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"Il Messaggero"
14 aprile 2009
RECUPERATO IL "TESORO" DELLA CURIA
di ANGELO DE NICOLA
L'AQUILA - Il pezzo più prezioso, soprattutto sotto il profilo devozionale, una croce alta 50 centimetri del famoso Nicola da Guardiagrele, l'arcivescovo ha chiesto ai carabinieri di poterla tenere e custodire in un luogo sicuro e segreto.
S'è gridato al "miracolo", ieri nella sventrata piazza Duomo, quando l'intero
tesoro custodito nell'antico palazzo della Curia arcivescovile aquilana,
proprio accanto alla cattedrale di San Massimo, è stato messo in salvo da
un'operazione congiunta di carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale e
vigili del fuoco, squadra speciale Saf (Speleo alpino fluviale). Un tesoro, 500
pezzi per un valore di svariati milioni di euro, fatto di calici preziosi,
mitrie ricamate in oro, ampolle e vasi d'argento, numerosi turiboli e oggetti
sacri custoditi al primo ma anche al terzo piano, in particolare nelle
artistiche (ed ora inservibili) teche in legno del grande salone che fa da
anticamera all'Ufficio dell'arcivescovo Giuseppe Molinari.
Il blitz, ad altissimo rischio per i crolli di scalinate e solai del palazzo
attiguo al Duomo (la facciata è integra ma tutta la parte sinistra è crollata)
ed a trenta metri dalla chiesa delle Anime Sante il cui crollo della cupola del
Valadier è uno dei simboli dell'apocalisse, era stato programmato per domani
mattina dopo un accurato sopralluogo effettuato nella giornata di Venerdì Santo
e dopo l'accorato appello di monsignor Molinari. Poi, dopo le sei scosse anche
della domenica di Pasqua, s'è deciso di intervenire subito facendo scattare le
procedure d'emergenza.
All'interno sono entrati soltanto i vigili del fuoco, gli "angeli dei
recuperi", delle squadre di Viterbo. Per un attimo, con un casco da vigile, è
riuscito a salire tra le macerie anche don Alessandro Benzi, per guidare meglio
le operazioni di recupero, mentre l'infaticabile don Claudio Tracanna era di
vedetta al portone dove i carabinieri ricevevano man mano i pezzi del tesoro
imballandoli, con la necessaria delicatezza, in scatole rosse. Il pezzo del
grande orafo, incisore e pittore Nicola da Guardiagrele (Guardiagrele,
1385-1462) è la cosiddetta "croce di Monticchio" (proprio la frazione aquilana
miracolosamente salva ad un chilometro dal disastro di Onna) è del 1436. «È
stata un'operazione critica e di estremo rischio - ha detto il caposquadra
Vittorio Spalatra, esperto Saf - perché sono crollati i solai e siamo dovuti
intervenire dal primo al terzo piano». «Si tratta di diversi elementi di valore
inestimabile» ha commentato l'architetto Maurizio Galletti, sovrintendente dei
Beni architettonici - svariate decine di pezzi, dal Rinascimento ai giorni
nostri, alcuni pezzi storici per un valore di svariati milioni di euro».
«La stima non è quantificabile - ha confermato il capitano Massimiliano
Quagliarella, del Comando carabinieri Tutela patrimonio culturale -. Oltre al
valore dei preziosi, c'è il legame devozionale che rende ognuno di questi
oggetti unico». Le casse contenenti il tesoro sono state caricate su un furgone
dei carabinieri sul quale, scortato da due Alfetta, è arrivato nella Capitale.
«Terremo al sicuro gli oggetti nei nostri caveau - ha commentato il colonnello
dei carabinieri dei Beni culturali, Raffaele Mancino, che conosce benissimo la
città per essere stato di recente comandante provinciale - fino a quando non
sarà possibile trovargli una nuova collocazione all'Aquila».
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