Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 24

Il sopralluogo di magistratura e polizia al mausoleo di Celestino V a Collemaggio dopo il clamoroso sequestro delle spoglie avvenuto il 18 aprile 1988

«Dovevamo capirlo prima. A ben riflettere, i segnali che loro ci hanno mandato erano chiarissimi. Ma noi li abbiamo interpretati con la nostra testa. Stupidi, siamo stati degli stupidi». Il sovrintendente s’era seduto, affranto, sullo scalino del mausoleo di Celestino V nella navata opposta a quella della Porta Santa brulicante di pellegrini ignari di quanto era avvenuto. …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 23

28 aprile 2009: Papa Benedetto XVI passa sotto la Porta Santa di Colemaggio accanto all’urna con le spoglie di Celestino V

Niente accadeva (per fortuna).
Ma da dove? Come? In quale punto? In quale momento? Il signor Giacomo aveva l’udito come ovattato. Cercava con gli occhi il sovrintendente che si era cacciato chissà dove: impossibile riconoscerlo in quel mare di teste.
Niente accadeva (per fortuna).
Ma da dove? Come? In quale punto? In quale momento?
«Celestino vescovo, servo dei servi di Dio…» il sindaco aveva cominciato a leggere il testo della Bolla, tradizionale ultimo atto prima dell’apertura della Porta Santa. …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 22

30 agosto 1980: Giovanni Paolo II si inginocchia davanti alla tomba di Celestino V nella basilica di Collemaggio

Il corteo storico uscì puntuale dal Municipio. Persino con qualche minuto di anticipo. Tutto filò liscio lungo le strade semideserte del centro. La città sembrò senza tempo, surreale, mistica.
Il signor Giacomo, con ricetrasmittente in una mano e telefonino nell’altra, seguì tutti i passaggi. Quello più delicato fu l’atterraggio dei due elicotteri. Tutto ok. I tempi, provati e riprovati, erano in quel momento perfettamente sincronizzati.
Un boato di un numero incalcolabile di persone, assiepate ovunque, accolse il Papa che, in piedi a bordo della “papamobile”, dopo aver ripetuto in tutte le direzioni il gesto della benedizione con la mano destra chiusa nelle sue ultime due dita, fece una genuflessione al cospetto della Bolla mandando in visibilio la folla. Quindi, l’auto blindata dotata di una cupola di vetri antiproiettile spessi quasi tre centimetri, si dispose dietro la Dama e il Giovin signore.
Cominciavano i duecentotrentasette passi più insidiosi della Storia della Chiesa moderna, sulla stessa traccia di quelli, a dorso di un asinello, compiuti oltre settecento anni prima da Celestino V.  …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 21

Esposizione delle reliquie di Celestino V a Collemaggio nel 1911. Foto di Amalia Sperandio dalla collezione di Paolo Giuliani

A Dio piacendo, venne il 28 agosto. Il signor Giacomo, che aveva passato un’altra nottata insonne, aprì la finestra dell’ufficio-bunker del sovrintendente per godersi quell’aria fresca del primo mattino che ormai, da tre mesi, aveva imparato ad apprezzare. Un cielo terso, il cielo più terso che gli sembrava di aver mai visto, si stagliava sullo sfondo di uno splendido panorama di tetti intersecantisi tra di loro.
«Amico mio, ci siamo! Se tutto fila liscio, giuro caro il mio sovrintendente, me ne vengo a vivere qui. Un posto in Questura me lo danno». …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 20

Studi per gli abiti della Dama della Bolla e del Giovin Signore (edizione Perdonanza 2008); disegni di Giovanna Di Matteo. Dal libro di Slim “Perdonanza Celestiniana”, One Group Edizioni (L’Aquila, 2008)

Alla luce delle indicazioni date dal signor Giacomo e dall’intero Comitato di sicurezza, che s’era più e più volte riunito, era stato stravolto il corteo storico, uno dei momenti più attesi della Perdonanza. Innanzitutto, era stato sfoltito. E di parecchio. La richiesta di stringere i tempi era stata fatta, e sostanzialmente imposta, per esigenze televisive. Le Produzioni delle varie emittenti, concordemente, avevano fatto notare che il momento clou della manifestazione, vista la presenza eccezionale del Papa, era l’apertura della Porta Santa. Che, perciò, andava anticipata dalle 18 alle 17, anche per le esigenze di fuso orario. Inutile, quindi, rischiare di allungare i tempi. …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 19

La “S” dello Spirito Santo che avvinghia la Croce: è lo stemma dell’Ordine dei Frati Celestini, qui nella baslica di Collemaggio con la presenza di due gigli

«Forse, signor Giacomo, è davvero arrivata l’Età dello Spirito Santo» sospirò il sovrintendente dopo essersi assicurato d’aver richiuso la porta “segreta” di accesso alla parte retrostante il coro.
«Che fa, ricomincia con le sue visioni mistiche?».
«Ma no. È una cosa seria. Venga, le mostro un’ultima cosa».
«Ancora?».
«Ne vale davvero la pena. È qui vicino, poco prima del mausoleo».
«Certo questa basilica è bellissima!».
«Guardi questo stemma, lo stemma dell’Ordine fondato da Celestino V. Cosa vi nota?».
«La Croce, la parte superiore della Croce è un po’ strana. Sembra quella dei Templari».
«Caspita! Non ci avevo mai riflettuto. Io volevo, invece, attirare la sua attenzione sulla “S” che avvinghia la Croce: è il simbolo dello Spirito Santo». …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 18

L’affresco misterioso a Collemaggio

«Entrando le ho fatto prendere una piccola guida della basilica- riprese il discorso il sovrintendente-. La sfogli. E trovi l’affresco raffigurante una crocifissione».
«Chissà perché lei è uno dei pochi che riesce a darmi ordini. Obbedisco. Eccolo: “Crocifissione con Madonna, San Giovanni e un piccolo San Giuliano”…».
«No, non quella. Ce n’è un’altra. La trovi».
«Subito, mio signore. Solo un attimo… Eccola: “San Pietro Celestino depone le insegne del potere temporale papale, dinanzi ad una croce di spine e a San Michele Arcangelo che schiaccia il drago”». …

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Il romanzo “La missione di Celestino” – Capitolo 17

Il Mausoleo di Celestino V nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio e, in basso, il particolare del dipinto (attualmente non presente) che raffigura il momento della morte di Pietro dal Morrone

«Questo mausoleo è davvero imponente!- esclamò il signor Giacomo appena arrivati nella navata destra della basilica di fronte alla tomba di Celestino V- Mi chiedo perché la lapide funebre sia stata collocata nella parte retrostante. E’ in latino? Che dice?».
«In latino e scritta con l’uso di lettere dentro ad altre lettere. L’ho letta e riletta tante di quelle volte che ormai ricordo la traduzione a memoria:
“E’ riposto in questa tomba di marmo pario, Pietro
che nelle solitudini ebbe nome Celestino.
Visse nell’eremo facendo una vita illibata. E colui
che poté conseguire il trionfo dal triplice nemico;
solo per la sua virtù fu innalzato ai sommi onori.
Onore al Pontefice che disprezzò e depose tanti titoli,
rigettando gli onori delle cose (terrene). Perciò
legato, carcerato, soccombé a crudele morte,
mentre lo spirito tornava al cielo. Qui il suo corpo
è venerato da tutto il popolo.
Al tempo del Priore Fra Maturino.
Opera di Gerolamo, Maestro Vicentino Scultore.
lì 27 agosto 1517”». …

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