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"Il Messaggero"
28 aprile 2009
LA MADONNA DI ROIO E LE SPOGLIE DELL'EREMITA DELLA CITTÀ SANTA
di ANGELO DE NICOLA
L'AQUILA - Le spoglie di Celestino V a Collemaggio e la statua della madonna del Santuario di Roio. Stavolta manca San Bernardino, ma i "punti cardinale" della visita di Benedetto XVI restano, ineluttabilmente, gli stessi della precedente, storica, visita di Papa Giovanni Paolo II. Era il 30 agosto del 1980. Si festeggiava il seicentenario della nascita di San Bernardino (che, pur "da Siena" aveva deciso di morire nella "sua" L'Aquila e perciò qui venne sepolto). Un giovane Wojtyla, quasi a segnare da principio il suo pontificato (cominciato nel 1978 e che in 27 anni ha registrato ben sei visite ufficiali in Abruzzo e 112 "scappatelle" sui monti del Gran Sasso per sciare o passeggiare), decise di rendere omaggio al "grande comunicatore" senese Bernardino.
E in quella giornata così vicina alla data (28-29 agosto) della Perdonanza che
però non era ancora rinata nella sua versione moderna (sarebbe avvenuto nel
1983, grazie soprattutto a Errico Centofanti sotto l'amministrazione
"illuminata" di don Tullio De Rubeis) toccò non a caso queste due
"stazioni".
Al mattino rese omaggio alla Madonna di Roio, accompagnato dal cardinale Cralo
Confalonieri che era stato l'amatissimo arcivescovo dell'Aquila e, quindi,
tenne, sul sagrato del Santuario, un discorso ai giovani sulla "coerenza di San
Bernardino" che è stato considerato il "manifesto" della nascita dei "Papa
boys". Con quella visita, Wojtyla compiva la seconda tappa del suo
pellegrinaggio nei "Centri Mariani" (sommo riconoscimento successivo solo a
Notre Dame di Parigi), in una chiesetta costruita nel 1625, ampliando la
precedente dedicata a San Leonardo. Una volta ampliata, prese il titolo di
Santa Maria della Croce perché di fronte alla chiesa sorgeva, da diversi
secoli, su un basamento di pietra, una croce, piantata da alcuni cavalieri di
ritorno dalle Crociate. Dunque, accanto alla nascente città dell'Aquila, i
crociati vollero un "Calvario", simile a quello di Gerusalemme. Anche nella
"nuova Gerusalemme", si avviò la pia pratica della "via Crucis".
Quella stessa statua, che portata dalla Puglia da pastori transumanti che
l'avevano trovata in un bosco dove avevano avuto la visione di una madonna in
carne ed ossa, e che secondo la pia leggenda non volle restare nell'Abbazia di
San Giovanni di Lucoli tornando nottetempo a Roio, quella stessa statua oggi
sarà trasportata presso la Scuola della Guardia di Finanza al cospetto di
Benedetto XVI.
Nel pomeriggio di quel 30 agosto 1980, Giovanni Paolo II tenne un'omelia sul
sagrato della Basilica di Collemaggio in cui non citò mai il nome del "padrone
di casa", il suo predecessore per giunta santo (seppure con il nome di Eremita
e non con quello da Papa), Celestino V. Ma che fosse voluta o meno
quell'omissione, Wojtyla testimoniò il dovuto rispetto al Papa del Morrone
andandosi ad inginocchiare, seppure in forma privata, davanti al mausoleo
contente le sue spoglie come testimonia la famosa foto degli Archivi Vaticani.
Quelle stesse spoglie, salvatesi rocambolescamente anche dalla notte della fine
del mondo dopo averne passate davvero di tutti i colori (compreso un misterioso
sequestro, nel 1988) saranno oggetto di venerazione di Benedetto XVI che donerà
significativamente il suo Pallio.
Si corona l'antico sogno degli aquilani di un "riconoscimento" vaticano per
Celestino. Certo, non lo si voleva soltanto dopo un simile disastro. Ma la
storica giornata di oggi potrebbe essere un punto di partenza decisivo per la
"nuova" città.
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