Capitale della Cultura 2022 a Procida: ma nessuno può togliere all’Aquila il primato della resilienza

Il mio commento sul Messaggero Ed. Abruzzo di oggi:

Partiamo da tre “verità”: una sconfitta si chiama sempre sconfitta; Procida evoca una “grande bellezza” ma in fatto di Cultura era, forse, l’ultima delle dieci realtà in gara; L’Aquila, e gli aquilani, hanno ormai perso, passati quasi dodici anni dal 6 aprile, quella suggestione emotiva che una città “martire” evoca.

Detto questo, non tutti i mali vengono per nuocere. Non sarebbe stato facile, e addirittura a rischio, dar corpo organizzativo, in questi giorni neri, al progetto. Avrebbero prevalso i se (se si potrà fare, se si tornerà alla normalità, se non peggiorerà…). Non solo. A metà del 2022 all’Aquila si voterà (se tutto andrà bene…) per il rinnovo dell’amministrazione comunale e, dunque, col rischio di gestire l’anno tra sovrapposizioni, screzi e veti incrociati.

Resta, invece, la “bellezza” di una battaglia che ha visto, almeno fino a stamattina quando, in pieno stile aquilano, ognuno ha tirato fuori la sua ricetta per non intestarsi una sconfitta che invece è di tutti, molte componenti cittadine unite e coese attorno a un obiettivo. Un po’ come avvenne, utilmente, nell’immediato post sisma.

E’ da qui bisogna ripartire. Da un tipo di progetto, forse il solo che si attagli al Dna di questa città, di sfruttare questi quasi 800 anni di storia, cultura, bellezza. E resilienza. Sì, la “Capitale della Resilienza” non ce la può togliere nessuno.

Al Comune tocca il ruolo di “faro” delle varie componenti (Università, Gssi, Fondazione Carispaq, Tsa, Accademia di Belle Arti, Camera di Commercio, Associazioni ecc.). Perciò, invece che sprecare energie a litigare sul nulla (così come avviene al Governo), sarebbe il caso di mettersi al lavoro non tanto per la gloria (il titolo di Capitale), quanto per il futuro (la pagnotta) soprattutto delle giovani generazioni. Magari strutturando subito un assessorato alla Cultura, attorno a una figura di spessore, che possa fare da locomotiva. Non è difficile.
Angelo De Nicola
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