gente, più collegata questa volta anche ad un parlamentare veramente espressione della città come Cialente. (1)

La scelta di Cioni a me non parve, da subito, vincente soprattutto perché poco condivisa all'interno del centrosinistra. Ricordo che, parlando con alcuni amici e colleghi, sostenevo personalmente che Tempesta avrebbe vinto senza nemmeno dover ricorrere al ballottaggio che, invece, gli avrebbe potuto riservare più di un'insidia.

Facevo soltanto un rapido calcolo matematico mettendo insieme le percentuali (dimezzando, alla democristiana maniera, i consensi previsti) dei vari partiti aggregati dalla Casa delle Libertà: la somma dava il Polo attestato a circa il 52%. D'altra parte, la candidatura di Cioni era nata malissimo, figlia di quella disperata caccia al moderato (leggi: democristiano riciclato) che aveva portato i partiti del centrosinistra (e nemmeno tutti uniti) ad individuare il miglior candidato nell'ultimo capogruppo della "Balena bianca", fino a qualche tempo prima lombardiano di ferro, con qualche problema giudiziario sulle spalle per un patteggiamento (8 mesi di reclusione), nel 1995, proprio in relazione alla sua attività di amministratore, ovvero di presidente del Centro turistico del Gran Sasso.

Dopo la nomina a direttore della Confcommercio nel maggio del 1999, carica nella quale successe al "guerriero" Ambrogio Forcucci ("A lui si può succedere ma non si potrà sostituirlo" (2) dichiarò un emozionatissimo Celsino), Cioni si riaffaccia nell'agone politico cittadino, dopo un lungo periodo di silenzio, nel dicembre del 2000. Partecipa, infatti, con altri illustri ospiti (l'arcivescovo Giuseppe Molinari, Antonio Cappelli, Ermanno Giorgi, Leonello Leone, Armido Frezza e Giovanni Marulli) ad un incontro organizzato dalla neonata ed assai attiva associazione "Progetta L'Aquila" fondata da quel Luciano Scalia con un passato da manager di Italtel (anche all'Aquila) e di Telecom (anche alla Scuola "Reiss Romoli") e di dirigente sindacale nazionale della Cisl. Quest'ultimo così conclude l'affollata manifestazione che riempie significativamente la sala Giovanni Paolo II: "Il successo di questo incontro che abbiamo organizzato dimostra che c'è una gran voglia in questa città di tornare a volare. E allora proviamoci. Ce la possiamo fare" (3). Sembra un manifesto elettorale per candidato sindaco. Che però, un anno e mezzo dopo, non sarà Scalia.

La nascente Margherita, infatti, lancia subito il nome di Cioni anche se un petalo, Rinnovamento italiano, il cui coordinatore Antonio Verini (futuro coordinatore, alla fine del 2003, dell'intero movimento) precisa che "fatta salva la stima che ripongo nella persona, alla quale mi sento legato, oltretutto, da un ottimo rapporto personale, debbo precisare che né io né alcuno del mio staff politico, abbiamo ancora deciso quale candidato sostenere, né in che termini operare, ciò che invece è argomento di un dibattito aperto e democratico portato avanti proprio in questi giorni". (4)

Cioni, comunque, si mette a disposizione della città con una lettera aperta:

Io sono aquilano. Come ogni aquilano ho a cuore il passato, il presente e soprattutto il futuro della nostra città. Ho appreso e ne sono rimasto profondamente colpito, che una delle principali forze politiche della nostra città, la Margherita, avrebbe l'intenzione di proporre la candidatura a sindaco della mia esigua persona agli alleati dell'Ulivo e del centrosinistra esteso alle fondamentali energie politiche di partiti quali Lista Di Pietro, DE, Rifondazione, Pdci nonché dei vitali fermenti sociali presenti nel vasto pianeta associativo, testimonianze di autentico impegno civile quali "Progetta l'Aquila", del volontariato, della cultura diffusa e diligente del prossimo. È la prima volta che le forze politiche all'Aquila lanciano un così forte e chiaro segnale d'attenzione al mondo produttivo e del lavoro ed esso giunge in uno dei momenti più delicati e critici per lo sviluppo e l'occupazione del nostro territorio, fatto oltre che dal centro urbano anche dalle numerose frazioni e dai tanti piccoli comuni del circondario della "Città complessiva", capoluogo di provincia e regione. Credo che questo segnale importante rappresenti, già di per sè un positivo elemento di valutazione particolarmente significativo. Proprio per questo e qualunque potranno essere gli sviluppi che le forze politiche e sociali serenamente e responsabilmente intenderanno assumere al riguardo, già per questa preliminare indicazione, desidero ringraziare quanti hanno inteso riservare così tanta considerazione alle categorie produttive ed alla società civile (alle quali sino ad oggi, si sono forse dedicate meno attenzioni di quanto da esse attese) ed ovviamente, nei riguardi della mia persona che, in ogni caso, è e resterà al servizio della speranza della nostra città. (5)

L'Ulivo, manco a dirlo quando si tratta di candidature, è spaccato sul nome di Cioni tanto che alcune componenti del centrosinistra (Giampaolo Arduini, Bruno Chelli, Giampiero Berti ed il fresco transfugo dal centrodestra, Antonello Oliva) tentano addirittura la creazione di un Terzo Polo alternativo ai due principali. Creatura che comunque non vedrà la luce nonostante avesse anche ipotizzato la candidatura di una donna, la docente Anna Catalano. In questa situazione lacerata, un forzatissimo conclave dell'Ulivo incorona Cioni. Scrivo:

L'onorevole Marini punta i piedi, il senatore Del Turco media, l'onorevole Lolli accetta. Il centrosinistra ha scelto il suo candidato sindaco per le prossime amministrative di primavera: è Celso Cioni, direttore della Confcommercio. Un risultato che ha smentito tutte le previsioni della vigilia che volevano il conclave di ieri nella sede aquilana Ds "allargato" ai parlamentari, consiglieri regionali (Falconio non c'era), provinciali e comunali della coalizione (oltre, ovviamente, ai segretari provinciali), come interlocutorio. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, è accaduto che la Margherita (Ppi, Verdi, Udeur, Rinnovamento italiano) ha puntato i piedi sulla sua proposta di candidatura di Cioni. E lo ha fatto attraverso uno dei suoi esponenti nazionali quale Franco Marini. A sostegno della necessità di una benedizione di Cioni è intervenuto il senatore Ottaviano Del Turco la cui mediazione ha, sostanzialmente, fatto cadere quelle pregiudiziali che s'erano addensate sulla proposta della Margherita. Così, dal deputato Giovanni Lolli, esponente nazionale dei Ds, è arrivato il via libera. "Le forze convenute- si legge nel comunicato ufficiale firmato "le forze del centrosinistra"- ritengono di aver individuato in Celso Cioni la figura alla quale affidare il compito di predisporre un progetto complessivo di idee, di donne e di uomini per il riscatto della città. Da questo momento si apre il confronto e la verifica delle proposte con le forze sociali, produttive e culturali, con i cittadini e con l'intero comprensorio aquilano". Dunque, Cioni candidato sindaco "esploratore" a caccia di quel gradimento ampio e convinto in città che ancora mancherebbe. "È stata una scelta davvero intelligente- ha commentato, soddisfatto, il senatore Del Turco- affidare a Cioni l'esplorazione per una verifica sul programma e sugli obiettivi. Un'attività che confluirà in una riunione degli "stati generali" del centrosinistra che si farà a breve, forse già a fine mese. Così sono state superate quelle perplessità sul metodo della scelta di Cioni che erano state sollevate. Così come è intelligente la posizione di Rifondazione che pretende garanzie sul programma, un'esigenza questa che non è solo del partito di Bertinotti ma di tutto l'Ulivo". Non sono mancati, comunque, i dissensi. La Lista Di Pietro e l'associazione "Progetta L'Aquila" non hanno nemmeno partecipato al conclave, mentre il rappresentante dei Comunisti italiani, Mario Dionisio, ha abbandonato polemicamente la riunione: non ha voluto rilasciare dichiarazioni. (6)

Già l'indomani la scelta è pesantemente contestata. Lo fa apertamente Emilio Iafolla, coordinatore provinciale del Comitato per Prodi:

Sono intervenuto al "conclave" del centrosinistra per portare il contributo di cittadini per la scelta di un candidato che, oltre ad assicurare un successo elettorale, garantisca all'amministrazione un livello politico e gestionale adeguato. Il mio contributo al dibattito non è maturato nel chiuso dei partiti ma nella società cittadina attraverso sondaggi effettuati da numerosi componenti del Comitato nei veri quartieri della città e frazioni. L'opinione popolare raccolta è pressoché coralmente orientata per il senatore professor Ferdinando Di Orio. (7)

E Tempesta, in una delle sue sferzanti battute, dichiarata in Tv:

"Ho molto apprezzato il percorso dei Ds, ex Pci, che da Che Guevara sono passati a Celso Cioni" (8) mentre Rifondazione boccia ufficialmente la candidatura e bacchetta gli alleati in un'intervista rilasciata ad Alessandro Orsini dal segretario Stefano Frezza:

"Ci additeranno sicuramente come chi vuole favorire la vittoria di Tempesta, ma ora come ora il nostro cammino rischia di essere separato da quello del centrosinistra". Stefano Frezza, segretario delle federazione provinciale di Rifondazione comunista, è sempre più convinto che il suo partito stia per fare la scelta giusta: quella di correre da solo.

Domanda. Insomma, come sono andate le cose con il centrosinistra?
Risposta. Diciamo subito che rispetto al panorama nazionale, dove il rapporto di Rifondazione con il centrosinistra è molto conflittuale, a livello locale l'orientamento è quello di trovare accordi possibili. È stato fatto a Roma e Napoli, non è successo a Firenze. E L'Aquila è indirizzata in questa seconda strada. Anche perché ora come elemento politico scriminante c'è il consenso dato alla guerra in Afghanistan, un elemento politico di cui vogliamo tener conto e che anzi vogliamo introdurre nel dibattito.

D. Come mai questo ripensamento?
R. Contrariamente a quanto era stato deciso durante la festa dell'Unità, cioè un percorso di elaborazione di un programma al termine del quale individuare chi poteva meglio interpretare il progetto ed impersonare il candidato sindaco, la Margherita ha deciso di indicare Celso Cioni. Questo ha costretto gli altri partiti a rincorrere questa posizione. Noi da un lato abbiamo continuato a lavorare sul progetto, dall'altro abbiamo cercato le occasioni per valutare gli umori interni del partito su quella candidatura; ricordiamo gli incontri avuti nella nostra sede, dove sono venuti tanti cittadini. C'è stato un iter lunghissimo perché abbiamo ritenuto di dover ascoltare non solo gli iscritti ma anche chi ci sostiene senza essere iscritto: basti pensare che a fronte di 140 tesserati Rifondazione comunista all'Aquila ha preso duemila voti. E non c'è stato gradimento sul percorso del centrosinistra né sul candidato (...).

D. Come vede, in ultimo, il quadro politico del centrosinistra?
R. C'è stata una grossa forzatura da parte della Margherita, che avendo indicato il candidato sindaco diventa partito trainante. Nei Ds ci sono poi forti insofferenze nei confronti del candidato sindaco Cioni, mentre Verdi e Sdi si sono già pronunciati a favore. Una considerazione a parte meritano i compagni del Pdci, che pur avendo manifestato forti dubbi per quella candidatura, sono diventati i più forti sostenitori di essa quando hanno appreso che Rifondazione voleva stare fuori dalla coalizione: un bel trasformismo. (9)

Rifondazione correrà da sola con la candidata sindaco Simona Giannangeli (2,87%).
La Margherita, comunque, difende la scelta con le unghie:


La candidatura di Celso Cioni a sindaco dell'Aquila per la coalizione del centrosinistra "è apprezzata e condivisa anche a livello nazionale". Ad affermarlo è l'onorevole Pierluigi Mantini, aquilano, membro dell'esecutivo nazionale della Margherita. "Cioni - aggiunge Mantini che ricorda di essere nipote di Federico Trecco, primo cittadino del capoluogo nel Dopoguerra - è un personaggio assai popolare e benvoluto a L'Aquila e nel comprensorio; in ciò somiglia all'ex sindaco Tullio De Rubeis. Il candidato sindaco del centrosinistra - prosegue l'esponente della Margherita- è un ottimo uomo- squadra: sa far lavorare bene i team di esperti e già vi sono aquilani eccellenti, disposti a dare un contributo di qualità. Penso, tra i molti, al professor Piero Properzi, uno dei migliori urbanisti italiani. Dopo Natale- conclude Mantini- partirà la sfida a Tempesta, che è un buon avvocato, ma si è rivelato un pessimo sindaco". (10)

Un paragone, quello con Tullio De Rubeis, che fa imbufalire il figlio dell'indimenticato sindaco, Giampaolo, il quale era stato compagno di partito di Cioni nell'ultima Dc:

Celso Cioni il nuovo Tullio De Rubeis della politica aquilana? "Con grande stupore leggo sul Messaggero di ieri- ha commentato Giampaolo De Rubeis, medico notissimo non solo in città ed ex esponente dell'allora Democrazia cristiana- l'affermazione dell'onorevole Pierluigi Mantini, di cui non ho assoluta conoscenza né come politico né come aquilano, circa la similitudine fatta tra Celso Cioni e Tullio De Rubeis. Con tutta l'amicizia che ho per Cioni, del quale non entro nel merito delle sue capacità, ritengo assolutamente impossibile ed irriverente l'affermazione che l'onorevole Mantini ha voluto che le benemerenze acquisite da Tullio De Rubeis sono state e sono ancora oggi ricordate per i 15 anni di sindaco dell'Aquila e per i 38 anni spesi nella direzione dell'ospedale psichiatrico". "Tanto basta- insiste De Rubeis Jr.- perché una volta per tutte si cessi di strumentalizzare la memoria di mio padre a fini di politica elettoralistica o di parte, così come fatto anche di recente in replica ad un articolo di Amedeo Esposito, da personaggi che ricoprono ruoli istituzionali e che, mi chiedo, se davvero conoscono la storia della nostra città e la amano come l'ha amata mio padre". (11)

Anche i Ds, o almeno una parte del partito, difendono la scelta presa. Lo fanno, ai massimi livelli, con un intervento di Stefania Pezzopane (la cui candidatura alle Provinciali 2004 subirà lo stesso stillicidio) che cerca di volare alto richiamandosi all'unità:

All'Aquila c'è tanta, tantissima gente perbene che non sopporta questa amministrazione e vuole cacciare dal Comune l'immoralità, l'affarismo e l'incapacità di cui Tempesta e soci danno prova ogni giorno di più. All'Aquila c'è una maggioranza di cittadini democratici che lavora, studia, si impegna, discute sui giornali, nelle associazioni, fra la gente. E se trovasse l'unità necessaria vincerebbe le elezioni, perché oggi all'Aquila tra chi è sempre stato nel centrosinistra, quanti sono delusi o schifati dalla Giunta e quei tanti che non votano per sfiducia o rassegnazione, la maggioranza degli aquilani è contro Tempesta. Ma l'unità di questo diffuso malcontento è un processo difficile e va costruito insieme. Alcuni compagni e amici a cui sono legata da un comune impegno sociale, politico e istituzionale hanno lanciato dal Messaggero un messaggio importante, criticando il centrosinistra per il metodo di scelta del candidato e sollevando questioni strategiche per il futuro sviluppo della città. Io credo che abbiano delle ragioni, che sia giusto riconoscere limiti ed errori, ammettere l'insufficienza dei partiti, capire il valore delle energie disponibili, aprire subito un confronto serio per un progetto comune. C'è bisogno di loro, dei loro stimoli, delle loro competenze, dei loro rapporti sociali. Partiamo dunque dalla realtà, dai problemi sociali, dalla condizione economica concreta. L'Aquila è in pericolo. Qualche anno fa avremmo detto in declino, ma le prospettive drammatiche dell'industria delle telecomunicazioni indicano un rischio profondo. È in gioco il destino industriale, il futuro di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. I dati allarmanti del Cresa rischiano di aggravarsi senza una svolta profonda. La crisi economica è legata alla crisi politica e morale: con questa amministrazione si è drammaticamente abbassata la soglia della legalità, sono tornate pratiche clientelari, operazioni speculative, affari oscuri e poco leciti, è morta la trasparenza amministrativa e la partecipazione democratica, si impedisce il controllo, si difendono interessi non legittimi con il contorno di querele e veleni di questi giorni: l'affare urbanistica e l'affare rifiuti sono simboli di questo malgoverno. Le Istituzioni si sono impoverite e invece di "guidare" un processo di programmazione, di scelte e investimenti, invece di coagulare le risorse locali (l'Università, gli Enti pubblici, le Imprese private, le forze sociali, i Comuni del comprensorio e della provincia, le relazioni con le altre realtà del centro Italia e con l'Europa), invece di essere capofila di un'azione di riscatto, il Comune - complici Provincia e Regione - hanno abbandonato la città al proprio destino. E questo non per caso, ma per scelta. La destra affarista disprezza i temi sociali, rifiuta le politiche pubbliche dello sviluppo e preferisce le regole selvagge del mercato: e dunque smembramento del polo elettronico, privatizzazione degli asili nido e dei servizi sociali, restaurazione di una scuola "classista", allentamento dei vincoli sociali e di solidarietà verso i più deboli, indifferenza per l'ambiente e lo sviluppo sostenibile, impunità per i potenti, disprezzo delle leggi e della giustizia. Chiedo scusa per la "radicalità" di queste affermazioni a cui mi costringe la brevità. La sfida del nostro futuro, però, è tutta aperta. La nostra rabbia non si è trasformata in rassegnazione, la voglia di reagire è tanta, c'è consapevolezza delle energie disponibili. Bisogna metterle insieme in un progetto comune e ambizioso fatto di idee, di uomini e di donne. L'occasione delle elezioni comunali è preziosa per invertire la tendenza e risalire la china. La città non capirebbe le nostre divisioni che, per quanto reali sono nulla rispetto alla distanza da questa destra vergognosa. Proviamo a incontrarci. È giusto lavorare insieme, perché insieme si può vincere. (12)

* * * *

Ma l'Ulivo, ed in particolare i Ds, arrancano. Tanto che sono sull'orlo di perdere la testa nell'affrontare due spinose questioni: i "sondaggi" e il "caso Oliva". L'odore di una sconfitta annunciata si ha nelle modalità con cui i Ds commissionano un sondaggio e lo "rivendono" maldestramente solo ad organi d'informazione vicini alle loro posizioni. Scrivo sotto il titolo "E Cioni finisce su scherzi a parte":

Una variante del tressette, il "traversone", prevede che più si perde e più si vince. Ecco, il centrosinistra aquilano sembra essersi affidato agli specialisti del traversone che, per il momento, perdono e basta. È il caso del sondaggio commissionato all'Abacus dai Ds sui candidati sindaci per le prossime amministrative il cui esito è stato "imbucato" in anteprima da un sapiente postino. Un sondaggio che, in sostanza, dice questo: il sindaco uscente Tempesta regge bene (27% dei voti e 49% di gradimento); il (presunto) candidato sindaco del centrosinistra, Celso Cioni, non è poi così male (23% di voti e 40% in caso di ballottaggio con Tempesta dato al 47%) e il "terzo polo" è decisivo se dovesse candidare l'ex vicesindaco Antonello Oliva (12% dei voti: un vero exploit). Un sondaggio nato male e finito peggio per uno sbrindellato Ulivo al cui interno, ieri, sono esplose feroci polemiche e scambi di accuse "su chi vuole bruciare chi". Su chi, insomma, dà le carte di una partita a "traversone" in tre mosse.

Il sondaggino. Dopo riunioni su riunioni e dopo l'"ufficializzazione" (benedetta dal trio Lolli- Marini- Del Turco) della candidatura di Cioni, i Ds si incaricano di commissionare un sondaggio. Evidentemente in ristrettezze economiche visto che il contratto con l'Abacus (7 milioni e mezzo) prevede solo 850 telefonate e la non pubblicizzazione dei risultati da considerarsi, secondo tariffario, ad uso interno. Nel sondaggio non viene testato il (presunto) candidato Cioni in rapporto a Tempesta ma vengono inseriti anche altri candidati. A sorpresa viene inserito anche il nome di Oliva che non è il candidato del Terzo polo che, nel frattempo, ha scelto senza entusiasmo la docente Anna Catalano. Proprio Oliva, alla fine, risulterà il vero vincitore del sondaggio boomerang.

Cioni. Fatta eccezione per la Margherita che ne ha proposto e difeso la candidatura, il centrosinistra non è convinto di Cioni. Soprattutto non ne sono convinti i Ds. Per questo motivo nasce l'idea del sondaggio che, dunque, potrebbe anche non essere stato ispirato da nobili propositi alla luce dell'uso che è stato fatto dal postino dei risultati. Tanto è vero che, l'altro ieri, due autorevoli esponenti dei Ds, nell'incontro- dibattito organizzato dall'associazione "Progetta L'Aquila", sono stati sinceri. Testuale, Vittorio Festuccia (capogruppo dei Ds in Comune): "La candidatura di Cioni è all'esame della città". E l'onorevole Massimo Cialente: "La candidatura di Cioni dovrà avere una conferma ufficiale". L'incolpevole Cioni, dunque, è stato finora su "Scherzi a parte".

Tempesta. Chi gongola è il sindaco uscente che, grazie anche alla saggia mano del postino, esce rinfrancato da un sondaggio commissionato dai suoi avversari. "Personalmente- ha dichiarato il primo cittadino- valuto gli esiti dei sondaggi con la massima cautela. Tuttavia, vorrei togliermi una curiosità domandando all'Abacus, una delle società più prestigiose in Italia in questo settore, a quale dei partiti del centrosinistra (o meglio, a quali esponenti del centrosinistra) chiederà il pagamento dei 15 milioni quale compenso per aver ricevuto l'incarico di effettuare questo studio". (13)

Ed a proposito di sondaggi, l'emittente aquilana Teleabruzzo anticipa, a due settimane dall'apertura delle urne, quello che sarebbe stato davvero l'esito del voto: la vittoria al primo turno di Tempesta. Il Messaggero è l'unico giornale che riprende la notizia:

Tempesta vincente al primo turno, Cioni in difficoltà di "penetrazione" (qualcuno ha addirittura "votato" Antonio Centi), il terzo incomodo Antonio Valentini quasi al 7%. Questo, in sintesi, l'esito dell'ennesimo sondaggio (l'ultimo visto che proprio oggi scade il termine dei 15 giorni prima della consultazione), stavolta commissionato e fatto dall'emittente Teleabruzzo. Il cui direttore, Roberto Ettorre, ha spiegato ieri durante i vari telegiornali e le trasmissioni elettorali, le modalità di quelle che ha definito "intenzioni di voto". Un "sondaggio" autoprodotto, dunque. Ecco i dati. L'emittente ha fatto circa 500 telefonate in città e nelle frazioni omogeneamente. In molti non hanno voluto rispondere, ed anzi hanno protestato per una presunta violazione della privacy, qualcuno ha riattaccato la cornetta non risparmiando improperi. Le risposte utili sono, così, risultate 145. Alla domanda su quale candidato sindaco voterebbe, gli intervistati hanno risposto per il 68,96 Tempesta, per il 20,68% Cioni, per il 6,89% Valentini, per l'1,72% Paolo Vecchioli che ha ottenuto la stessa percentuale di Antonio Centi che, pure, non è candidato. Alla seconda domanda (per quale partito voterebbe?) gli intervistati hanno risposto per il 65,38% la Casa delle Libertà e per il 34,61% il centrosinistra e dunque, Tempesta, come accadde nella passata tornata elettorale avrebbe più consensi della sua coalizione. Il partito più votato è risultato Forza Italia, seguito da Alleanza nazionale che scavalcherebbe, come secondo partito in città, i Ds. Rilevante, all'interno del campione intervistato, il numero delle persone che non intende recarsi alle urne (18,62%) e di quelle indecise (addirittura il 41,37%). (14)

La pubblicazione dei dati solleva un vespaio di polemiche:

"Nel pieno stile della "Caserma delle libertà" si tenta maldestramente di fare disinformazione. Se uno deve fare le analisi può scegliere tra il Policlinico o il piccolo chimico: noi abbiamo scelto il primo, commissionando i nostri sondaggi all'Abacus, istituto demoscopico leader in Italia. Non abbiamo fatto né come gli apprendisti stregoni o le televisioni "Berlusconi-bonsai", né facendo come coloro che giocano al Bingo mentre viaggiano in metropolitana: qualche pallina può sfuggire e non andare al posto giusto". È questa la presa di posizione ironica e molto pepata di Celso Cioni, candidato sindaco del centrosinistra, all'indomani della diffusione del sondaggio commissionato, realizzato e diffuso dall'emittente televisiva Teleabruzzo.

Critiche sono arrivate da Goffredo Palmerini, capolista della Margherita: "Quanto propalato non casualmente da quella tv locale si colloca nel campo del ridicolo. Come si fa a dare credito ad un campione, senza criteri scientifici, composto da 145 cittadini! Al di là del risultato, paradossale e inverosimile allo stesso Tempesta, resta la sconcertante operazione su cui ognuno può trarre un giudizio. Ci sono modi migliori per farsi ridere addosso!".

E sempre dalla Margherita è arrivata la posizione del coordinatore provinciale Antonio Verini: "Condanniamo fermamente la campagna di disinformazione messa in atto dal noto comitato d'affari cittadino che si accinge ad appaltare la costruzione della linea della metropolitana e che ora strombazza dai suoi mezzi di disinformazione dati strabilianti a vantaggio dello sponsorizzato Tempesta. Le percentuali bulgare pubblicate a favore del sindaco uscente Tempesta dalla testata giornalistica locale, proprietà del noto costruttore Eliseo Iannini, sono frutto di un sondaggio di pessimo gusto e mirano a influenzare l'opinione pubblica aquilana sottovalutata dal noto imprenditore e dai suoi amici".

Replica ieri da Teleabruzzo: "Ancora abituato al verbo di "Telekabul" - si legge in una nota - l'Ulivo non si fa evidentemente ragione che esiste un'informazione libera, che si muove secondo scienza e coscienza e, soprattutto, nel pieno rispetto delle regole. Quelle regole che il centrosinistra non ha osservato quando ha reso noto il sondaggio commissionato all'Abacus che dava Cioni vincitore al ballottaggio. È appena il caso di rilevare che nessuno irrise a quel risultato, né la stampa né i politici del Polo. Anche se l'Ulivo aggiunge foglie, il tronco è sempre lo stesso". (15)

* * * *

Il "caso Oliva", poi, esplode (ancor più fragorosamente delle sue clamorose dimissioni da vicesindaco) quando, in piena campagna elettorale, l'ex esponente del Polo annuncia il sostegno alla candidatura di Cioni. Così Antonio Di Muzio raccontò quella attesissima conferenza stampa:

"Il sindaco va al... Massimo? Secondo me sono stati 4 anni di... Tempesta di fango dove galleggia ogni sorta di liquame. Quindi dobbiamo ripulire la città". È questo il motto lanciato da Oliva, ex vicesindaco ed eletto nelle liste di centrodestra in occasione della tornata elettorale di quattro anni fa, che ieri ha invece ufficializzato l'appoggio al centrosinistra ed al candidato sindaco, Celso Cioni.

L'ex vicesindaco ha chiarito che alla base della sua decisione non c'è l'intenzione di rivendicare una candidatura in nessun partito dell'Ulivo. "Credo, però, che un percorso interno ai Ds potrebbe interessarmi", ha detto a proposito del suo passaggio all'interno del partito della Quercia. Durante l'incontro, al quale hanno preso parte i parlamentari dell'Ulivo, Giovanni Lolli e Massimo Cialente, la vicepresidente del Consiglio regionale, Stefania Pezzopane ed i capigruppo in Consiglio comunale dei partiti di opposizione, Oliva ha elencato tutti quelli che considera i fallimenti del programma elettorale del sindaco ed ha ricordato come la sua decisione di dimettersi risalga ormai a sei mesi fa.

"A distanza di tutto questo tempo- ha concluso- non sono più molto convinto, come affermai in passato, che il sindaco sia ostaggio dei partiti perché ritengo che alcune scelte, come quella di allargare il numero dei componenti la Giunta a tre mesi dalle elezioni, oppure di affidare in bianco la delega all'Urbanistica, sia da ricondurre ad una sua volontà precisa".

Tra i "fallimenti", Oliva annovera la vicenda della gestione dei rifiuti, l'apertura della Rsa dell'ex Onpi, la situazione in cui versano aziende speciali e municipalizzate del Comune, il megaparcheggio di Collemaggio "forse destinato ad una finta apertura a scopi puramente elettoralistici" e le assunzioni fatte al Comune "di figli di consiglieri comunali". (16)

Accanto al pezzo di cronaca, così commento dal titolo "Centrosinistra e centravanti":

La nascita di una "lista girotondo" (contro il centrosinistra ma in appoggio al candidato Cioni), l'accoglienza nell'Ulivo come un figliol prodigo di Oliva (da An ai Ds passando come vicesindaco dell'ex missino Tempesta) e il pasticcio della sala Bingo (l'unica al mondo progettata in un luogo senza nemmeno un posto auto) danno il senso del degrado morale in cui questa città è precipitata. Tutto è lecito. Anche che i Ds aquilani possano accogliere a braccia aperte un esponente politico che ha fatto della lotta all'ex partito comunista la sua ragione di vita ed addirittura esultino pubblicamente per aver raggiunto tale risultato alla stregua della Juve che strappa Totti alla Roma; o che lo stesso Oliva approdi da quelli che sono stati, fino a ieri, i suoi acerrimi nemici al grido di "ripulire" quella città che, se le parole hanno un senso, lui stesso ha contribuito a insozzare come vicesindaco. Epperò, gli aquilani non sono stupidi. E non gli è certo sfuggito che i segretari regionali dei due maggiori partiti di opposizione sono stati nominati su poltrone (ben remunerate) in enti che contano. In barba ai gravissimi problemi che il centrodestra non riesce a risolvere, l'opposizione punta a strappare i "centravanti" agli avversari e ad "inzuppare" il biscottino. Tarallucci e vino. (17)

In effetti quello di Oliva è un caso emblematico di quel fenomeno di trasformismo che, personalmente, ho ribattezzato come "scambisti". In occasione della tornata elettorale comunale del 2002, il Messaggero fece anche uno studio dei passaggi di casacca scoprendo che ce ne erano stati anche di tripli:

Un quarto dei 40 consiglieri comunali inizialmente eletti nel 1998 è cambiato, quasi la metà ha mutato casacca mentre un decimo è passato addirittura dall'opposizione alla maggioranza e uno dal centrodestra al centrosinistra. Aveva completamente cambiato faccia, rispetto a quella uscita dalle urne nella primavera del 1998, il Consiglio comunale che ha chiuso la legislatura. Un fenomeno, quello del cambiamento di partito, che in altri tempi avrebbe suscitato grande scandalo e che, al contrario, oggi viene considerato fisiologico. Molti degli "scambisti" si sono ricandidati. Il bilancio segna un successo per chi, dal centrosinistra è passato al centrodestra (quasi tutti hanno raddoppiato i voti), un disastro per chi ha fatto la scelta contraria (molti non sono stati nemmeno rieletti) ed un mezzo fiasco per chi ha cambiato partito all'interno del Polo. Ecco i casi più eclatanti:

I RIELETTI

Gabriele Valentini: è stata probabilmente la performance più significativa. Il noto dentista ex presidente dell'Aquila Calcio è risultato eletto con An con 539 voti. Nella passata elezione (non eletto) si era candidato con i Ds riportando 256 preferenze.
Giuseppe Ludovici: altra clamorosa performance per l'ex consigliere del Ppi che passò, appena eletto nel '98, dall'opposizione alla maggioranza, a Forza Italia. Dai 244 voti presi l'altra volta, ai 510 di questa tornata sotto i colori azzurri.
Vito Colonna: era stato eletto con 302 con An, poi passato al Ccd. Ora confluito nel'Udc, ha raddoppiato anche lui i voti passando a 606.
Piero Di Piero: eletto nel '98 (180 voti) col Ppi, era poi passato alla maggioranza, ad An. Stavolta ha quasi triplicato le preferenze che sono state 458.
Stefano Vittorini: eletto con Forza Italia con 587 preferenze è poi passato prima nella Lista Sgarbi e, quindi, al Cdu. Confluito nell'Udc, ha aumentato i voti passando a 718.

NON RIELETTI

Danilo D'Antimo: era stato eletto con il Ccd (217 voti). Passato dalla maggioranza alla Margherita, ne ha riportati 158.
Leonello Leone: ex capogruppo consiliare di Forza Italia (277 voti), passato prima al Ppi e poi confluito nella Margherita ha fatto registrare 124 preferenze.
Nicola Lattanzio: in An aveva preso l'altra volta 131 voti, con Forza Italia sono stati 193.
Angelo Bottone: eletto nel '98 con il Cdu (334 voti), con Forza Italia ne ha presi 229.
Pasquale Corrieri: eletto con l'Udr di Enzo Lombardi (passato, poi, anche con quest'ultimo a Forza Italia) con 301 voti, ne ha riportati 275 sotto i colori azzurri.
Adriano Durante: eletto nel '98 con il Ppi (243 voti), ha aumentato a 278 le preferenze con l'Udc ma non sono bastate.
Giulio Mansueti: era stato eletto con Forza Italia (261 voti) che sono diventati 195 con An.
Emidio Succitti: eletto nel '98 con An (158 voti), il capogruppo consiliare uscente del Ccd ha riportato 277 preferenze con l'Udc ma non è bastato. (18)

Oliva sputa veleno contro i suoi ex compagni della coalizione ed in particolare contro Tempesta. Scrive l'ex vicesindaco in una clamorosa lettera aperta al sindaco Tempesta, pubblicata per ampi stralci dai giornali:

È da tempo che sono pervaso da un profondo disagio dettato dalle più disparate situazioni che, e ormai è lampante, stanno creando un clima di disgregazione, o peggio, un'atmosfera di caos indescrivibile nella quale risulta impossibile lavorare con l'obiettivo unico che riguarda una sana amministrazione: l'interesse della collettività. Una situazione nella quale io, che ho sempre operato con onestà e coscienza fin dal giorno in cui, insieme, siamo entrati al Governo di Palazzo Margherita, e dunque, del capoluogo della regione, ormai non posso più riconoscermi.

Sono del parere- e forse è più di un parere, visto che tante vicende ne sono testimone- che ormai non si amministri più. Si va avanti, invece, per personalismi. Si guarda di più al proprio "orticello", forse per coltivare quegli interessi personali che in tanti ritengono essere importanti per la campagna elettorale della prossima primavera (già abbondantemente esasperata) e si è persa totalmente di vista la capacità gestionale dei problemi, più in generale, delle situazioni che riguardano la città. Tanto è vero che degli argomenti "cardine" del programma elettorale e, successivamente, di quello amministrativo, restano totalmente irrisolti.

Avevo riposto molta fiducia in te, ritenendoti il vero sindaco della svolta. Un primo cittadino privo di ogni condizionamento esterno, in grado di prendere le proprie decisioni, per il solo beneficio degli Aquilani. Invece- e su questo aspetto ho meditato molto a lungo, sperando invano di sbagliarmi o auspicando un'inversione di tendenza che non si è mai avuta- mi sono reso conto che oramai l'amministrazione comunale è ostaggio delle direttive discutibili e arroganti di alcuni personaggi che rivestono ruoli di vertice nei partiti, la cui capacità è stata pesantemente punita dai fatti e dall'elettorato, in più di un'occasione. Eppure, questi personaggi sono ancora in grado di avere un peso nelle iniziative dell'amministrazione comunale. Un fatto sconcertante, del quale mi sfugge totalmente la logica. Appare quasi superfluo farti rilevare che le loro iniziative vanno in tutte le direzioni, tranne quella degli interessi dei cittadini. Facendo naufragare, in questo modo, ogni possibile azione volta alla risoluzione dei problemi della comunità. Ho confidato fino all'ultimo che tu fossi in grado di respingere fortemente questi condizionamenti, imponendo vigorosamente il rispetto di chi è stato eletto dal popolo e dal quale ha avuto il mandato di Governo. Devo prendere atto, con estrema tristezza, che questa fiducia è venuta meno.

Questa sciagurata tendenza non appare in alcun modo soggetta a possibili inversioni. Chi, come me, si sente con la coscienza a posto, non può tollerare simili situazioni. Per più di tre anni ho lavorato duramente, ottenendo risultati tangibili attraverso la gestione di un assessorato che ha colto tutti gli obiettivi previsti dal programma che mi avevi chiesto di elaborare all'inizio del mandato. Non voglio peccare di presunzione: credo che le iniziative che hanno contraddistinto il settore delle Finanze siano evidenti.

Oltre che un onore, l'aver ricoperto la carica di amministratore attivo della mia città ha costituito un'esperienza straordinaria. Ho fatto di tutto affinché le mie azioni ottenessero degli esiti vantaggiosi per i miei concittadini. Ho operato con l'orgoglio di aquilano, mettendo in campo tutte le mie energie per la mia splendida città. Ora nemmeno questa motivazione, così come le altre che mi hanno spinto 40 mesi fa a candidarmi e, successivamente, ad accettare la carica di vicesindaco, possono più consentirmi di andare avanti. La mia contrarietà all'andazzo che si è creato è troppo forte. Tanto più che, come ti ho detto poc'anzi, non intravedo oramai alcuna possibilità di uscire da questo tunnel. (19)

Ed in una nuova conferenza stampa, Oliva rincara la dose:
"Non sono un matto come qualcuno vorrebbe farmi passare. Ho solo messo per iscritto quello che molti, anche all'interno della maggioranza, pensano e dicono dietro alle spalle di questa disastrosa amministrazione Tempesta. E siccome la solidarietà è stata così vasta, anche da persone impensabili per me, ho deciso di non dire basta alla politica e di lanciare un progetto affinché persone perbene, da qualunque partito esse provengano, possano governare questa città come merita". È il progetto politico di una nuova "Genziana" (la "Genziana 2", appunto), ovvero di una lista civica trasversale "della quale- ha precisato Oliva- non è detto che debba essere io il candidato sindaco".

Il progetto è stato presentato ieri, in una conferenza stampa, dall'ex vicesindaco le cui dimissioni hanno provocato un terremoto a Palazzo Margherita e rischiano di provocarne altri. Anche perché ieri Oliva ha annunciato il divorzio ufficiale dal suo partito, il Ccd: "D'altra parte, non mi hanno nemmeno invitato al Congresso provinciale".

Accuse velenose. Oliva è stato un fiume in piena. Se l'è presa con Gianfranco Giuliante ("Non devo sprecare neanche una parola perché tutto è stato detto dai cittadini aquilani in occasione di due appuntamenti elettorali"), con Giuseppe Placidi ("Parlano i fatti. Io sono tranquillo visto che nel mio armadio ci sono solo giacche e pantaloni") mentre di Pierluigi Tancredi ha detto che "s'è dimostrato ancora una volta il più furbo". Ma, soprattutto, Oliva se l'è presa con Tempesta, "ostaggio dei partiti a tal punto d aver predisposto un bilancio di previsione soltanto per dare più visibilità ad alcuni assessorati e tagliando fondi ad Asm ed Ex Onpi".

Mancate risposte. "Mi chiedo come mai il sindaco non risponde pubblicamente sulle questioni lapalissiane da me sollevate" ha detto l'ex vicesindaco sventolando il libretto con il programma di Tempesta, "esattamente il contrario di quanto si è fatto in 3 anni". Oliva ha citato i casi della gara per la tesoreria comunale affidata alla Bnl e non alla banca cittadina Carispaq; della questione dei rifiuti ("Nemmeno io so dove è localizzato l'impianto nonostante sia stata già costituita una società mista "che costa" mentre si continua a prorogare l'appalto, che costa 7 miliardi l'anno, per il trasporto fuori provincia"); del Prg ("Si sta redigendo un nuovo Piano ma intanto si fanno varianti per realizzare palazzine e centri commerciali e qui la schizofrenia ha raggiunto il limite di guardia, con l'assessore Francesco Bonanni che si ostina a portare in Consiglio provvedimenti di variante sui quali la stessa maggioranza ha espresso chiaramente il proprio disagio") e del piano parcheggi ("Niente si è mosso ma intanto su Collemaggio vigila una commissione di Alta sorveglianza").

Ulivo-Oliva. L'ex vicesindaco ha confermato le trattative con esponenti del centro-sinistra: "Che male c'è? Il progetto, ripeto, andrà oltre gli schieramenti". (20)

Veleni, accuse e polemiche. Ma, poi, Oliva si riavvicinerà al Polo, ed in particolare all'Udc. Almeno così lascia pensare la sua presenza, nel giugno del 2003, ad un incontro pubblico dell'Udc. Scrive Stefano Dascoli:

Oliva ha ascoltato seduto in prima fila senza rilasciare dichiarazioni, poi è andato via. "È un rientroritorno- ha detto su di lui l'assessore regionale Giorgio De Matteis-. Si riprende un discorso parzialmente interrotto. Noi veniamo da una storia politica che è quella della Dc. E siamo sempre disposti ad accettare uomini che hanno voglia di lavorare. Errori ed incomprensioni possono starci, l'importante è che tutto torni a posto". L'investitura di Oliva è stata salutata da un lungo applauso. (21)

Così commento, accanto all'articolo, in un corsivo dal titolo "Specialisti in salti della quaglia":

Quando l'allora vicesindaco dimissionario Oliva, nel settembre 2001, venne accolto a braccia aperte dai Ds e dal centrosinistra, il Messaggero espresse perplessità su un'operazione di maquillage politico che non faceva onore davvero a nessuno. Si sa, purtroppo, di chi è la ragione. Ma non è questo il punto. Il punto è che questo "ritorno all'ovile" è un'altra sonora sconfitta della Politica (la maiuscola non è un errore di stampa) in questa città. Tutti escono battuti: il centrosinistra che ha scambiato un'oliva per un uovo di Colombo ed il centrodestra che si crogiola nella parte del padre del figliol prodigo. E, soprattutto, escono sconfitti quegli uomini pubblici (il fenomeno è trasversale e non solo aquilano) che hanno fatto dello "scambismo" il proprio credo politico. Il Consiglio comunale è pieno di "scambisti" ed aspiranti tali (anche agli alti livelli). C'è chi per uno strapuntino, uno spicchio di potere, una nomina sul tovagliolo della trattoria, è pronto a fare anche salti mortali carpiati. Salti della quaglia: oggi di qua, domani di là, a seconda del miglior offerente. Al di là dei partiti, la cui crisi morale (oltre che di progettualità) è sotto gli occhi di tutti, forse il problema principale è proprio nella mancanza di donne e uomini sulle cui gambe far camminare idee e progetti. (22)

Scambisti ad alti livelli, appunto. Quello di Oliva, infatti, non è stato nemmeno il caso più eclatante. Dal centrosinistra al centrodestra, c'è addirittura il caso dell'ex candidato presidente della Regione, peraltro Governatore uscente, Antonio Falconio. Una truffa nei confronti degli elettori. Scrive Claudio Valente:

Sabato scorso, a Pescara, Rocco Buttiglione aveva reso omaggio ai governanti abruzzesi degli anni appena trascorsi: "Hanno guidato bene la Regione". Sembrava una gaffe: in quegli anni l'Abruzzo lo guidava il centrosinistra, lo guidava quel Falconio stranamente seduto, sabato, proprio lì, in platea. Non era una gaffe, ora lo sappiamo: ieri Antonio Falconio, presidente ulivista della Regione e poi capogruppo del centrosinistra all'Emiciclo, ha aderito all'Udc, il nascituro partito che ha Buttiglione tra i leader. Clamoroso? Sì. Anche se di un cambio di casacca di Falconio si parlava. Ma nessuno ci credeva davvero, nessuno riusciva ad immaginare il governatore del quinquennio ulivista diventare partner del suo avversario, Pace. Ma la frattura aperta dalla scelta del centrosinistra di D'Alfonso quale candidato governatore, quando sembrava che il "caso Salini" portasse ad elezioni anticipate, si è rivelata un burrone profondo, insuperabile. Falconio si è sentito tradito, e lo ha scritto, con varie sfumature, nelle lettere inviate ieri a D'Alfonso, ai partiti del centrosinistra, ai consiglieri regionali ed ai suoi antichi assessori: tradito, delegittimato, isolato.

Tradito. Ma a sentirsi traditi, ora, sono gli elettori del centrosinistra, che lo avevano votato loro presidente e adesso lo ritrovano accanto al presidente che non avevano votato. "Continuerò nella mia linea", li rassicura lui. Ma l'Ulivo abruzzese e il presidente nazionale dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, lo incalzano: "Quei voti non sono suoi. Si dimetta, e consenta agli elettori di centrosinistra di essere rappresentati davvero". I Ds bollano come "inesistenti gli argomenti politici utilizzati per spiegare una decisione stupefacente", ed un centrosinistra ferito ironizza sul "travaglio" che ha portato al ribaltone falconiano: mormorii di problemi personali, di sostegni non garantiti da una parte e trovati nell'altra e, insomma, tutto il rumore di sottofondo che accompagna i colpi di scena. Sentite D'Alfonso: "È l'epilogo decadente di una vicenda politica che è stata anche brillante. Lui era l'immagine elettorale del centrosinistra: elettorale, non politica, e proprio gli elettori ha tradito. Quali sono le motivazioni del suo "travaglio"? Io non lo so, non l'ho capito: ritengo siano motivazioni personali. I conti non tornano. Spero per Falconio che, come sarà utile lui all'Udc per ottenere l'assessorato che cerca, l'Udc si riveli utile a lui per trovare quello che cerca". Così parla il leader del popolarismo di sponda ulivista, un popolarismo che vede andar via un altro ex-presidente della Giunta regionale: dopo Del Colle, Falconio. Due nomi e un nemico in comune: proprio lui, D'Alfonso. Intanto gongola Giampiero Catone, che ringrazia Remo Gaspari per la clamorosa campagna-acquisti: "Mi ha indicato la strada giusta". Si rallegra anche Giovanni Pace: "Sia il benvenuto. Se la qualità di un Governo regionale si misura dal consenso che ottiene, allora l'adesione del capo dell'opposizione dimostra che la Giunta coglie gli obiettivi". (23)

Qualcuno, a sinistra (Alfonso De Amicis e Tina Massimini della Cgil) parla di "sindrome del Gattopardo":

La poca memoria produce vuoto e insipienza. È appena trascorso un anno da quando abbiamo potuto ascoltare, insieme sul palco del centrosinistra, Antonio Falconio (ex presidente della Regione) e Antonello Oliva (vice sindaco della Giunta di centrodestra uscente) in conclusione della campagna elettorale per l'elezione amministrativa dell'Aquila. Entrambi accomunati dalla "sindrome del Gattopardo", dopo vari virtuosismi uno è tornato nel seno del centrodestra e, che dire? Coltiviamo la speranza di veder tornare il nostro ex presidente della Regione Abruzzo tra le braccia del centrosinistra. Noi siamo ingenui nel credere che eventi del genere restino ancora sotto silenzio. Eppure ci stupisce il fatto che il "grande acquisto" del vice sindaco, che oggi è tornato all'ovile, agli occhi degli "strateghi" del centrosinistra non costituisce alcun motivo di riflessione né di autocritica. Di fronte al vuoto politico e culturale in cui tutto diventa normalità, si finisce con l'accettare e condividere qualsiasi operazione pur di vincere le elezioni. Dunque si allontana qualsiasi idea di un progetto alternativo di società e anche il concetto di democrazia svilisce nella negazione del conflitto e della partecipazione. Tant'è che in questa città ogni idea diversa, sul problema del Parco del Gran Sasso, sul Terzo traforo, sull'Urbanistica, sui rifiuti, viene respinta. Passano invece quelle proposte che si incontrano sulla stretta linea d'ombra costruita da entrambi gli schieramenti. Alle prossime votazioni il centrosinistra potrebbe anche vincere ma, avendo perso l'anima, sarà quasi ineluttabile cedere di nuovo il potere all'altro, creando un quadro deprimente e mortifero. E ci faranno anche credere che tutto questo è normale e moderno. (24)

* * * *

Candidatura sbagliata, effetto scambisti, Polo col vento in poppa. Una catastrofe annunciata, dunque, quella di Cioni e dell'Ulivo che, a caldo, così tentai di analizzare in un commento dal titolo "Centrosinistra, le tante ragioni di una sconfitta che viene da lontano":

Primo turno, dunque. Qualcuno lo aveva previsto all'interno della Casa delle Libertà, ma nessuno aveva voluto credere a questa previsione, giudicata troppo, veramente troppo ottimistica per "una città che muore", come l'ha definita l'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari. Una previsione, la vittoria al primo turno di Tempesta, che si basava non tanto sul fatto che la coalizione del Polo, nel capoluogo, è abbondantemente sopra al 50%, quanto sul fatto che era ritenuta debole, debolissima, la candidatura avversaria di Celso Cioni. "Messo lì dal centrodestra per far perdere il centrosinistra", ha detto e ripetuto in campagna elettorale Antonio Valentini, (1.773 voti, pari al 3,67%) un altro grande deluso e sconfitto.

La candidatura di Cioni, a conti fatti, s'è rivelata più che debole. Ma, se possibile, ancora più debole s'è rivelata la coalizione che l'ha sostenuta nonostante si sia arrivati a mettere insieme ben sette liste collegate al candidato sindaco. Una coalizione che ha freddamente proposto Cioni otto mesi fa (sulla base di questo "progetto": "Se tu, partito "X", hai scelto il candidato per le Politiche, ora tocca a noi, partito "Y", sceglierlo per le amministrative"); timidamente l'ha portata avanti per mesi ("Cioni candidato sindaco? Non è certo"); senza entusiasmo l'ha ufficializzata (in un vertice a tre tra Franco Marini, Giovanni Lolli con Ottaviano Del Turco mediatore) e, con poca convinzione, l'ha sostenuta in campagna elettorale ("Ci è stata imposta", ha sempre detto qualche esponente ulivista che conta, soprattutto tra i Ds). Una campagna elettorale nella quale uno dei più attivi e ficcanti dell'Ulivo è stato l'ex vicesindaco del Polo, Antonello Oliva, uno che infatti di opposizione se ne intende (chiedere a Antonio Centi).

Coalizione più debole del candidato? Non si spiega altrimenti l'incapacità di cementare tutto l'Ulivo (Rifondazione s'è impuntata proprio sul nome di Cioni); né le troppe significative defezioni (nei Ds, per esempio, non si sono candidati "cavalli" di razza come Italo Grossi, Ferdinando Di Orio, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente); né la chiarezza di posizione su alcuni temi (vedi, soprattutto, nuovo Prg e Sala Bingo). Non si spiega come il centrosinistra non sia riuscito a coagulare il malcontento, che pure serpeggiava fortemente nei confronti del sindaco uscente.

Ma la cocente sconfitta non è di questa campagna elettorale. La sconfitta del centrosinistra viene da lontano. Viene, innanzitutto, da una mancata opposizione alla Giunta Tempesta, quantitativa (vista la perdita di molti consiglieri che hanno saltato il fosso) e qualitativa (vista addirittura la rinuncia di alcuni che per interi Consigli comunali hanno letto il giornale). Molti e alcuni che, entrambi, hanno tradito al mandato avuto dagli elettori. Recuperare il ruolo di opposizione che questi uomini e questi dirigenti non hanno saputo assolvere. Questo il messaggio che esce, chiaro e forte, dalle urne aquilane per il centrosinistra cui tocca, ora, cambiare pagina, uomini e dirigenti. Lo chiede la città, lo chiede la democrazia. Che, senza un'opposizione, è zoppa. (25)

Così, invece, sempre a caldo, Cioni commenta la sconfitta:

A testa alta, con dignità e orgoglio, ringrazio i 18.513 aquilani ed aquilane che con il loro voto hanno testimoniato la loro fiducia e stima al mio ed al nostro progetto. Così come doverosamente ringrazio tutte le forze politiche, indistintamente, tutte le candidate e i candidati per l'impegno civile e democratico messo a disposizione dell'intera città. Sono grato, infine, a tutte le cittadine e i cittadini che, tornati massicciamente alle urne, hanno voluto partecipare al confronto elettorale democratico. Questo enorme patrimonio è, e sarà, il punto di partenza di una nuova frontiera di speranza per la nostra comunità. Desidero esprimere, inoltre, gratitudine a quanti ci hanno fatto pervenire oggi numerose testimonianze di affetto. Un ringraziamento speciale a Antonio Falconio, Tommaso Ginoble, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Giovanni Lolli, Luciano D'Alfonso, Marcello Verderosa, Ferdinando Di Orio, Italo Grossi, Antonello Oliva, Giampaolo Arduini ed Ezio Felli che mi sono stati a fianco nelle numerose occasioni di confronto con i cittadini e la stampa, quest'ultima sempre attenta. La città ha inteso assegnarci il ruolo di opposizione che eserciteremo nell'interesse della città con spirito vigile e costruttivo, rispetto alle scelte che la maggioranza al governo dell'amministrazione comunale intenderà sviluppare nei prossimi anni. L'Aquila vive, purtroppo, problemi drammatici sul fronte del lavoro e dell'occupazione, soprattutto per quanto riguarda la fascia giovanile, rispetto ai quali, sin da ora, mi dichiaro e ci dichiariamo pronti e disponibili a ricercare ogni possibile e positiva soluzione. Grazie di cuore a tutti. (26)

Fiasco o no, forse l'intervento di Cioni sui quaranta anni del Tsa, proprio quello che gli ha fatto scoprire il "fiasco", parla più di tante valutazioni, certo facili col senno di poi. Eccolo, quell'intervento:

Eccoci arrivati, cari amici, al capolinea inesorabile della realtà. L'altra sera al Teatro comunale, forse senza volerlo, abbiamo assistito alla più efficace rappresentazione di un vero e proprio melodramma politico. L'altra sera, proprio il Teatro comunale che come in uno specchio inaccettabile ci ha riflesso l'immagine della distanza, dello spazio enorme, direi siderale, di quello che è stato il nostro prestigioso passato e quello che è il desolante, mediocre, modesto, inaccettabile presente. Se dovessi trovare un titolo per il melodramma dell'altra sera sceglierei di chiamarlo "L'insostenibile leggerezza dell'avere". Mano a mano che si succedevano gli interventi abbiamo potuto gradualmente ma inesorabilmente prendere coscienza e consapevolezza di come la città abbia imboccato i sentieri sciagurati della decadenza, dell'arretramento, dell'indietro tutta che caratterizzano i giorni che, nostro malgrado, siamo chiamati a vivere con l'angoscia di chi è chiamato ad accompagnare un declino sostanziale e strutturale, inesorabile, evidente e che ai più appare irreversibile. E invece no, questa decadenza e questo declino non sono e non possono essere irreversibili. Non può essere che una città che è stata capace per lunghi decenni nel passato prossimo di porsi all'attenzione italiana ed europea come un avamposto di produzione teatrale e quindi culturale, possa e debba ridursi inesorabilmente e recitare il ruolo di retroguardia rassegnata e malferma della propria provincia, della propria regione, del proprio Paese.

Non è più accettabile che comparse divenute per caso improbabili ed infausti protagonisti di uno scellerato copione, possano riuscire ad accompagnare indisturbati verso la porta aperta della decomposizione annunciata un tessuto impregnato fino alle radici, sino al midollo, di tradizioni culturali e sociali costruito nella nostra città e nel suo comprensorio con decenni e secoli di quell'attivismo umile, silenzioso e proficuo del lavoro di chi, mattone dopo mattone, ha edificato prima di noi e per noi e per chi vivrà dopo di noi, un così solido patrimonio vasto ed imponente come il nostro Gran Sasso. No, non è ineludibile questa prospettiva di deriva senza fine e senza approdo. Non è così, non può essere così. Voi, ormai è dimostrato, avete fatto dell'insulso operare un metodo di agire, di procedere verso il niente. Siete l'essenza materializzata più infelice del niente del niente di ogni niente. Siete tutti annodati intorno ad una apparentemente graziosa ed elegantissima cravatta che sta soffocando ogni giorno di più il respiro, l'esistenza, la stessa speranza della città.

E mi rivolgo in particolare a voi, colleghi dell'Udc, che vi professate come eredi legittimi di una straordinaria tradizione di progresso sociale e civile del nostro Paese, mi rivolgo anche ai sempre più pochi colleghi che dentro Forza Italia condividono insieme a me i ricordi e le radici culturali presenti di un passato invero prossimo che però, guardandovi, mi pare lontanissimo, vorrei dire ormai trapassato. Ebbene mi rivolgo a voi testimoni impassibili attoniti, sbigottiti di questo presente sempre più inadeguato, provate anche voi a riflettere a quello che vedete nello specchio posto davanti ai vostri occhi. È questo quello che voi immaginavate di costruire? È questa la realtà che volevate realizzare? È questa la prospettiva che vi ha spinto ad impegnare le vostre coscienze? È questa la speranza che ha mosso il vostro impegno civile? Io credo proprio di no. Voi siete costretti come i salmoni a risalire un fiume che sempre più va contro corrente e che malgrado i vostri sforzi farà arrivare le vostre residue aspirazioni nel vastissimo oceano del nulla, nell'insensatezza di un progetto insulso di cui vi siete e vi rendete complici, almeno oggi, costretti dalla realtà e consapevoli e artefici a tutti costi di una servitù, di un gioco che giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, si stringe sempre più intorno al collo ormai rimasto senza fiato, senza prospettive, senza speranza alcuna. Cari colleghi, siete giunti così al capolinea, alla fine di un viaggio tra le rovine e le macerie che avete determinato con il vostro irresponsabile agire. (27)



Note al testo


(1) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 17 maggio 2001 (torna al testo)
(2) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 8 maggio 1999 (torna al testo)
(3) (torna al testo)
Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 7 dicembre 2000
(4) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 14 settembre 2001 (torna al testo)
(5) Ibidem (torna al testo)
(6) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 8 ottobre 2001 (torna al testo)
(7) Comunicato stampa, 9 ottobre 2001 (torna al testo)
(8) Dichiarazione a TvUno, 10 ottobre 2001 (torna al testo)
(9) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 10 novembre 2001 (torna al testo)
(10) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 8 dicembre 2001 (torna al testo)
(11) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 9 dicembre 2001 (torna al testo)
(12) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 3 marzo 2002 (torna al testo)
(13) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila 6 dicembre 2001 (torna al testo)
(14) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 10 maggio 2002 (torna al testo)
(15) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 11 maggio 2002 (torna al testo)
(16) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 14 marzo 2002 (torna al testo)
(17) Ibidem (torna al testo)
(18) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo- Speciale elezioni, 29 maggio 2002 (torna al testo)
(19) Lettera aperta, 15 settembre 2001 (torna al testo)
(20) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 21 settembre 2001 (torna al testo)
(21) Il Messaggero, Cronaca dell'aquila, 26 giugno 2003 (torna al testo)
(22) Ibidem(torna al testo)
(23) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo, 11 settembre 2002 (torna al testo)
(24) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 7 luglio 2003 (torna al testo)
(25) Il Messaggero, Cronaca d'Abruzzo- Speciale elezioni, 28 maggio 2002 (torna al testo)
(26) Comunicato stampa, Comitato elettorale Cioni, 28 maggio 2002 (torna al testo)
(27) Il Messaggero, Cronaca dell'Aquila, 30 ottobre 2003 (torna al testo)