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Il Messaggero
"Il Messaggero" 17-4-1998
CELESTINO V, IL MISTERO CONTINUA



L'AQUILA - Come avviene con i brutti ricordi, la città l'ha rimosso. Sono passati dieci anni da quella fredda mattina del 18 aprile 1988 quando si scoprì che qualcuno aveva rubato le spoglie di Celestino V dal mausoleo all'interno della basilica di Collemaggio. Dieci anni. Che non sono serviti a chiarire come andarono davvero le cose di quello che resta il "fattaccio" più grave e sconvolgente forse dell'intera storia cittadina. Chi rubò le spoglie di quel "povero cristiano" di Celestino V? E perché? A dieci anni di distanza, il mistero resta. La verità non vuol venire a galla. Forse perché la verità è semplice, più semplice di quanto si possa pensare.

Certo, la verità del "miracoloso" ritrovamento, nel giro di sole 48 ore, delle spoglie del Santo all'interno di un loculo del piccolo e sperduto cimitero di Rocca Passa (in provincia di Rieti) non è quella ufficiale che venne raccontata dall'allora questore Michele Napolitano nel corso di un'imbarazzata ed imbarazzante conferenza stampa. Si capì subito che non era credibile il fatto che la polizia fosse riuscita ad arrivare al nascondiglio seguendo due "giovani meridionali sospetti", muniti di motorini. Un mezzo tanto veloce che avrebbe consentito ai due, sempre nel troppo fantasioso racconto dell'allora questore, di sfuggire alla polizia che da 48 ore s'era buttata a capofitto con tutti i suoi uomini e mezzi, per giunta rafforzati da reparti speciali venuti da Roma, per ritrovare quelle "benedette" spoglie.

La verità è un'altra. Grazie ad un ottimo lavoro ai fianchi sulla piccola criminalità locale, la polizia aveva trovato la pista giusta. Aveva cioè saputo da qualche confidente dove erano state nascoste le spoglie e forse anche qualche indizio su chi potessero essere i balordi locali ai quali era venuta in mente la "straordinaria" idea (sotto il profilo criminale, ovviamente) di trafugare il corpo del Santo ("lavoretto" facile facile visto che non era nemmeno protetto da un sistema di allarme) per poi chiedere un riscatto (mezzo miliardo, si disse) alla municipalità aquilana tanto sensibile al suo Papa. Avuta la "soffiata", realisticamente gli inquirenti si sono trovati davanti ad un bivio: mettersi a caccia dei due balordi, seguirli e sperare in una loro mossa falsa; oppure recuperare subito le spoglie e restituirle alla città ed al mondo cattolico rinunciando, in pratica, a dare la caccia ai balordi indicati da una soffiata ma non da prove certe. Evidentemente, la polizia scelse la seconda strada tagliando ogni possibile richiesta di riscatto e consigliando ai balordi di farsi indietro per sempre, salvo poi a tentare di ammantare questa scelta di un'improponibile blitz poliziesco.

Scelta giusta? Di certo, le spoglie di Celestino sono tornare al loro posto. Di certo, resteremo per sempre con la curiosità di chi fu ad ideare un così semplice quanto diabolico piano criminale. Di certo, i due balordi non devono essersela passata bene in questi dieci anni. Non tanto per il fallito piano, quanto perchè la leggenda dice: "Guai a mettersi contro Celestino". Figuriamoci a rapirne i resti...




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