L'Aquila
L'anima tua sapora balsamo,
il vento scarmiglia le vie,
turbina le piazze,
e lo sdrucciolo modula
la voce sfrontata della strina
che cede al soffio e diventa armonia,
fredda e soave!
Ti seguii come poeta ottocentesco,
cantavo la mia romanza amara,
svanisti all’amore dolorante
fuggendo per le coste calanti
a Capopiazza!
T’amo ancora, ma non voglio adularti
come messere assai cortese
e tu, Aquila immota e fiera
non sei una cortigiana.
Sei spedita se ferisci di gelo,
feroce se mordi di rabbia te stessa,
ma te stessa risani all’ombra claustrale
dell’anima tua:
ampia se s’apre verso il filo
dei monti a corona,
piccina, costretta nella cinta di sasso.
Deve filosofare chi sceglie di darti devozione!
Non tutti respirano la dottrina dei silenzi:
si può amare un cantone baciato dal sole febbraiolo,
si può l'anima modellare alle sette della sera,
se il rosso si ravviva a Collemaggio,
profuso dalla luce di ponente.
A mezzogiorno, se batte il raggio
sopra la conca di un ramaio scuro,
può rinnovarsi lo strale dentro il petto,
per seguitare sinfonie di bronzi e d’acqua
nella notte viola
e fissare lucciconi sul cielo
soffiato da un vetraio d’arte
sopra il Cornomonte.
Deve filosofare chi ti dona devozione
e guardarti con cento occhi d’Argo,
per carezzare il mirabile del bello.
Aquila, umile di scene grandi,
ogni palazzo mortifica la faccia,
ma è palazzo d’oro come tempio di Benares,
castigato da vicoli bambini.
Conservi il vanto
d’esser nata moderna
per l’estro vigoroso di Corrado.
Le canalette d’acqua,
il Celeste Romito, maestro di Perdono,
e nove Martiri ragazzi
fissano l’erubescente arazzo
della Storia tua:
il vescovo Carlo ti nominò
”Aquila Santa”!
Vasto Marina, 21 Agosto 1997
Elio Peretti