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"Il Messaggero"
5 luglio 2009
SOLTANTO PER I "GIOIELLI" NECESSARI 300 MILIONI DI EURO
di ANGELO DE NICOLA
L'AQUILA - Trecento milioni di euro. E' la spaventosa cifra (per la precisione 298 milioni e 680 mila euro) che, secondo una prima stima, è necessaria per ripristinare e restaurare i principali monumenti devastati dal terremoto del 6 aprile. La cifra si ricava sommando le "schede di valutazione e censimento dei danni" elaborate dalla Protezione civile e firmate dal vicecommissario per la Tutela dei beni culturali, ingegnere Luciano Marchetti. Schede (consultabili anche sul sito Internet www.laquilanuova.org) che, secondo Silvio Berlusconi, dovrebbero rappresentare una sorta di "lista di nozze" in cui i Grandi della Terra, in particolare in occasione del G8, potrebbero scegliere chi "sposare" finanziandone il restauro facendo scattare una gara internazionale a chi è più generoso ed efficiente. Forse per questo, ogni scheda si sofferma sui "legami storici con altre città o nazioni".
Si tratta di 45 monumenti (vedi elenco completo pubblicato qui in fondo)
all'interno del "cratere", anche se per la quasi totalità sono aquilani. A
principio erano 44, appunto i "44 monumenti da salvare" di cui il ministro per
i Beni culturali, Sandro Bondi, ha più volte parlato. Poi, si è aggiunta la
scheda riguardante il Convento di San Giuliano (tanto caro agli aquilani e che,
peraltro, ospita anche il "Museo di scienze naturali ed umane") nient'affatto
secondario, come intervento, visto che secondo la scheda tecnica, necessita di
4 milioni di euro (con 3 anni e mezzo di stima dei tempi d'intervento) poichè
presenta, tra l'altro, «lesioni di grave entità con situazione prossima al
crollo delle volte della chiesa e delle cappelle laterali» nonchè «lesioni di
grave entità nelle sale museali».
Quattro milioni. Nulla in confronto alla stima fatta per il Castelo
Cinquecentesco. La Fortezza spagnola che resistè al precedente terremoto del
1703 (seppure non ci sarebbe piena chiarezza, nelle fonti storiche, su tale
"resistenza"), il prototipo d'arte militare le cui mura in alcuni punti
misurano 8 metri di spessore, la sede del Museo nazionale d'Abruzzo, il
monumento che non ha avuto la "fortuna" di assurgere a simbolo del sisma del 6
aprile, è quello che necessita dell'intervento più corposo: 50 milioni. Cioè un
sesto dell'intero budget per i 45 monumenti da salvare e molto lontano dai 6,5
milioni (4 anni d'intervento) per la chiesa delle Anime Sante, questa sì
simbolo del sisma. Per il Forte Spagnolo, la scheda parla di «crollo parziale
degli orizzontamenti, delle coperture, della sommità della parte laterale.
Lesioni di grave entità sulle pareti verticali; grave ribaltamento del loggiato
e dei piloni al piano terra. Gravi danni al patrimonio storico-artistico del
Museo nazionale d'Abruzzo». Indissolubile il legame con la nazione iberica
tanto che, ricorda la scheda, «in realtà doveva essere edificato in
Spagna».
Al secondo posto di questa tristissima classifica c'è la basilica di San
Bernardino ed il suo complesso monumentale. Occorrono 37 milioni di euro (e
dieci anni di tempi d'intervento) per il «crollo della cella campanaria,
lesioni di grave entità di: tamburo, cupola, zona absidale, parete
longitudinale, convento e caserma». Anche in questo caso, questa basilica non
ha avuto la "fortuna" di essere scelta dai mass media, forse perchè, a parte il
campanile, la struttura esterna non ha avuto crolli. Come invece è accaduto
all'altra basilica, Collemaggio, che necessita di 16 milioni di intervento
(tempi: 4 anni per il complesso monumentale e 3 per la basilica) per i vari
crolli, soprattutto quello dell'abside.
Collemaggio non è nella "top five". Al terzo posto, infatti, per corposità
dell'intervento, c'è il Duomo ed il Palazzo della Curia con 33 milioni e 700
mila euro (5 anni per la chiesa e 6 per il complesso monumentale) a causa del
«crollo di arco trionfale e di cupola e transetto; lesione di grave entità:
delle volte dell'aula e delle navate laterali; delle volte delle parete
laterali e della zona absidale». Al quarto posto, stavolta uno dei "simboli":
il palazzo della Prefettura. Ventisette i milioni (5 anni): «L'edificio- si
legge nella scheda- è interamente crollato a meno del piano terra che tuttavia
presenta gravissime lesioni. Sono necessarie e urgenti opere provvisionali per
evitare la perdita del bene». Infine, al quinto posto il Palazzo che ospita la
Biblioteca provinciale: 25 i milioni (8 anni) poichè «il palazzo presenta un
quadro fessurativo di gravissima entità con lesioni a taglio sia sui maschi,
sia sulle fasce. La facciata provinciale presenta l'attivazione di un
meccanismo di ribaltamento prossimo alla perdita del bene che necessita di
un'immediata messa in sicurezza. Le volte risultano anch'esse danneggiate con
lesioni di grave entità». Ecco la lista: L'AQUILA- CHIESE ED EDIFICI SACRI L'AQUILA - PALAZZI STORICI FRAZIONI DELL'AQUILA COMUNI PROVINCIA DELL'AQUILA
COMUNI PROVINCIA DI PESCARA
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