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da ”Vario”, marzo 2006 n.57
GENTE DI PENNA
di Sergio D’Agostino e Cristina Mosca ha collaborato Fabrizio Gentile Foto Silvia Jammarrone, Antonella Da Fermo Una volta dovevi sudare le proverbiali sette camicie, in libreria, per farti indicare lo scaffale giusto. Per non finire solo dalle parti dei D’Annunzio e dei Flaiano, dei Silone e dei Fante. Adesso no. C’è il caso che, ormai, nell'ultimo libro di qualcuno di loro si possa inciampare direttamente in vetrina. Che il nome di un altro lo si scorga ai piani alti delle classifiche di vendita. Che, infine, la conquista di significative fette di mercato (scusate il burocratese) per molti sia realtà. Persi di vista i santi per via dell’evidente crisi delle vocazioni, spariti quasi del tutto dall’orizzonte ottico i navigatori (solitari, della domenica, d’altura o velisti per caso che fossero), all’Abruzzo sono rimasti loro: i poeti. O meglio, tutti quelli che con la scrittura hanno a che fare, e magari di scrittura campano, certe volte sbarcandoci appena appena il lunario: saggisti e narratori, scrittori per l’infanzia e neristi, giallisti, internauti, sperimentalisti, dialettali ed ermetici. Affrancatasi dal complesso di Edipo verso i padri famosi, la scrittura abruzzese vive il suo insospettabile momento magico. L’Abruzzo ha smesso di piangersi addosso, ha attaccato la spina che accende la fantasia e illumina il cervello, ha varcato il suo Rubicone, si è collegato ai circuiti che contano. Con successo. E loro, gli autori? Della penna (o tastiera) sono innamorati. Così come di quella carta bianca che poco alla volta si colora di parole, acquista significati, prende forma. Cos’è per loro la scrittura? Nobile ”terapia”; ma anche meno luccicante ”lavoro di scarabeo stercorario”. Si fa metafora dell’infanzia come «l’inchiostro bluastro delle elementari» o abbraccio affettuoso come «la cucina materna», dimensione concettuale di «specchi in cui filtrare la realtà» o «integrazione tra femminile e maschile». Spesso frutto di «sudore sudato». Talvolta promessa di «luce ed aria pura». 19 ANGELO DE NICOLA
Il mio libro: Il romanzo è una droga ma dei miei libri, quello a cui tengo di più è il saggio "Da Tragnone a Fidel Castro" perché lì dentro c'è il mio ventennale lavoro (di scrittura) quotidiano di giornalista. E perché c'è una sperimentazione (sulla scrittura) che potesse consentirmi di tentare di guadagnare un mare aperto (il romanzo) dopo aver conosciuto a fondo un porto (gli articoli). Scrivere è sperimentare: se stessi, l'oggi, il domani, la vita. PREMIO ATHANOR 2005
La motivazione
PREMIO POLIDORO 2004
La motivazione
A Angelo de Nicola perché: "Nel volume, intitolato "Da Tragnone a Fidel Castro", edito da Textus, il giornalista Angelo De Nicola, da osservatore e testimone professionale, ha riassunto e collocato nel loro giusto svolgersi gli avvenimenti che, nel periodo 1992-2003, hanno segnato profondamente la vita dell'Aquila e dell'Abruzzo.
Il dispiegarsi di tali avvenimenti, straordinari e a volte di difficile decifrazione, vengono riportati in costante riferimento di indirizzo ed interpretazione alla figura di Guido Polidoro, all'epoca coordinatore di uno dei più importanti quotidiani abruzzesi , " Il Messaggero d'Abruzzo", nel quale Angelo De Nicola muoveva i suoi primi passi di cronista. Nel districarsi di quegli avvenimenti il continuo richiamo al "capo" e al "maestro" che De Nicola fa nel suo racconto sono la testimonianza più vivida della risorsa umana , prima ancora che professionale, che Polidoro ha saputo positivamente infondere in decine e decine di giovani che si sono avvicinati al giornalismo fino a farne la loro professione e vita. |
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