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![]() IL NOSTRO TERREMOTO
LA AQUILANITAS APPLICATA AL TERREMOTO
di ATTILIO M. CECCHINI Il terremoto del 6 aprile 2009 in ventitrè secondi ha ridotto alla impotenza L’Aquila, ma non ha fatto i conti con la Aquilanitas.
Ha disintegrato le case, la materia con la quale sono fatte, ma non lo spirito delle case.
Ha prostrato gli aquilani, li ha umiliati e dispersi ma non domati, li ha ridotti sul lastrico, ma non al silenzio.
Il crollo del tetto può travolgere il cavallo ma non la cavallinità, che è un’altra cosa come sosteneva Platone. Questa cavallinità è l’essenza del quadrupede, la ragione per la quale egli nitrisce. E se il sommo pensatore non la vedeva fisicamente, poco importa perché anche lui non potrà non ammettere che la sostanza delle cose non muore con le cose, ma continua oltre le cose.
La similitudine consente di dare per scontato che il sisma ha convertito in cenere L’Aquila, ma non ha tappato la bocca all’aquilanità che, come vedremo, risorgerà dalle ceneri con un nitrito degno del campo di Agramante in cui esse si sono trasformate.
Le cose sono andate così. (...) Attilio M. Cecchini
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